Lo scorso 14 aprile la Società del Quartetto di Milano ha proposto per la Sala Verdi del Conservatorio il concerto dell’Akademie für Alte Musik Berlin.
Prima di assistervi, ho fatto in tempo a dare appena un’occhiata al modellino del Bosco della Musica esposto nel foyer da cui sono stato distolto per l’intervento di due giovani studenti dello IULM che mi hanno chiesto la disponibilità a rispondere a una breve intervista. Cosa aspettarsi dal concerto e come attirare nuovo pubblico?
Belle domande! Cercando di non prendermi troppo sul serio (sono troppo serio per farlo!) ho risposto che mi attendevo un’ottima prova da parte dell’ensemble tedesco di ritorno qui dopo una pausa di oltre vent’anni (dal 2003), fiducioso della loro maestria tecnica. Personalmente, poi, ritengo che la curiosità sia la molla prima e necessaria per approdare a una sala di concerto, a meno che non si frequenti già una scuola musicale o non si viva in una famiglia abituata all’ascolto di musica classica.

È proprio la curiosità ad avermi portato – dopo un lungo giro – al Conservatorio di Milano, così come in tanti altri luoghi in cui ho assistito a concerti (giusto per limitarmi alla settimana scorsa, sono stato nell’aula magna dell’Università Bocconi per ascoltare la straordinaria esibizione del pianista cubano Dayramir Gonzáles e poi al Museo Popoli e Culture del PIME per l’altrettanto coinvolgente serata con Edmondo Romano e Claudio Farinone, senza tralasciare il concerto di Ensemble Locatelli nel foyer del Teatro Donizetti di Bergamo).
Ma torniamo alla Sala Verdi: tutto dedicato a Johann Sebastian Bach il programma (fatta eccezione per il bis finale: un’aria dell’amico Georg Philipp Telemann):
- Suite n. 4 in re maggiore per orchestra BWV 1069
- Suite n. 2 in si minore per flauto e orchestra BWV 1067
- Suite n. 1 in do maggiore per orchestra BWV 1066
- Suite n. 3 in re maggiore per orchestra BWV 1068
Nel libretto di sala l’etnomusicologo Giovanni Cestino, quasi rispondendo da parte sua alla domanda postami dai due giovani intervistatori, ha scritto: «Senza la pretesa di formulare una ricetta medica, vorrei proporre qualche consiglio per aspiranti bachiani. Cominciate dal piccolo, con un corale a settimana, oppure con un preludio o una fuga del Clavicembalo ben temperato».

Dal basso della mia esperienza di ascoltatore impreparato ma curioso aggiungerei alcuni suggerimenti alla sua selezione di proposte. Per esempio la Suite n. 1 in sol maggiore per violoncello interpretata da Yo-Yo Ma (era nel programma della sua esibizione al Maggio Musicale Fiorentino dell’anno scorso, uno dei concerti più belli tra i cento a cui ho assistito nel 2025). E le 4 Suites per liuto nella trascrizione per chitarra di Giacomo Copiello che ho avuto il piacere di ospitare qualche giorno fa alla Biblioteca Ostinata per il secondo ciclo de I giorni dell’ostinazione. E ancora il Bach interpretato al contrabbasso da Gary Karr, scomparso l’anno scorso (devo la postuma scoperta all’obituary del New York Times).
La prova dell’Akademie für Alte Musik Berlin è stata superiore alla mia, pur fiduciosa, aspettativa e i calorosi applausi del pubblico hanno confermato la soddisfazione generale. Anzi, qualcosa in più: la consapevolezza di aver assistito a una parentesi di gioiosa solennità – o di solenne gioisità – che soltanto Bach sa regalare.
Trombe e timpani fanno subito atmosfera natalizia e così mi è tornato alla mente quando, tanti anni fa, il parroco venuto a impartire la benedizione vide che avevo un CD del compositore di Eisenach sul tavolo di lavoro e mi disse: «Ascoltare Bach è un po’ come pregare».
Saul Stucchi
Società del Quartetto di Milano
Akademie für Alte Musik Berlin
14 aprile 2026
Sala Verdi
Conservatorio di Milano
Informazioni e programma: