Grazie a una proroga straordinaria sarà possibile visitare la mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti allestita alla Galleria Borghese di Roma, la cui chiusura era stata prevista lo scorso 20 settembre. Rimane invece tempo fino a domenica 11 ottobre per ammirare le opere selezionate dai curatori Francesca Cappelletti e Frits Scholten, la prima direttrice della Galleria stessa, il secondo capo del Dipartimento di Scultura al Rijksmuseum di Amsterdam, istituzione con la collaborazione della quale è stata organizzata la mostra che, prima di approdare a Roma, era stata esposta nella città olandese.
Il percorso espositivo si snoda lungo le sale, meravigliose, della Galleria così che le opere scelte si intrecciano e dialogano con quelle della collezione permanente: c’è una Leda col cigno in marmo di Paro nella sala dominata dalla languida Paolina Borghese del Canova, il soffitto della Sala del David è affrescato con la scena di Fetonte fulminato da Giove, mentre chi riesce a distogliere gli occhi dalle tele del Caravaggio può notare un Ratto di Europa del suo maestro, il Cavalier d’Arpino.

Tutto è metamorfosi nell’Urbe, città metamorfica per eccellenza, tanto è vero che il giorno dopo, visitando la mostra su Ercolano a Castel Sant’Angelo, mi ritroverò Apollo e Dafne sui soffitti delle sale papali…
Queste le sezioni del percorso:
- Caos e creazione
- Il poeta e il libro. Le Metamorfosi del testo e il primus amor di Apollo
- Il rapimento di Proserpina. Plutone e il mondo sotterraneo
- Aracne: tessere le storie
- Leda e il cigno
- Il mito di Pigmalione: innamorarsi delle statue
- Il mito di Perseo: liberare la fanciulla e pietrificare il nemico
- Il potere dell’amore: Venere, Cupido e Narciso
- All That Changes You. Metamorphosis di Isaac Julien
Se un bel nucleo di opere viene dal Rijksmuseum, come Il paradiso, olio su tavola di Herri Met de Bles detto il Civetta o le sorprendenti Lacrime di soda in vetro di Émile Gallé (1903), ricco di nomi prestigiosi è l’albo dei prestatori che dopo Amsterdam si apre con Boston (Museum of Fine Arts) per chiudersi con il Nationalmuseum di Stoccolma che ha prestato La Terra di Auguste Rodin. In mezzo il Louvre, la National Gallery di Londra, il Prado, ma anche Firenze e Roma, ovviamente.
Agli “incroci” già menzionati sopra, si aggiungano i giochi dei riflessi tra le superfici delle teche e le opere in sala o sul soffitto, come il quadretto Apollo e Dafne di Piero del Pollaiolo che dialoga con il sublime capolavoro del Bernini e la versione su tela dipinta da Pietro Angeletti.

E poi i rimandi impliciti con precedenti mostre dedicate al tema, su tutte quella intitolata Ovidio. Amori, miti e altre storie, allestita alle Scuderie del Quirinale in occasione del bimillenario della morte del poeta, nel 2018. E ancora le numerose curiosità che sorgono – o dovrebbero sorgere – nella mente del visitatore. Sapete, per esempio, cosa sono gli insetti animatronici e in che cosa consista il kelp, uno dei materiali con cui l’artista coreana-statunitense Anicka Yi ha realizzato l’opera Water Belly prestata dalla Collezione Pinault di Parigi?
Ben fatti e tutti da leggere i pannelli di sala che si soffermano sui vari aspetti del camaleontico universo delle metamorfosi, senza tralasciare l’«erotismo colto e raffinato» che tanto ha contribuito al successo dell’opera di Ovidio. Nella sezione dedicata ad Aracne – in cui campeggia il grande arazzo con Diana e Procri, in lana e seta attribuito a Karel van Mander per il disegno e François Spiering per la realizzazione – mi sono tornate alla mente le lezioni che la professoressa di letteratura latina alla Statale, Isabella Gualandri, dedicò negli anni Novanta al tema dell’ekphrasis, soffermandosi in particolare sulla sfida tra Aracne e Atena e su quel verbo deducere impiegato da Ovidio nel proemio, termine tecnico della tessitura…

E tanto altro ancora: ho visto per esempio il Plutone di Agostino Carracci che ha momentaneamente lasciato un vuoto su una delle pareti della Galleria Estense di Modena, da me visitata qualche giorno prima di arrivare a Roma (due riquadri degli Episodi dalle Metamorfosi di Ovidio dipinti da Jacopo Robusti – per la precisione Orfeo implora Plutone e Caduta di Fetonte – sono invece attualmente esposti alla mostra Tintoretto al Musée Jacquemart-André di Parigi). Mi sono a lungo soffermato davanti al Prometeo di Constantin Brâncuși (concesso dal Philadelphia Museum of Art) e ho ritrovato nell’Uccelliera l’installazione filmica All That Changes You. Metamorphosis dell’artista e regista britannico Isaac Julien vista al Palazzo Te di Mantova, altra prestigiosa cornice di metamorfosi.
Naturalmente non ho trascurato i capolavori della Galleria Borghese, tra cui la Dama con Liocorno di Raffaello, opera che tra qualche giorno approderà in Brianza per essere esposta al MUST Museo del Territorio di Vimercate. Ma questa è un’altra storia, in qualche modo anch’essa una metamorfosi.
Saul Stucchi
Foto di A. Novelli © Galleria Borghese
Metamorfosi. Ovidio e le arti
Informazioni sulla mostraDove
Galleria BorghesePiazzale Scipione Borghese 5, Roma
Quando
Dal 23 giugno all’11 ottobre 2026Orari e prezzi
Orari: da martedì a domenica 9.00 – 19.00Ultimo ingresso ore 17.45
Biglietti: intero 16 €; ridotto 2 €
Prenotazione obbligatoria 2 €