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Voi siete qui: Arte » “Giorgio Milani. La scrittura come enigma” in mostra a Piacenza

4 Novembre 2020

“Giorgio Milani. La scrittura come enigma” in mostra a Piacenza

Alla metà di ottobre ho fatto una chiacchierata con Matteo Galbiati, critico e curatore d’arte, nel rispetto del distanziamento sociale attualmente in vigore. Due sedili vuoti ci separavano sulla navetta che ci stava riportando a Milano da Piacenza, dove avevamo partecipato alla presentazione della mostra di Mimmo Paladino. Si parlava, inevitabilmente, di Covid-19 e delle ricadute sul settore dell’arte e più in generale su quello della cultura. “Mala tempora currunt” ho commentato, un po’ banalmente. “Sed peiora parantur”, ha completato la citazione Galbiati.

Giorgio Milani, TORRE DI GUTENBERG

Ho ripensato a quella conversazione qualche giorno dopo, seduto al “mio” posto in fondo alla stessa navetta che di nuovo riconduceva una manciata di giornalisti a Milano. Stiamo vivendo tempi difficili e probabilmente momenti ancora più critici ci aspettano (è una facile profezia), tuttavia quello che avevo appena visto a Piacenza mi faceva (e tuttora mi fa) pensare che la speranza non è morta.

Quella mattina avevo avuto davanti agli occhi segnali di tenuta e di resistenza, il florido raccolto di lontane seminagioni, il frutto maturo di un’intensa cura e di un’inesausta passione. Questo lirismo di bassa lega ha il solo scopo di elogiare quello che ho visto nella Chiesa di Sant’Agostino a Piacenza.

Tre belle sorprese

Tre cose mi hanno sorpreso e allargato il cuore. La prima a colpirmi è stata l’espresso del Caffè San Domenico. Ne ho bevuti tanti nelle mie peregrinazioni di coffeelover, ma era la prima volta che mi gustavo un espresso in chiesa, seppur sconsacrata. Beh, no: a pensarci bene avevo già avuto un precedente in una chiesa di Basilea trasformata in bar, il Café-Bar Elisabethen. Ma sia quella chiesa sia quel caffè non erano lontanamente equiparabili a questi di Piacenza.

Qui è all’opera un vero maestro del caffè. All’ingresso della chiesa piacentina ha infatti predisposto una bella postazione Roberto Messineo che viene da Sant’Antonino di Susa per portare a Sant’Agostino il suo caffè San Domenico: pare un convegno di santi! E beati saranno quelli che avranno il piacere di gustare il monorigine 100% arabica da lui preparato. Mentre il palato apprezzerà estasiato, gli occhi ammireranno le sue macchine, disposte in bella mostra, è il caso di dire. Ecco la piccola due gruppi della Principe di Torino (1930), la “Mercurio” di Faema (1952) e la “Pitagora” di Cimbali che si è aggiudicata il Compasso d’Oro nel 1962. Sono veri e propri gioielli che rifulgono in uno scrigno che lascia a bocca aperta il visitatore.

Giorgio Milani. La scrittura come enigma, Piacenza, Volumnia

La seconda sorpresa è infatti l’edificio stesso. Sant’Agostino è la chiesa più maestosa di Piacenza, l’unica che presenti cinque navate. Ne ha viste di tutti i colori nella sua storia plurisecolare: è stata adibita ad ospedale militare e a magazzino e ha subito un bombardamento verso la fine della Seconda guerra mondiale che ha provocato gravi danni. La decapitazione delle statue dei santi, invece, si deve ai soldati francesi dell’Armata d’Italia guidata da Napoleone Bonaparte. Dal 2019 la chiesa ha riaperto i battenti come galleria d’arte: “Volumnia”. È creatura di Enrica De Micheli (giù il cappello!), su progetto architettonico e conservazione di Enrico De Benedetti con interventi sullo spazio di Space Caviar e Davide Groppi.

La mostra di Giorgio Milani

La terza sorpresa è la mostra “Giorgio Milani. La scrittura come enigma”, curata da Elena Pontiggia. È organizzata in collaborazione con il Politecnico di Milano, Guglielmetti Interior, Davide Groppi, Romagnoli e SAIB. Quest’ultima ha fornito il materiale per l’allestimento.

Durante la presentazione stampa Milani ci ha tenuto a sottolineare che il materiale è stato realizzato al 100% con legno riciclato e che i pannelli verranno di nuovo rilavorati al termine dell’esposizione.

Giorgio Milani ed Enrica De Micheli a Volumnia

Se tutto va bene, si potrà visitarla fino al 6 gennaio 2021. Presenta centoventi opere dell’artista piacentino (classe 1946), tra quadri e sculture. Alcuni lavori non sono mai stati esposti, come l’opera che campeggia al centro della parete di fondo della chiesa, talmente recente che non è inserita nel catalogo. Quest’ultimo, edito per i tipi de “Gli Ori” di Pistoia, riporta in esergo la seguente citazione, tratta da “Del paesaggio e altri scritti” di Rainer Maria Rilke:

“Proprio dell’artista è amare l’enigma.
Ché ogni arte è solo amore riversato sopra enigmi”.

Opere da “leggere”

I lavori di Milani vanno insieme ammirati, “letti” e “ascoltati”, girando con calma da una navata all’altra. Le opere sono infatti in continuo dialogo tra di loro e con l’ambiente che le circonda, tutt’altro che neutro. Vale qui quanto Matteo Galbiati scrive a proposito del suo incontro con l’artista nel di lui studio a Borgonovo (PC).

Entriamo insieme ed è subito incanto: l’ampiezza e l’apertura degli spazi, la bellezza del decoro ad affresco, le ferite e le cicatrici inferte dal tempo che, usurando l’edificio, ne accentuano la magnificenza sono tutti elementi che si sovrappongono, in un dialogo impensabile, alle opere finite, a quelle in corso di realizzazione e ai progetti ancora in fase di ripensamento a costituire una suggestione che predispone già lo sguardo nel leggere oltre le cose tangibili. Lettere, attrezzi, colori, forme, volumi e immagini, tutto dialoga in un equilibrio preciso che sa quasi presentarsi come esito di una misteriosa alchimia. Irripetibile altrove.

È un luogo magico e si percepisce subito, è di quelli che proprio non ti aspetti perché, pur in decadenza (la chiesa non è più in uso e solo la presenza dell’artista ne ha salvaguardato la bellezza interrompendo il decorrere ingiurioso degli anni), sembra tutto esattamente al suo posto, rispondente ad un ordine ed un equilibrio superiori che chiariscono e stimolano, nel suo complesso insieme, la grandiosità della immaginazione che qui muove l’agire del pensiero e l’intuizione del fare”.

Il brano citato si adatta perfettamente all’esposizione di Milani in Sant’Agostino, davvero un “luogo magico”. E ai quadrati magici – il più celebre è senza dubbio “Sator Arepo Tenet Opera Rotas” – fanno pensare le opere di Milani che hanno per protagonisti i caratteri mobili.

Giorgio Milani, ORIENTE OCCIDENTE

L’artista li ha salvati dalla distruzione e dall’oblio. Ha ridato loro vita, dignità e significato assemblandoli, anzi “impaginandoli” in lavori che impressionano, è il caso di dire. “Sono caratteri che, idealmente, conservano la memoria di tutto quello che hanno stampato, la memoria di tutto il sapere umano”, dice giustamente il comunicato stampa.

Di Torri, Rose e Poetari

Il percorso espositivo si srotola in sezioni dedicate alle varie serie delle sue opere: Torri di Gutenberg, Babele, Libri, Oriente Occidente, Rose, Sublimazioni, Sindoni, Poetari, Quattro Stagioni, Piccoli Poetari, Canti a Ombre Rare (queste ultime realizzate in acciaio dipinto lavorato a laser).

Il percorso non potrebbe che aprirsi con il Signore delle Parole, Jorge Luis Borges. Su un pannello è riprodotta la prima metà della sua poesia “Una bussola”, tratta da “L’altro, lo stesso” (1964).

Tutte le cose son parole dell’Idioma
in cui, notte e giorno, Qualcuno
Scrive, o Qualcosa, l’infinito intreccio
Ch’è la storia del mondo. Nel suo vortice

Passan Roma e Cartagine, tu e io,
La mia vita che non intendo, questa agonia
D’esser enigma, caso e criptografia
E tutta la discordia di Babele.

E mentre gli occhi ammirano e leggono, la mente del visitatore scopre collegamenti, rimandi, sovrapposizioni e giochi. Per dirne solo uno: il Piccolo Poetario “Stat Rosa Pristina” realizzato da Milani giusto quest’anno è evidentemente un omaggio al “Nome della rosa” di Umberto Eco.

Sistemando un po’ di faldoni di vecchi articoli che conservo nel box auto mi è capitato tra le mani un vecchio articolo di Chiara Frugoni, pubblicato nel novembre del 2009 su La Repubblica. È intitolato “C’è un refuso sotto ‘Il nome della rosa'”. In esso la studiosa del Medioevo spiega perché la versione originale del verso, ripreso dal “Del disprezzo del mondo” di Bernardo di Morlay, riporta “Roma” invece di “rosa”. Dunque la traduzione sarebbe: “Dell’antica Roma rimane solo il nome. Noi possediamo soltanto nudi nomi”. I refusi – più propriamente gli errori di copiatura – sono molto più antichi della stampa a caratteri mobili!

Milani e la Germania

Numerose sono le superfici “mute” della chiesa: riquadri vuoti incorniciati da lesene lungo le pareti. Un tempo ospitavano testi ormai cancellati o dispersi. Virtualmente vengono occupati dalle opere di Milani. E non desta stupore che esse siano particolarmente apprezzate in Germania, paese in cui l’artista ha tenuto diverse mostre personali.

La Germania non è solo la patria di Gutenberg, ma anche un paese di forti lettori, ancora profondamente segnato dalla tragedia del Nazismo. Ai roghi dei libri è dedicata l’opera “Libro Poetario Carbonizzato”, assemblaggio di caratteri tipografici di legno su struttura metallica a cui Milani ha letteralmente dato fuoco nel 2013 a Berlino. È l’opera più drammatica della serie “Libri”. Ariose sono invece le altre, da “Proust – Le fanciulle in fiore” a “Il Libro dei Libri” (il “Don Chisciotte della Mancia” di Cervantes).

Giorgio Milani, Thomas Mann - Buddenbrook

La mia preferita è “Thomas Mann – Buddenbrook”. Ne ho parlato con l’artista al termine della presentazione stampa. Mi ha raccontato che Günter Grass, vedendola esposta in una mostra in Germania, gli disse che i colori dell’opera gli ricordavano quello dei tetti di Lubecca, città natale di Mann, dove è ambientata l’opera che gli valse il Premio Nobel nel 1929. Grass l’avrebbe vinto giusto settant’anni dopo e sarebbe morto proprio a Lubecca nel 2015.

A mia volta ho raccontato a Milani che dall’inizio di settembre sto rileggendo, al ritmo alternato di 7 e 8 pagine al giorno, “Giuseppe in Egitto” di Mann, secondo capitolo della tetralogia “Giuseppe e i suoi fratelli”. La mattina dello scorso 22 ottobre, prima di partire per Piacenza, avevo letto le pagine in cui lo scrittore descrive la biblioteca di Potifar.

Una babele di parole e di pensieri! Mala tempora currunt… Per fortuna abbiamo l’arte e la letteratura!

Saul Stucchi

Didascalie:

  • Giorgio Milani
    TORRE DI GUTENBERG, 2010
    Assemblaggio di caratteri tipografici di legno, dimensione varie
  • Giorgio Milani
    La scrittura come enigma, Piacenza, Volumnia
    © Fausto Mazza
  • Giorgio Milani ed Enrica De Micheli alla presentazione stampa della mostra (22 ottobre 2020)
    Foto di Saul Stucchi
  • Giorgio Milani
    ORIENTE OCCIDENTE, 2007
    Assemblaggio di fregi e caratteri tipografici di legno, cliché di zinco, foglia oro e argento, cm 140 x 100
  • Giorgio Milani
    THOMAS MANN – Buddenbrook, 2000
    Assemblaggio di caratteri tipografici di legno su struttura metallica
    Foto di Saul Stucchi

Giorgio Milani.
La scrittura come enigma

Informazioni sulla mostra

Dove

Galleria Volumnia
Chiesa di Sant’Agostino
Stradone Farnese 33, Piacenza

Quando

Dal 25 ottobre al 6 gennaio 2021

Orari e prezzi

Orari: da martedì a sabato 15.00 – 19.00 e su appuntamento
Biglietti: ingresso libero

Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

https://volumnia.space/it

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