Quante cose si possono imparare in un museo, in particolare quando ospita un concerto. Peraltro museo e musica sono talmente legati – non solo etimologicamente – che dovremmo sorprenderci di non trovarci sempre qualche musicista intento a suonare, ogni volta che ne visitiamo uno, piuttosto del contrario. Dunque la nostra riconoscenza vada per prima agli organizzatori di MusicainMuseo, la rassegna di concerti organizzata da Milano Classica e Centro PIME e ospitata nel Museo Popoli e Culture a Milano, in particolare ai direttori artistici Claudia Brancaccio e Andrea Zaniboni.
E poi ai musicisti che rispondono al loro invito per esibirsi in una scatola magica (lo sono tutti i musei, indipendentemente dal tema a cui sono dedicati). In questo caso parliamo di Edmondo Romano, polistrumenta, e Claudio Farinone, chitarrista e conduttore radiofonico che venerdì scorso, 17 aprile, si sono meritati i calorosi applausi del pubblico al termine di ogni brano del concerto Suoni in controluce.

Io ho imparato, per esempio, che in Guinea-Bissau c’è stato recentemente un colpo di Stato: il diciannovesimo dalla proclamazione d’indipendenza dal Portogallo nei primi anni Settanta. L’ha detto Zaniboni durante la presentazione del concerto, sottolineando lo scopo della rassegna: non tanto ospitare musicisti virtuosi – e Romano e Farinone lo sono! – quanto valorizzare il museo del PIME proponendo musica intesa come ponte di pace, di scambio, di dialogo tra i popoli.
Fondamentale è l’elemento solidale della cultura perché ricorda l’operato dei missionari che in questo momento sono al lavoro in 19 Paesi del mondo. L’apertura al mondo la si vede anche nella libreria, dove ho notato esposti – tra le nuove uscite – due libri che ho appena recensito, ovvero Il paese di Putin di Gian Piero Piretto e Una strada senza nome di Kapka Kassabova.
In una delle teche del museo ho visto invece un frammento dell’imbarcazione su cui venne ucciso – il 7 settembre 1855 – il beato Giovanni Mazzucconi in Papua Nuova Guinea. Viaggiavano e continuano a viaggiare i missionari del PIME. Ma ancora di più viaggia la musica. E gli strumenti musicali – aspetto illustrato da Edmondo Romano con diversi esempi, durante il concerto – ma anche i musicisti stessi e noi spettatori. Anch’io, nel mio piccolo, come quella volta che raggiunsi Edmondo nella sua Genova per intervistarlo: era la fine del 2012. Nella custodia del CD Sonno eliso conservo ancora come ricordo lo scontrino del Caffè degli specchi dove prendemmo un aperitivo.

E proprio un viaggio sonoro tra musiche e culture diverse – per riprendere le parole di Zaniboni – è stato il concerto Suoni in controluce. Un viaggio avanti e indietro nel tempo e nello spazio, dal Giappone alla Francia, da un film all’altro. Sì, perché a fare da filo rosso sono stati i temi di pellicole che i due musicisti hanno scelto tra lo sterminato patrimonio di colonne sonore (soltanto Ennio Morricone ne ha composte oltre 500, ha ricordato Farinone). E quale contesto più appropriato del Museo Popoli e Culture per ascoltare uno dei temi più belli e celebri del maestro romano, ovvero Gabriel’s oboe dal film Mission di Roland Joffé?!
Noi non inventiamo nulla, rileggiamo, ha detto Romano, soffermandosi sulla pratica della contaminazione e ricordando che una composizione musicale ha veramente successo quando si separa del nome del suo creatore per diventare patrimonio di tutti, anche di quelli che ne ignorano l’origine.
I due musicisti hanno inanellato un brano all’altro, tra aneddoti cinematografici e l’illustrazione dei loro strumenti. Farinone si era portato “solo” quattro chitarre, mentre Romano ha cambiato strumento a ogni brano e addirittura nel corso dello stesso, come nell’esecuzione del tema di Schindler’s list. Per citarne solo alcuni: il duduk armeno, l’organo a bocca giapponese, la pifara greca, la zurna turca e l’ocarina inventata a Budrio, con la quale ha suonato il tema di C’era una volta in America (al posto del flauto di pan).
Anche il prossimo concerto – l’ultimo di questa edizione della rassegna – sarà un viaggio sonoro, dal titolo Simchà Ben. Venerdì 8 maggio suoneranno Rouben Vitali (clarinetto, sassofono contralto), Fabio Marconi (chitarra elettrica, bombardino) e Davide Bonetti (fisarmonica).
Saul Stucchi
Centro PIME
Via Monte Rosa 81
Milano