Nella Sala IX della collezione romana del Museo Archeologico di Bologna c’è una vetrina (la C) con una piccola sezione dedicata all’età tardo antica. Il pezzo più interessante che conserva è una pisside cilindrica in avorio datata al V secolo d.C., decorata ad alto rilievo con scene dionisiache. Una raffigura Dioniso in braccio alla nutrice alla presenza della madre Semele e di un’ancella.
Ho voluto vederla prima di assistere alla Semele di Georg Friedrich Händel, domenica 25 ottobre al Teatro Auditorium Manzoni – dove a maggio avevo ascoltato Luigi Piovano con l’Orchestra del Mozarteum di Salisburgo – per la stagione Verso Itaca del Teatro Comunale.
Le splendide mostre romane dedicate a Ovidio e alle sue Metamorfosi (quella del 2018 alle Scuderie del Quirinale e quella di quest’anno alla Galleria Borghese) si sono concentrate sull’influenza che il capolavoro ha avuto su pittori e scultori, trascurando però i musicisti. Questo dramma «musicale, alla maniera di un oratorio, in tre atti» di Händel eseguito al Manzoni in forma di concerto è uno degli esempi più alti della forza delle Metamorfosi ovidiane.

Giustamente l’ha definito un “eventone” il giornalista Luca Baccolini nell’interessante introduzione che ha preceduto il concerto. Ha ricordato che Händel mancava a Bologna da oltre vent’anni, da quando cioè nel 2003 era stato allestito il Giulio Cesare diretto da Ronconi (nel secondo degli intervalli la signora seduta accanto a me mi avrebbe raccontato i suoi ricordi di quello spettacolo, ancora basita per la scelta di affidare la parte del protagonista a una cantante e non a un controtenore).
Baccolini si è soffermato sullo strano caso di una così lunga assenza del repertorio barocco in città, lieto però di osservare che sta tornando, come dimostrato proprio da questa Semele con il barocchista Giulio Prandi come maestro concertatore e direttore (lo avevo apprezzato giusto qualche settimana prima al Fraschini di Pavia nella direzione dell’Orchestra Ghislieri in Amori e danze del controtenore Carlo Vistoli.
Qui la sua bacchetta ha guidato con movenze dionisiache e sapienza apollinea l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna (Maestro del Coro Claudio Marino Moretti) in un concerto che è stato un tripudio di applausi per tutti, più che meritati.

È arrivato il momento di menzionare il cast: il tenore spagnolo Jorge Navarro Colorado nei ruoli di Jupiter e Apollo; il baritono americano Ben Kazez come Cadmus, re di Tebe, Somnus e Primo sacerdote; il controtenore Raffaele Pe come Athamas, principe di Beozia; il mezzosoprano Giuseppina Bridelli nelle parti di Juno e Ino; il soprano Monica Piccinini come Iris e il soprano francese Suzanne Jerosme nel ruolo del titolo.
Dicevo: applausi per tutti. In uno di quelli rivolti a lui, Pe – al suo debutto al TCBO – ha indicato lo spartito che aveva davanti a sé per significare che il merito era del compositore tedesco diventato inglese ma di formazione italiana (una grande lezione di europeismo culturale!).
Oltre alle doti canore, personalmente ho apprezzato il talento attoriale degli interpreti che hanno fatto molto per rendere il meno statica possibile l’esecuzione. Era tutto un gioco di sguardi tra i personaggi – da notare il coprispalla della Bridelli cha cambiava di colore per indicare se impersonava la gelosa e subdola consorte di Giove oppure Ino, sorella di Semele – e Kazez che sbadigliava vistosamente quando faceva il dio del sonno (e mi tornava alla mente il verso ovidiano, ricco di assopenti allitterazioni: Somne, quies rerum, placidissime, Somne, deorum…).

Davvero chi c’era ha provato Endless pleasure, endless love come canta Semele alla fine del primo atto di questo oratorio che in realtà è una sorta di ibrido tra opera e, appunto, oratorio. Nella stessa aria la protagonista cade in una di quelle forme di ironia tragica tanto amate dagli autori greci, osservando Useless now his thunder lies, ovvero come il tuono di Giove giaccia inutile… Ma, secondo il noto principio della pistola di Čechov, l’arma del padre degli dei finirà per avere un ruolo nella vicenza e a farne le spese sarà proprio la mortale Semele che ha osato troppo: un messaggio neanche troppo subliminale per la società iper-conservatrice inglese, prima destinataria dell’opera.
Nell’introduzione Baccolini ha sottolineato una delle particolarità di questo lavoro, ovvero la presenza di ben dieci numeri corali, di cui la metà concentrati nel primo atto. A chiudere la Semele è poi il celestiale coro Happy, happy shall we be, / Free from care, from sorrow free che ricorda l’Hallelujah del Messiah, composto un paio di anni prima, nel 1741 – l’anno della morte di Vivaldi – mentre Semele venne realizzata nell’estate del 1743 ed ebbe la sua prima rappresentazione nel febbraio successivo al Teatro Reale di Covent Garden.
Per quanto riguarda l’opera, la stagione del TCBO proseguirà venerdì 13 e domenica 15 novembre con Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns con la direzione di Roberto Abbado.
Voglio anche ricordare che dal 21 al 29 novembre si terrà a Lodi la quinta edizione della rassegna Orfeo Week curata da Raffaele Pe che domenica 29 chiuderà il programma con un melologo tra musica, parola e storia con il bassista Saturnino e il pianista Renzo Vitale (ma prima sarà alla alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino nell’Incoronazione di Poppea di Monteverdi nel ruolo di Nerone, mentre Carlo Vistoli sarà Ottone).
Saul Stucchi
Semele
Musica di Georg Friedrich HändelLibretto di ignoto (forse Newburgh Hamilton, da William Congreve e Alexander Pope)
Soggetto tratto da “Le metamorfosi” di Ovidio
Dramma musicale, alla maniera di un oratorio, in tre atti
Esecuzione in forma di concerto
Direttore Giulio Prandi
Personaggi e interpreti
Jupiter/Apollo: Jorge Navarro Colorado
Cadmus, re di Tebe/Somnus/Primo sacerdote: Ben Kazez
Athamas, principe di Beozia: Raffaele Pe
Juno/Ino: Giuseppina Bridelli
Iris: Monica Piccinini
Semele, figlia di Cadmus: Suzanne Jerosme
Basso continuo: Alessandro Ciuliani (violoncello), Luca Faraci, Francesco Tomasi (chitarroni), Angelo Troncone (Organo/Cembalo)
Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Maestro del Coro: Claudio Marino Moretti
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro Auditorium ManzoniVia de’ Monari 1/2, Bologna
Orari e prezzi
Orari: Venerdì 23 ottobre ore 20.00Domenica 25 ottobre ore 16.00
Biglietti: informazioni sul sito ufficiale