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Voi siete qui: Arte » Il “Pianeta città” è in mostra alla Fondazione Ragghianti

18 Luglio 2021

Il “Pianeta città” è in mostra alla Fondazione Ragghianti

“L’ALIBI della domenica” è dedicato a un’intensa mostra a Lucca che riflette sul tema della città. Cioè su di noi.

Nell’editoriale della settimana scorsa, intitolato “Considerazioni di un giornalista culturale su Firenze”, anticipavo il tema di quello che state per leggere. Attraversando piazza San Marco per entrare nell’omonimo museo (a riveder ori e splendori del Beato Angelico), avevo infatti visto il banner degli “Incontri con la città” che pendeva sulla facciata dell’Università degli Studi.

“Leggere il presente per comprendere il futuro”. Bene, la mostra di cui parlerò oggi ha un respiro e un’ambizione più grandi. Al presente, infatti, aggiunge il passato, almeno quello che rientra nel XX secolo. “Pianeta città. Arti cinema musica design nella Collezione Rota 1900 – 2021” si è aperta lo scorso 9 luglio alla Fondazione Ragghianti di Lucca e si potrà visitare (con orari diversi tra l’estate e l’autunno: li trovate in calce) fino al 24 ottobre 2021.

Paolo Bolpagni e Italo Rota alla Fondazione Ragghianti di Lucca
Paolo Bolpagni e Italo Rota

Promossa e prodotta dalla Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, “è un viaggio attraverso il mondo visto con gli occhi di Italo Rota”, ha detto nella conferenza di presentazione il presidente della Fondazione Alberto Fontana.

Lavoro di squadra

Il materiale selezionato – qualcosa come 600 pezzi, tra copertine di dischi, riviste e libri, opere d’arte, locandine e giocattoli – vuole suggerire un’articolata riflessione sulla città, forse la più interessante e insieme preoccupante delle invenzioni umane. L’opera di selezione, comprensibilmente ardua considerata la vastità della collezione da cui si è attinto, è stata affidata ad Aldo Colonetti, filosofo, storico e teorico dell’arte, del design e dell’architettura, e allo stesso Italo Rota, architetto di cui ricordo almeno la ristrutturazione del Museo del Novecento di Milano e il riallestimento delle sale della Pittura Francese nella Cour Carrée del Louvre a Parigi.

Ma insieme a loro ha lavorato un comitato scientifico composto da autorevoli studiosi: Paolo Bolpagni (che con i due curatori ha ideato il concept della mostra), Gianni Canova, Daniele Ietri, Francesco Careri, Eleonora Mastropietro e Alessandro Romanini.

“Pianeta città” è una mostra interdisciplinare che unisce materiale documentale, opere d’arte e brevi video in cui Rota presenta gli oggetti esposti in alcune sezioni. In una saletta viene poi proiettato un documentario di una ventina di minuti, diretto dalla Mastropietro, che guida lo spettatore nella casa dell’architetto dove è “accumulata” la sua mirabile collezione. Là come qui in mostra l’alto e il basso sono mescolati senza alcuna remora né snobismo.

Walter Benjamin, Einbahnstraße (1928)

D’altra parte, come è stato detto alla presentazione, la mostra va presa come esercizio per formulare domande e per questo compito qualsiasi elemento di qualsiasi natura ha la sua utilità.

Impegnative sono le sfide che ci attendono, dalla preservazione del pianeta alla gestione delle pandemie. Rota è convinto che dobbiamo riorganizzare i nostri comportamenti, se vogliamo assicurarci un futuro. Nemica dell’uniformità, la città è il luogo delle differenze. È un insieme di pagine contraddittorie. “Diffidate dalle città ideali! Sia esteticamente che eticamente”, ha messo in guardia i giornalisti Aldo Colonetti, presentando la mostra.

Il percorso espositivo

Per tentare un’interpretazione della città, i curatori hanno predisposto un percorso espositivo che si articola in dieci sezioni:

  1. Primo ‘900: l’alba della contemporaneità
  2. L’utopia delle avanguardie e la città nuova
  3. L’orrore del nazismo
  4. Maestri dell’architettura
  5. Visioni fantascientifiche
  6. Berlino est: l’angoscia del socialismo reale
  7. Gli anni del boom
  8. Immaginare il futuro
  9. Abitare alla scandinava
  10. Nuove prospettive

Ma cos’è la città? Scrive Italo Rota: “A volte mi chiedono una definizione universale di città. Quando mi fanno questa domanda, rispondo con la risposta più semplice e breve, che è ‘noi’. Non saprei come altro definirla. La città siamo noi, è sempre stato così. Quando non c’è più il noi, o si è sottomessi a un qualche fatto straordinario naturale o umano, oppure la città è morta”.

L’importanza del libro

Strumento principe per il lavoro di interpretazione è il libro, sistema mobile e versatile, proprio come la città. Per questo motivo a corredo dell’esposizione non c’è un tradizionale catalogo, ma un volume curato da Bolpagni e pubblicato dalle Edizioni della Fondazione Ragghianti.

Caldamente consigliato per approfondire i numerosi temi proposti dalla mostra, sfogliandolo fa tornare alla mente una delle citazioni più belle tra quelle disseminate lungo il percorso espositivo. È di Walter Benjamin e recita così: “Quando un amico che stimo, elegante e raffinato, mi mandò il suo nuovo libro, mi sorpresi, sul punto di aprirlo, ad accomodarmi il nodo della cravatta”.

Ma sicuramente (lo conferma anche la posizione in tutta evidenza) la citazione più pregnante di tutte è quella che può essere considerata la chiave di lettura dell’intera esposizione (e, più in generale, credo, della collezione e del pensiero di Rota sulla città): “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” (Italo Calvino, Le città invisibili, 1972).

Alcuni spunti

Impossibile restituire una panoramica esauriente o anche solo un quadro parziale dell’esposizione. Mi limito dunque a segnalare qualche dettaglio e proporre alcuni spunti di lettura, invitando ciascun visitatore a crearsi un proprio itinerario o, meglio ancora, una rete di itinerari.

Nel corridoio che apre il percorso sono esposti i disegni progettuali per la mostra, realizzati da Rota in penna e pennarelli su carta. Mi ha attirato in particolare quello che riproduce le copertine di alcuni libri fondamentali del Secolo Breve. Non tanto “L’interpretazione dei sogni” di Freud e il “Tractatus Logico-Philosophicus” di Wittgenstein, quanto “La tomba di Tutankhamon” di Carter e altri titoli sull’archeologia. (La maschera funebre del faraone ritorna sulla litografia a colori “Sphinx Dance”, 1967, di Victor Moscoso).

Aroldo Bonzagni, Verso San Siro [Milano]

Osservando le Automobili-giocattolo della Mercedes-Benz con Adolf Hitler (1936-37), in latta dipinta e gomma con sistema a orologeria, ripensavo al reportage di Laura Baldo su Norimberga, in particolare alla tappa al Museo del Giocattolo.

Di una decina d’anni anteriore (1923-24) è la scacchiera “Das Bauhaus Schachspiel” di Joseph Hartwig in legno: torri e pedoni come semplici cubi, gli alfieri come “x”. Non dev’essere stato facile giocarci!

Poche le opere d’arte, tra cui “Verso San Siro”, dipinto a tempera, grafite e inchiostro di china su cartoncino da Aroldo Bonzagni nel 1910-11. I signori sulle auto procedono in parata ovviamente non verso lo stadio Meazza (che sarebbe stato costruito soltanto una quindicina di anni dopo), bensì verso l’ippodromo.

Il cinema e il flâneur

Grande spazio al cinema e in questa sezione al film “Metropolis” di Fritz Lang. Sull’attrice Brigitte Helm che vi interpreta il doppio ruolo di Maria e della donna-robot, riporto un passo di un vecchio libro (uscito giusto quarant’anni fa) di Marco Ramperti, “L’alfabeto delle stelle”, pubblicato da Sellerio nella collana “La memoria” con una nota di Leonardo Sciascia.

“Balzata d’un tratto in limen gloriae al suo primo film, Metropolis, la sua fatalità s’annunziò così intransigente e completa che ne tremammo. Ella doveva essere, a un tempo, satanica e angelica. Ora metteva le grinfie, ed ora l’aureola. Come al poema immortale, parevano averle posto mano e cielo e terra”.

Thea von Harbou, Metropolis [edizione tedesca]. 1926

Le contraddizioni sono il sale della città e il flâneur ne è l’osservatore privilegiato. Impossibile non pensare a Walter Benjamin e, per me, a quel suo emulo contemporaneo che è il professor Gian Piero Piretto. Il suo recente “Vagabondare a Berlino. Itinerari eccentrici tra presente e passato” (Raffaello Cortina Editore) può essere letto anche come omaggio al filosofo tedesco.

Ma è il caso di lasciare la parola ancora a Rota che scrive nel suo testo “Collezionare la città” compreso nel catalogo non-catalogo:

Uno degli oggetti per me incredibili è il libro di Walter Benjamin ‘Einbahnstraße’, anche perché è l’unico vero libro che abbia scritto. E poi è un libro perfetto; e ancor oggi dà molte visioni sulla città, ma soprattutto sugli umani che abitano nella città. Parla di un certo tipo di umano in cui io mi ritrovo, non completamente ma in buona parte: è il viaggiatore all’interno delle agglomerazioni urbane. Benjamin lo chiamava ‘flâneur’. ‘Annusare’ la metropoli credo che sia ancora il mezzo più ‘scientifico’ che possiamo usare. È un approccio fatto di tante cose, di molti materiali, compresi i corpi viventi, che a un certo punto assumono la stessa consistenza del cemento, e viceversa: i materiali prendono diritto di cittadinanza; tutti insieme dànno forma alla città”.

Gli oltre seicento pezzi esposti in mostra ci parlano e ci interrogano sulla città. Sono in qualche modo spunti e proposte per riempire quel “vuoto di riflessione” che denuncia Franco La Cecla nel suo saggio.

Dalla Mitilene del poeta Alceo fino alla Lucca di oggi, passando per Berlino e Mosca e la Los Angeles in cui nel 1944 Horkheimer e Adorno scrissero “Dialettica dell’Illuminismo”, la città continua ad affascinarci e intimorirci. Possiamo amarla o odiarla, ma di sicuro non possiamo ignorarla.

Saul Stucchi

Didascalie:

  • Walter Benjamin
    Einbahnstraße (1928)
    volume a stampa
    29,8 × 21 cm
    Milano, Collezione Italo Rota
  • Aroldo Bonzagni
    Verso San Siro [Milano] (1910-1911)
    tempera, grafite e inchiostro di china su cartoncino
    16,2 × 38,5 cm
    Courtesy Matteo Maria Mapelli Arte Moderna e Contemporanea
  • Thea von Harbou
    Metropolis [edizione tedesca]
    1926
    volume a stampa
    19 × 13 cm
    Milano, Collezione Italo Rota

Pianeta città
Arti cinema musica design nella Collezione Rota 1900-2021

Informazioni sulla mostra

Dove

Fondazione Ragghianti
Via San Micheletto 3, Lucca

Quando

Dal 9 luglio al 24 ottobre 2021

Orari e prezzi

Orari: dal 9 luglio al 31 agosto da martedì a domenica 16:30 – 22:30
Dal 1° settembre al 24 ottobre da martedì a domenica 11:00 – 19:00
Biglietti: intero 7 €; ridotto 4 €

Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

www.fondazioneragghianti.it

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