“L’ALIBI della domenica” di questa settimana è dedicato al Museo di Castelvecchio di Verona.
L’ho già confessato in più occasioni: sono un amante dei musei. Non che disprezzi le mostre temporanee o ne ignori il valore, tutt’altro. Tanto è vero che quest’articolo sarà per metà dedicato a un’esposizione. La mia predilezione, tuttavia, va ai musei, a quei luoghi che hanno il potere di apparire ai visitatori sempre nuovi e diversi, pur restando sostanzialmente fedeli a se stessi.
Parafrasando Eraclito, non si può entrare due volte nello stesso museo. La collezione permanente in esso ospitata può essere rimasta perfettamente identica tra una visita e l’altra: nessuna opera ospite invitata a mostrarsi per un certo periodo, nessun prestito in giro per il mondo. Ma è cambiato sicuramente il visitatore, anche solo da un giorno all’altro. Sguardo, esperienze, umori e preoccupazioni mutano col tempo, ed è una fortuna. Questo ci permette di avere approcci sempre diversi anche rispetto a collezioni e percorsi espositivi che conosciamo (o crediamo di conoscere) bene.
Di nuovo a Castelvecchio
Pur non frequentandolo quanto vorrei, ho una discreta dimestichezza con il Museo di Castelvecchio a Verona, acquisita soprattutto negli ultimi anni. Ci sono tornato qualche giorno fa, per la prima volta dallo scoppio dell’epidemia del Covid-19. Anche se una parte del percorso non è ancora stata riaperta al pubblico, ho ritrovato i capolavori e i miei pezzi preferiti al loro posto.

Non ho osato adottare il metodo di visita dello scrittore Hisham Matar, quello di concentrarsi su di una singola opera a cui dedicare tutto il tempo della visita. Se avessi scelto la “Madonna della Quaglia” del Pisanello, avrei sofferto nell’uscire dal museo senza dare almeno un’occhiata alla “Sacra Famiglia con una santa” del Mantegna e alla “Dama delle Licnidi” di Rubens, per menzionare soltanto i primi tre capolavori che mi vengono in mente.
Ci sono però molte altre opere che mi piace “salutare” ogni volta che entro a Castelvecchio e altre ancora ne scopro o riscopro a ogni nuova visita. In questa occasione, per esempio, mi sono soffermato sull’Arca dei Santi Sergio e Bacco attribuita a un anonimo “Maestro del 1179”, anno di realizzazione del monumento sepolcrale proveniente dal monastero di San Silvestro di Nogara (VR). Fu Scipione Maffei a farla trasportare al Museo Lapidario.
Non vi avevo mai posato sopra lo sguardo per più di qualche istante, interessato da altri pezzi esposti nella sala, ma questa volta l’ho osservata con attenzione. Sulla cassa e sul coperchio sono scolpite scenette che raccontano alcuni episodi della vita dei due santi, martirizzati sotto il regno di Massimino Daia, tetrarca dal 305 al 313 d.C.
L’Inferno di Mazur
La visita al Museo di Castelvecchio si conclude nella Sala Boggian dove attualmente è allestita la mostra “Dante negli Archivi. L’inferno di Mazur“, curata da Francesca Rossi, Daniela Brunelli e Donatella Boni. L’esposizione è realizzata – cito dal comunicato stampa – “dal Comune di Verona – Assessorato alla Cultura – Musei civici nell’ambito del progetto Verona, Dante e la sua eredità 1321-2021 promosso dal Protocollo d’Intesa interistituzionale”. Ci sarà tempo per visitarla fin al prossimo 3 ottobre.

Il percorso squaderna quarantuno acqueforti e acquetinte realizzate da Michael Mazur (1935-2009) per il suo libro d’artista “Michael Mazur. Etchings. L’Inferno. Dante” che fu stampato in tiratura limitata di 50 copie con la collaborazione del maestro tipografo Robert Townsend.
Il visitatore segue la prima parte del viaggio dantesco procedendo lungo un tracciato serpentiforme. Le teche disegnate da Carlo Scarpa ospitano su entrambi i lati le tavole grafiche di Mazur, accompagnate dai brani dell’Inferno corrispondenti, nella versione originale e nella traduzione in inglese del poeta Robert Pinsky.
Numerosi e vari gli spunti, i richiami, le suggestioni: ciascun lettore della Commedia osserverà le opere di Mazur con il proprio bagaglio di riferimenti iconografici, da Botticelli a Mattotti, da Doré a Dalí.
Sfida tra artisti
Io mi sono soffermato in particolare sui “miei” passi danteschi preferiti. Il celeberrimo episodio di Paolo e Francesca è reso dal bacio di due teschi sopra un libro aperto. Rileggendo il brano mi è tornata di nuovo ben viva la consapevolezza dell’insistenza sul tema libro / lettura: “Noi leggiavamo”, “quella lettura”, “quando leggemmo”, “Galeotto fu ‘l libro”, “più non vi leggemmo avante”.

E poi Farinata degli Uberti, Brunetto Latini, Ulisse e Diomede, un conte Ugolino molto “goyesco”… Sono rimasto folgorato dalle tre tavole dedicate alla trasformazione di Agnolo Brunelleschi (purtroppo non trovano posto in un’unica teca e sono state separate in due espositori). La metamorfosi del ladro fiorentino è rappresentata in tre stadi, uno più inquietante dell’altro. Mai come altrove, qui Mazur “sfida” Dante che in questo brano del XXV a sua volta “sfida” Lucano e Ovidio.
Qua e là sono riportate alcune citazioni dello stesso Mazur. Qui menziono alcune parole di Ceil Friedman: “Se l’Inferno di Dante è un testo da cui non ci si riesce a staccare, Mazur è senz’altro riuscito a renderne l’equivalente visivo sospingendo l’osservatore, immagine dopo immagine, nelle tormentate profondità del poema”.

L’ultima teca contiene alcuni documenti. La plaquette allegata al libro d’artista, con scheda editoriale dell’opera. Una parte della corrispondenza tra Mazur e il Museo veronese per la mostra tenutasi proprio in questa sala nel 2000 (in quell’occasione l’artista donò al Gabinetto Disegni e Stampe del Museo l’esemplare del portfolio contrassegnato come “Artist’s proof set for Castelvecchio” ora in mostra). Il documento relativo alla donazione del libro d’artista, redatto da Paola Marini, allora Direttore dei Civici Musei e Gallerie d’Arte di Verona, in cui si può leggere “La donazione non comporta alcun onere per l’Amministrazione Comunale”. Un rigo che dice più sullo spirito italiano dei 4720 versi dell’Inferno di Dante.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Il Museo di Castelvecchio a Verona
- La Sala Boggian con la mostra di Mazur
- Michael Mazur
Canto V ii – Paolo e Francesca
Acquaforte e acquatinta, 1999, 662×500 mm - Michael Mazur
Canto XXXIV ii – A riveder le stelle
Acquaforte e acquatinta, 2000, 655×499 mm
Dante negli archivi
L’Inferno di Mazur
Informazioni sulla mostra
Dove
Museo di CastelvecchioCorso Castelvecchio 2, Verona
Quando
Dall’8 marzo al 3 ottobre 2021Orari e prezzi
Orari: da lunedì a venerdì 12.00 – 19.00 (ultimo ingresso 18.30)chiuso sabato e domenica
Biglietti: in vendita esclusivamente online sul sito museiverona.com
intero 6 € + 0,60 € prevendita; ridotto 4,5 € + 0,45 € prevendita