• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Arte » Impressioni d’Oriente al MUDEC di Milano

20 Dicembre 2019

Impressioni d’Oriente al MUDEC di Milano

Recensione della mostra “Impressioni d’Oriente” allestita al MUDEC di Milano dal primo ottobre 2019 al 2 febbraio 2020.

Spesso nel corso dei secoli, la civiltà occidentale ha subito la fascinazione dei luoghi esotici. Altrettanto spesso questa fascinazione ha avuto influenze mendaci sulla percezione di quegli stessi luoghi, portando a semplificazioni, a stilizzazioni e addirittura a mistificazioni.

Federico Zandomeneghi, Ritratto di Diego Martelli

La mostra “Impressioni d’Oriente” ci accompagna attraverso un percorso conoscitivo di quel fenomeno di esplorazione dell’arte orientale e delle influenze che essa ha avuto su quella europea nel periodo a cavallo fra la fine del Settecento e un’ampia porzione dell’Ottocento, e che prende il nome di Giapponismo.

Il punto di partenza è l’ingenuo tentativo di rappresentare l’oriente (il Giappone in prima battuta, ma anche la Cina) sulla base di supposizioni pretenziose e superficiali, fondate su racconti vaghi di chi aveva viaggiato in estremo oriente, fossero avventurieri o trafficanti di opere d’arte (e di cianfrusaglie spacciate come tali).

Il risultato nell’arte è un insieme di luoghi comuni non dissimili da ciò che in epoche successive Hollywood fece con l’Africa, l’Italia, la Spagna, la Francia e la Grecia. Questo tentativo è comunque un segnale dell’interesse che quella parte del mondo suscitava negli artisti sempre alla ricerca di nuove forme espressive e di ispirazione. Il mito dei guerrieri del Sol Levante (i Samurai e gli Shōgun) esercitava un notevole fascino, così come la femminilità docile e rarefatta delle geishe.

Poi, però, avvenne qualcosa di decisivo che mutò l’approccio e che potrebbe anche rappresentare la svolta da Giapponismo a Giapponesimo.


Esploratori, diplomatici e mercanti d’arte, cominciarono a fare affluire sul mercato europeo una grande quantità di manufatti e opere di valore rilevante e di notevole fattura. Importante è l’esempio di Enrico Cernuschi (più noto a Parigi che nella madrepatria, che partecipò attivamente, fra le altre cose, alla rivolta antiaustriaca delle Cinque Giornate di Milano) il quale tornò da un viaggio in Giappone carico di materiale di elevata qualità.

Ciò ebbe un impatto determinante sul sentire di pittori, scultori e finanche dei musicisti. Basti pensare che Giacomo Puccini dedicò all’est del mondo ben due opere liriche: la Turandot e la Madama Butterlfy (in un’area dedicata del Museo delle Culture sono in mostra gli stupefacenti abiti di scena di quest’ultima opera).

Quest’assimilazione ebbe luogo con sfumature differenti, a volte sull’onda di una genuina e radicale ricerca di libertà espressiva, altrove come mero e superficiale opportunismo rivolto a un mercato alla ricerca di novità.

Van Gogh Vincent, Tronchi nell’erba, Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands. Crediti fotografici: Photography Rik Klein Gotink, Harderwijk

Il risultato è visibile in numerosi autori, da Monet (che trasformò la sua casa di campagna di Giverny in un giardino con ponti e ninfee) a Van Gogh (che comprò un numero imprecisato di stampe originali giapponesi e le studiò a fondo), da Giovanni Segantini (che si lasciò ispirare per i suoi motivi floreali) a Klimt (inutile sottolineare l’uso dell’oro e gli abiti lunghi e dritti, simili a kimono, con cui veste le sue figure femminili), fino a influenzare perfino la modalità espressiva di Rodin.

L’accostamento, inizialmente sprezzante, al Rococò, servì poi a focalizzare l’attenzione sull’arte orientale per la cura del dettaglio, fatto non trascurabile per gli effetti che ebbe sugli artisti qui sopra elencati.

La mostra sottolinea tali influssi con abbondanza di opere di grande valore.

Successivamente avvenne un ulteriore ribaltamento, al limite del paradosso: il Giappone che tanta approvazione riscuoteva in Europa, soffriva di scarsa autostima. Di conseguenza cercò di attingere dall’occidente gli stimoli per affrontare la ricerca della modernità. Una sezione della mostra offre, come uno specchio ideale, il confronto fra questa tensione che scosse l’oriente e il risultato del giapponismo sull’arte occidentale.

In definitiva una mostra ricca, completa ed esauriente su quelli che furono gli effetti incrociati dell’interazione artistica fra questi mondi così distanti.

Simone Cozzi

Didascalie:

  • Federico Zandomeneghi
    Ritratto di Diego Martelli con berretto rosso (1879)
    Olio su tela, 72 x 92 cm
    Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi, Firenze
    Crediti fotografici: Francesco Del Vecchio
  • Vincent Van Gogh
    Tronchi nell’erba (1890)
    Olio su tela, 72,5 x 91,5 cm
    Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands
    Crediti fotografici: Photography Rik Klein Gotink, Harderwijk

Impressioni d’Oriente
Arte e collezionismo tra Europa e Giappone

Dal 1° ottobre 2019 al 2 febbraio 2020

Orari:

  • Lunedì 14.30 – 19.30
  • Martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30
  • Giovedì – sabato 9.30 – 22.30
  • La biglietteria chiude un’ora prima
  • Martedì 24 dicembre 9.30 – 14.00
  • Mercoledì 25 dicembre 14.30 – 19.30
  • Giovedì 26 dicembre 9.30 – 22.30
  • Martedì 31 dicembre 9.30 – 14.00
  • Mercoledì 1 gennaio 14.30 – 19.30
  • Lunedì 6 gennaio 9.30 – 19.30

Biglietti: intero 14 €; ridotto 12 €

MUDEC – Museo delle Culture di Milano
Via Tortona 56
Milano

Informazioni:

Tel. 02.54917
http://www.mudec.it

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Arte

Info Simone Cozzi

Una laurea in Economia e Commercio, una passione per la scrittura, la fotografia, la musica. Ha pubblicato con Panda Edizioni: La pace inquieta, Doppio strato, Lo spazio torbido e Il buio è prossimo. Informazioni sull'autore Simone Cozzi.

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • Il giradischi dei ricordi all’incontrario va…
  • Alcune proposte musicali per il mese di marzo
  • Mostra fotografica di Simone Cozzi a Vedano al Lambro
  • Recensione di “Dalla montagna perduta” di Pierre Jourde
  • “Le cose”: un racconto di Giovanni Granatelli

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi