L’unica cosa che non mi ha convinto è lo slogan scelto per reclamizzare l’esposizione: “alcune mostre si vedono, altre si guardano”. Per il resto quella dedicata a Cima da Conegliano, poeta del paesaggio può essere senza dubbio definita una delle mostre più belle dell’anno.

Il curatore Giovanni Carlo Federico Villa ha riunito a Palazzo Sarcinelli, nel cuore della cittadina veneta che ha dato i natali all’illustre pittore, trentotto opere di Cima e le ha disposte in un percorso espositivo che nulla concede a fronzoli e pacchianerie.
L’allestimento è semplicissimo e allo stesso tempo d’effetto, grazie a una perfetta illuminazione che riesce a esaltare gli splendidi colori delle tavole sul verde dei pannelli. Già la prima sala contiene capolavori che stordiscono per la bellezza, a cominciare dai tre pannelli del polittico della parrocchiale di San Bartolomeo a Olera (BG) (gli altri sei sono rimasti in situ) in cui emerge il debito verso il veneziano Alvise Vivarini, dal quale Cima riprende la tecnica della sovrapposizione di sottili velature che conferiscono un senso di plasticità alle figure, mentre il fondo oro è un retaggio dell’arte medievale.
Grazie alla pratica audioguida compresa nel biglietto d’ingresso il visitatore può dedicarsi esclusivamente al godimento delle opere. I pannelli didattici sono sistemati nelle sale che precedono la galleria di quadri, così questi ultimi sono interrotti soltanto da alcune pertinenti citazioni di storici dell’arte.
Riportiamo quella di Berenson, datata 1919: “dopo Giovanni Bellini ed il Carpaccio, e prima di Giorgione, il pittore prediletto di Venezia rimane Cima da Conegliano, né ciò deve stupire, nessun maestro del tempo sapendo rendere al pari di lui l’atmosfera argentea che leggera ed ampia bagna il paesaggio italiano”. E il paesaggio italiano, o meglio veneto, è il protagonista di molte tavole di Cima.

In occasione della mostra sono state radunate cinque opere accomunate dal tema iconografico della penitenza di San Girolamo e basta il numero per comprendere il successo che il tema riscosse presso i contemporanei, soprattutto tra i committenti degli ambienti umanistici (San Girolamo è lo studioso a cui si deve la traduzione della Bibbia nella cosiddetta Vulgata). In particolare la versione conservata a Harewood, nello Yorkshire, manifesta uno spiccato gusto per la narrazione (con incredibile affollamento di elementi che rimandano a un più o meno evidente significato simbolico) e insieme è una splendida testimonianza del protagonismo del paesaggio. Gli storici dell’arte vi intravedono quel “delicato momento di passaggio tra l’idea di paesaggio fondato sull’immaginazione, tipico dell’arte tardo gotica, e la nuova ricerca di un paesaggio atmosferico più aderente al vero”, come recita l’audioguida.
Tutte le opere selezionate sono di altissima qualità, tuttavia alcune spiccano sulle altre tanto da meritarsi la qualifica di capolavori. Appartengono di diritto a questa categoria il Riposo durante la fuga in Egitto con i Santi Giovanni Battista e Lucia, in prestito dal Museo Gulbenkian di Lisbona, un’opera dalle dimensioni compatte (da cui si deduce che fosse realizzata per scopi di devozione privata) ma dallo straordinario effetto monumentale, e la Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Giacomo e Girolamo, proveniente dai Musei Civici di Vicenza.
Perfettamente inseriti in quei paesaggi (e ancora oggi individuabili dal viaggiatore accorto) spuntano come funghi castelli e forti della Marca trevigiana. In particolare il visitatore deve soffermarsi davanti alla piccola tavola raffigurante Sant’Elena (prestata dalla National Gallery of Art di Washington) e seguire le indicazioni dell’audioguida che facilitano il riconoscimento di torri e palazzi di Conegliano. Cima ha infatti trasfigurato la sua città natale come Gerusalemme terrestre e omaggio più sentito non poteva fare. Ecco il ponte sul fiume Monticano, il borgo di pianura, il campanile della pieve di San Lorenzo e sulla sommità della collina la Torre della Guardia.

Il capolavoro in assoluto è forse la Sacra conversazione conservata alla Galleria Nazionale di Parma (Madonna con il Bambino e i Santi Michele Arcangelo e Andrea). La rocca di Collalto domina sullo sfondo la scena silenziosa ambientata in tra i ruderi di un tempio classico, a simboleggiare il trionfo del cristianesimo sulla religione pagana. L’inusuale prospettiva si spiega con l’originale collocazione dell’opera, in una cappella laterale destra della Santissima Annunziata di Parma. Cima innova il tradizionale tema della conversazione infrangendo l’abituale simmetria di sguardi dei protagonisti per enfatizzare gli effetti narrativi della scena, su cui ricade una calda luce dorata. Questa tappa rimarrà un punto di riferimento e un modello per i pittori veneziani della generazione successiva, Sebastiano del Piombo e Tiziano su tutti.


Il percorso espositivo si conclude con la pala d’altare con cimasa (inusuale per Cima e testimonianza del suo adeguamento alle richieste di una committenza provinciale più “conservatrice” rispetto ai dettami artistici in voga a Venezia), realizzata per la chiesa di San Dionisio di Zermen, presso Feltre e con l’altrettanto poco usuale raffigurazione della storia di Tobiolo, in compagnia dell’arcangelo Raffaele e di Giacomo e Nicola, santi viaggiatori prescelti per vegliare sul pericoloso viaggio del figlio del vecchio Tobia. Quest’opera è stata volutamente posta a suggello della mostra perché segna il punto terminale dell’evoluzione artistica di Cima. Il paesaggio alle spalle delle figure è ormai un paesaggio cinquecentesco. Spiega l’audioguida: “qui tutto è fusione, tutto è macchia. Il colore non è steso con sottili venature ma ha una corposità quasi tattile” aggiungendo che “si avverte una semplificazione di linee e strutture che lascia così alle spalle il gusto per una grafia descrittiva e analitica”. La mostra è finita, ma il visitatore, io credo, ha ancora voglia di ammirare i colori di Cima e quindi non c’è da meravigliarsi se – come ho fatto io – qualcuno “risale la corrente” e ritorna a vedere le tavole esposte nelle sale precedenti. Non ci si stancherebbe mai di contemplare le Madonne con il Bambino (e le recenti mostre su Giovanni Bellini e il Sassoferrato dimostrano l’eccezionale abilità di questi maestri nel declinare il tema in infinite variazioni mai identiche tra loro) o la piccola tavola con l’incontro tra Teseo e Minosse, un tempo parte di una cassapanca e ora proprietà di un fortunato collezionista svizzero.
Saul Stucchi
Cima da Conegliano
Poeta del paesaggio
Palazzo Sarcinelli
via XX Settembre 132
Conegliano (TV)
Prorogata fino al 20 giugno 2010
Orari: dal lunedì al giovedì 10.00-20.00; venerdì 10.00-22.00; sabato e domenica 9.00-20.00 (la biglietteria chiude 45 minuti prima)
Biglietto: intero 10 € (noleggio audioguida incluso); ridotto 8 € (noleggio audioguida incluso)
Info e prenotazioni: tel. 800.775083 (numero verde)
www.cimaconegliano.it
Didascalie:
- Cima da Conegliano
Riposo durante la fuga in Egitto con i santi Giovanni Battista e Lucia (part.)
Lisbona, Calouste Gulbenkian Museum
Photo: Catarina Gomes Ferreira - Madonna in trono con il Bambino tra i santi Giacomo e Girolamo
Vicenza, Musei Civici. Pinacoteca di Palazzo Chiericati
Archivio fotografico Pinacoteca di Palazzo Chiericati - Sant’Elena
Washington, National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection, 1961.9.12 Samuel H. Kress Collection
Image courtesy of the Board of Trustees, National Gallery of Art, Washington - L’arcangelo Raffaele e Tobiolo tra i santi Giacomo e Nicolò
Venezia, Gallerie dell’Accademia
Su gentile concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Venezia e dei comuni della Gronda lagunare - Madonna con il Bambino
Bologna, Pinacoteca Nazionale
Archivio Pinacoteca Nazionale di Bologna. Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali