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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Curon / Graun” di OHT al Teatro della Triennale

25 Gennaio 2020

“Curon / Graun” di OHT al Teatro della Triennale

Se in questi giorni scorrete la homepage del sito del “Corriere della Sera”, potete imbattervi in un boxino che segnala “Il bello dell’Italia”: “Borghi, piazze, chiese e laghi. Mandateci su Instagram le foto dei luoghi”. È un breve pezzo firmato da Roberta Scorranese, con un’illustrazione di Max Ramezzana, che invita i lettori a postare sul noto canale social i posti dell’Italia da scoprire.

Chissà quanti tra i lettori – e viene da domandarsi, tra gli ideatori dell’iniziativa – conoscono la storia di quel campanile che spunta in mezzo a un lago. No, non è il “il bello dell’Italia”. È anzi una delle sue pagine più tristi.

"Curon / Graun" di OHT

La racconta “Curon / Graun” di OHT (Office for a Human Theatre), in scena al Teatro della Triennale di Milano dal 23 al 25 gennaio 2020. Non è un’opera teatrale, né una performance. A me venivano in mente due parole mentre vi assistevo, giovedì sera: “Requiem” ed “Epicedio”.

“Curon / Graun” è un canto funebre dedicato al centro abitato della Val Venosta finito sommerso dalle acque del lago artificiale di Resia, formatosi in seguito alla costruzione di una grande diga voluta dalla Montecatini.

Proprio da quell’angolo d’Italia Piovene aveva iniziato il suo lungo “Viaggio in Italia”, intrapreso dal maggio del 1953 all’ottobre del 1956. E nelle prime pagine accennava alla grande industria idroelettrica, “per sua indole rivoluzionaria”: “fa sorgere e prosciuga laghi, devia e inaridisce torrenti; fa della Regione autonoma la seconda d’Italia, dopo la Lombardia, nel produrre energia, forse nel futuro la prima”.

© OHT, Curon / Graun: fotogramma del video (2017)

Curon (Graun in lingua tedesca) finì sommerso dalle acque, ma prima venne raso al suolo. Per intero, compreso il cimitero, con i corpi dei morti traslati uno per uno nel nuovo camposanto. Soltanto il campanile è sopravvissuto perché la soprintendenza ha fatto valere l’Articolo 9 della Costituzione, quello che recita che la Repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Oggi eccolo lì, il campanile, a fare da testimonial al “bello dell’Italia” sul sito del Corriere. Nelle immagini dei video diretti da Filippo Andreatta, proiettati nella sala del teatro, il campanile appare invece come testimone muto di una tragedia. Una presenza totemica denunciante lo scempio, forma estrema di resistenza portata avanti con il solo atto di continuare a svettare.


Intanto i musicisti dell’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi” suonavano dal vivo alcuni brani del compositore estone Arvo Pärt. Per la precisione: “Fratres per quartetto d’archi”, “Fratres per archi e percussione”, “Fratres per violino, archi e percussione” e “Cantus in memoriam Benjamin Britten”. Sembravano composti appositamente per le immagini, in particolare l’ultimo brano, con i rintocchi da campana a morto…

Se la prima parte – diciamo il primo pannello di questo polittico multimediale – è più narrativa perché deve raccontare allo spettatore, in estrema sintesi, i fatti e le decisioni che portarono alla costruzione della diga, le parti successive sono più poetiche e intense.

Il minimalismo musicale di Pärt e lo sguardo sobrio e delicato di Andreatta creano un forte contrasto con il gigantismo faraonico del progetto e della realizzazione della diga. Agiscono, lievi, come controcanto.

Seduto in poltrona, a teatro, pensavo alla storia gemella di Fayón in Aragona, sommerso dal bacino artificiale creato dalla diga di Riba-Roja d’Ebre nel 1967. La scomparsa di quel paese è stata raccontata nel commovente romanzo “Il testamento dei fiumi” di Jesús Moncada.

L’arte tiene viva la memoria e invita a riflettere sulle scelte per il futuro. Che sembra sempre più a rischio…

Saul Stucchi

Curon / Graun


Spettacolo di OHT | Office for a Human Theatre e Fondazione Haydn Stiftung
Con Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
Musica di Arvo Pärt
Regia: Filippo Andreatta
Set-design: Paola Villani
Light-design: William Trentini
Riprese e montaggio video: Armin Ferrari
Responsabile allestimento: Viviana Rella
Assistenza allestimento: Massimiliano Rassu
Produzione Laura Marinelli
Promozione internazionale Laura Artoni
Collaborazione grafica: Letizia Tempesta Filisetti
Decorazione: Nadia Simeonkova, Silvano Brugnara
Produzione: Orchestra Haydn di Bolzano e Trento | Haydn Orchester von Bozen und Trient
Informazioni sullo spettacolo

Dove

Teatro della Triennale
Viale Alemagna 6, Milano

Quando

Dal 23 al 25 gennaio 2020

Orari e prezzi

Orari: ore 20.00
Biglietti: intero 22 €; ridotto 16 €

Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

www.triennale.org

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