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Voi siete qui: Biblioteca » Strega 2026: “La sonnambula” di Bianca Pitzorno

20 Aprile 2026

Strega 2026: “La sonnambula” di Bianca Pitzorno

Premio Strega 2026 – Libro 2 di 12
La sonnambula, di Bianca Pitzorno

C’è sempre una prima volta, persino per una grande scrittrice come Bianca Pitzorno: con il suo nuovo romanzo La sonnambula (Bompiani, 2026) entra, infatti, per la prima volta nella dozzina dei semifinalisti del Premio Strega.

Dal 1970 a oggi, giunta all’età di 83 anni, l’autrice sassarese ha pubblicato un impressionante numero di opere di saggistica e narrativa – per l’infanzia prima e sempre più rivolta agli adulti poi –, che sono state tradotte in diversi Paesi e vendute in milioni di copie.

Chi non ha mai letto un suo libro? Chi non ne conserva almeno uno in libreria o non si è appassionato alla lettura anche grazie a lei? La verità è che con Bianca Pitzorno sono cresciute generazioni intere di lettrici e lettori. Generazioni che oggi, più o meno grandi, continuano a perdersi e a fantasticare con i suoi libri.
Anche il suo nuovo romanzo, dai tratti avventurosi, onirici e misteriosi, è un viaggio, nel tempo e in numerose vite.

La storia de La sonnambula nasce grazie alla nonna di Pitzorno solita a conservare i ritagli di giornale con i necrologi di persone di sua conoscenza. La scrittrice trae ispirazione proprio da uno di questi annunci, apparso su un giornale sardo di fine Ottocento e riportato nel romanzo, per dare vita al personaggio di Ofelia Rossi, giovane donna e “rinomata sonnambula”.

Ecco, non dobbiamo pensare a una persona che durante il sonno si alza e fa cose, pur continuando a dormire: con il termine “sonnambula” qui s’intende una veggente, una sensitiva, una medium che offre servizi a chiunque ne faccia richiesta.

Figlia di una famiglia medio borghese del Nord Italia, Ofelia è soggetta fin da piccola a svenimenti improvvisi: un tonfo a terra e il presagio di un evento futuro. Quello che inizialmente sembra essere quasi un dono, si rivela in realtà essere una condanna, che la costringe a fuggire da un marito orrendo e violento, il conte Folco, a cambiare città e a inventarsi di continuo nuove identità, senza poter costruire legami profondi e duraturi.

Ofelia riesce a ricostruirsi una vita lontana da tutto, a Donora, cittadina sarda nei pressi di Sassari. Qui, nel suo salotto in via del Fiore Rosso (un pensiero va inevitabilmente al salotto di Maria e Goffredo Bellonci, dove nel 1947 è nato il Premio Strega), si guadagna da vivere offrendo profezie per il prezzo di 5 lire, pubblicizzate attraverso piccoli avvisi sui giornali locali.

Alla sua porta si presentano soprattutto donne borghesi – madri e mogli -, che preoccupate, infelici o solo annoiate, le chiedono informazioni su passato e futuro delle loro vite, inquiete e cariche di desideri, o di coloro che amano.

Le signore parlano e aprono il loro cuore, la sonnambula le ascolta e, come in una recita studiata alla perfezione, simula la sua trance: chiude gli occhi, resta per un attimo immobile, per poi impugnare una piuma d’oca e scrivere su carta il suo responso, completamente inventato.

Sì, perché la predizione non è su richiesta, si presenta da sola: preceduta da vertigine e svenimento, capita in modo inconsapevole e di totale incoscienza. I gesti ripetuti sembrano funzionare, la maschera regge e la sonnambula accresce la sua fama. A un certo punto la storia le sfugge di mano: accadono eventi imprevisti, strani, e alla porta si presenta un ospite inatteso, il passato, che torna a spaventarla e a farla dubitare del suo destino.

In un intreccio fra cronaca e invenzione, personaggi reali e di finzione, Bianca Pitzorno ci porta in un mondo lontano e tenebroso, fatto di segreti e animato da una donna intelligente, forte e indipendente: Ofelia fa parlare e ascolta le persone che si presentano da lei, raccoglie confidenze e paure, si mette al servizio degli altri per ottenere una propria indipendenza economica.

La nostra protagonista ha un ruolo diverso, che cerca di liberarsi dai vincoli di una società, quella dei primi anni dopo l’Unità d’Italia, rigida e segnata da un forte classismo. Fugge da un matrimonio violento, si nasconde, si immerge in intrighi familiari, si innamora di un suo cliente, l’ingegner Corrado Laudati che, presentatosi da lei per superare la prematura scomparsa della giovane moglie, ricambia il suo amore, seppur contrastato a causa della differenza di classe e da quel passato che tormenta la ragazza.

Ofelia diventa magica e visionaria, non tanto per le sue doti da sensitiva, quanto, invece, per le sue qualità rivoluzionarie e moderne, messe in campo per raggiungere – si spera – una vita giusta, felice e tranquilla, senza più segreti da custodire.

La sonnambula si presenta come un romanzo avvincente, capace di coinvolgere e incantare un largo pubblico di lettori, come solo Bianca Pitzorno – con la sua grande abilità narrativa – sa fare.

Se penso all’identikit del candidato ideale per la vittoria del Premio Strega, delineato da Gianluigi Simonetti, forse La sonnambula non presenta le giuste caratteristiche per salire sul gradino più alto del podio. Tuttavia, un’eventuale vittoria rappresenterebbe senza dubbio per Bianca Pitzorno il meritato coronamento di una straordinaria carriera letteraria.

Comunque vada, evviva Bianca!

Ilaria Cattaneo

Bianca Pitzorno
La sonnambula
Bompiani
Collana Narratori italiani
2026, 416 pagine
19 €

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