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Voi siete qui: Biblioteca » “Marthe. Storia di una prostituta” di Joris-Karl Huysmans

23 Aprile 2026

“Marthe. Storia di una prostituta” di Joris-Karl Huysmans

Nel 1876 Joris-Karl Huysmans pubblica Marthe. Storia di una prostituta (traduzione e postfazione da Filippo D’Angelo, per Prehistorica Editore, 2026). È il libro d’esordio di un giovane scrittore che diventerà uno scrittore importante nella Francia e nell’Europa di fine Ottocento
In quel periodo Émile Zola influenzava la letteratura francese ed europea. Zola riteneva che la letteratura, siamo in pieno Positivismo, devesse rappresentare il popolo, e descrivere, con minuzia, il vizio e la miseria. E come un’anima candida, come Marthe, venisse portata in basso dall’ambiente e dalla mancanza di denaro.

L’esordiente Huysmans indaga con scrupolo. Va però oltre e si interroga e cercare l’interiorità della protagonista del romanzo. Marthe è un’orfana, operaia, poi teatrante di scarso successo; cerca una vita dignitosa, vuole l’amore e la felicità, ma non riesce nel suo intento. Gli uomini la raggirano, si stancano presto di lei, la abbandonano al suo destino.

Solo un suo giovane amante sembra volerla con sé. Ma dopo essersi rifugiati in una camera d’albergo dove Marthe dà alla luce la sua bambina, che per il freddo muore, l’uomo muore di malattia. Il resto della vita la donna lo trascorre tra la strada, i locali, le case delle amiche, che hanno trovato amanti che le mantengono.

Gli uomini che conosce sembrano tutti uguali. Non sono interessati a lei. Vogliono il suo corpo e si dimostrano volubili e incostanti. Vivono per accumulare denaro, fare una vita agiata. Alcuni sono semplici scialacquatori come Ginginet − l’impresario del teatro in cui Marthe viene assunta per un po’ – altri voglio solo un’avventura prima di tornare dalla famiglia e sposarsi. Di talento, gli uomini che circondano la donna, ne hanno poco.

Léo, che vuole a tutti i costi essere riconosciuto e apprezzato come poeta e pittore, pensa di avere talento, ma in realtà inganna se stesso e spende i soldi della famiglia. È avido di complimenti e si dimostra vanesio. L’unica possibilità, allora, che la Vita può concedere a un’anima provata, come Marthe, è solo la strada e il bordello. Così Mathe non può fare altro che finire tra un bordello e l’altro, sperando forse in qualcosa che non giungerà mai.

Pur seguendo le idee di Zola, Joris-Karl Huysmans va oltre, sente che non gli basta raccontare come l’ambiente influisce nella vita della protagonista. Per questo analizza l’anima di Marthe. Cosa questa che ha appreso da Gustave Flaubert. Le stanze affittate, i corridoi, l’andirivieni dei clienti diventano così un modo per entrare nella psiche del personaggio. Rappresentano i dolori e le speranze disilluse. Perché gli ambienti finiscono per diventare, nelle mani di Huysmans, la rappresentazione dei battiti del cuore e le vertigini della mente della protagonista.

Con amarezza Huysmans mette in evidenza come le donne alla fine dell’Ottocento non hanno alcuna possibilità di realizzarsi di sfuggire agli uomini. Che si fanno carnefici, predatori e usano le donne. Senza alcuna pietà.

Il finale del romanzo ricorda Nanà, il romanzo di Zola che scriverà qualche anno più tardi. Acre il momento in cui davanti al cadavere di Ginginet, due giovani studenti di medicina riconoscono nel morto il mentore di Marthe, ex fiamma del loro comune amico Léo. È allora che uno dei due cava di tasca una sua lettera. E legge quanto gli è stato scritto da Léo. Dalle parole di questi sappiamo che Marthe è tornata prostituirsi. E che, secondo lui «la vita [di Martha] ormai non cambierà».

La Postfazione di Filippo D’Angelo racconta la storia di questo libro e il ruolo che ha nella letteratura francese. 

Claudio Cherin

Joris-Karl Huysmans
Marthe, storia di una prostituta
Traduzione di Filippo D’Angelo
Prehistorica Editore
Collana Ombre lunghe
2026, 171 pagine
17 €

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