“La molto allusiva equivalenza dei tempi”. In questo verso è concentrato tutto lo spirito del “Libro di Ipazia” di Mario Luzi. Ma la lettura scenica che ne fanno Valerio Bongiorno e Laura Piazza allo Spazio Banterle di Milano mette in luce tutta la contemporaneità di un testo che all’anagrafe dichiara quarantuno anni (è stato pubblicato nel 1978) e che richiama una vicenda storica del V secolo dopo Cristo. Tutto sommato ieri. Anzi: oggi.

Perché se è vero che i dadi della storia sono in perenne movimento, è altrettanto inconfutabile che le possibili combinazioni quelle sono. Abbiamo già visto tutto. Il poeta distribuisce le parti ai protagonisti del dramma e Valerio e Laura li impersonano nei dialoghi che di volta in volta intrecciano, quasi quadri autonomi. Gregorio e il prefetto, Ipazia e Sinesio, Ipazia e la Voce, Gregorio e Sinesio.
Una tragedia greca
Ciascuno ha ragione, almeno in parte e, almeno in parte, ciascuno ha torto. Ognuno rimarrà nella propria posizione e lo sviluppo procederà come da copione, proprio come una tragedia greca. Un sassolino che rotola giù per la china fino a trasformarsi in valanga.
Sobrio il verso di Luzi e sobria l’interpretazione di Valerio e Laura. Non servono additivi. La parola di Luzi è chirurgica e precisa, intensa e drammatica. Profetica. La storia (“che mostri partorisce la storia!”) procede secondo i propri meccanismi che sono – o appaiono essere – inarrestabili.
La necessità regna sovrana. Quanta filosofia greca in questa concezione! Eppure Ipazia, scienziata alessandrina di formazione neo-platonica, si lascia andare a un dubbio profondamente cristiano: “dov’è il mio peccato?”. E il dialogo con la Voce è una versione en grisaille dell’Annunciazione.

Ma tanti altri riferimenti e spunti si possono – forse non del tutto arbitrariamente – scovare nel “Libro di Ipazia”. Echi dostoevskijani (in particolare del Dostoevskij de “I fratelli Karamazov”) proprio nella scena del dialogo tra Ipazia e la Voce, mentre l’atmosfera di Alessandria ricorda quella della Gerusalemme magistralmente evocata da Bulgakov ne “Il Maestro e Margherita” (l’anno scorso allo Spazio Banterle ho visto l’episodio “Pilato” con Federica D’Angelo e Luciano Mastellari, tratto dal capolavoro di Bulgakov).
E forse richiamano un celebre passaggio del “Giulio Cesare” di Shakespeare questi versi in cui Jone racconta a Gregorio la fine tragica di Ipazia:
Oh non mancheranno racconti.
Ci sarà chi rappresenta al vivo la scena
e farà scempio di lei una seconda volta.
Voi date retta a me: non perdetevi la lettura scenica del “Libro di Ipazia” di Valerio Bongiorno e Laura Piazza allo Spazio Banterle. Due sono le due date ancora disponibili: venerdì 25 e sabato 26 ottobre.
Saul Stucchi
Orari:
Venerdì 20.30
Sabato 19.30
Domenica 16.30
Biglietti: intero 12 €; ridotto 7 €
Spazio Banterle
Largo Corsia dei Servi 4
Milano
Informazioni e prenotazioni:
Tel. 3482656879