Venerdì sera il caldo sole di luglio non era ancora calato oltre l’Adige quando lo spettacolo ha preso il via. Sono giusto passati dieci anni dalla mia prima volta, come spettatore, al Teatro Romano di Verona in occasione dell’Estate Teatrale Veronese. Era il 2006 e Tim Stark dirigeva un Giulio Cesare che vedeva Franco Branciaroli nei panni (di una pesante pelle nera, se non ricordo male) del dittatore a vita, mentre la guerra civile inasprita dal cesaricidio si combatteva a colpi di armi da fuoco e la facciata della chiesa di San Siro, prospiciente la cavea, veniva illuminata dai fari degli elicotteri.
Mi ero perso, purtroppo, l’allestimento di Antonio Calenda del 2002, con Giorgio Albertazzi ma ho poi recuperato dieci anni dopo assistendo a Roma alla rappresentazione della versione di Daniele Salvo, sempre con Albertazzi che avevo apprezzato nel 2010 a Verona in una Tempesta in cui brillavano Melania Giglio e Gianluigi Fogaggi nei ruoli rispettivamente di Ariel e Caliban.
Ed eccoci al Giulio Cesare di questa sessantottesima edizione del Festival shakespeariano, per la regia di Àlex Rigola, direttore della Biennale Teatro di Venezia, la cui prima nazionale è andata in scena il 6 luglio, con repliche nelle date del 7, 8 e 9.
Lo spettacolo si è aperto con un video che mostrava una foto diventata celebre, una di quelle che raccontano un’epoca. Attorno al tavolo della Situation Room della Casa Bianca il presidente Obama, il suo vice Biden, il Segretario di Sato Hillary Clinton e alcuni altri “pezzi grossi” dell’amministrazione stavano assistendo in diretta alle fasi finali dell’operazione che avrebbe portato all’uccisione di Osama bin Laden nel suo rifugio in Pakistan.
Il video si soffermava sulle espressioni dei volti dei protagonisti, ciascuna delle quali faceva sorgere una domanda (più o meno seria). E poi via con una carrellata di parate militari, sulle note di Sabotage dei Beastie Boys, di politici e tiranni (con la congiunzione peraltro piuttosto pleonastica), fino alla foto del bimbo siriano annegato nelle acque di Bodrum, sulla costa turca. Un pugno allo stomaco! Ecco a cosa porta la guerra civile, vuol dire il regista.
Gli attori sono travestiti da pupazzi e quelli che impersonano i congiurati lentamente si svestono, ancora insicuri di chi potersi fidare nella coraggiosa rinuncia al conformismo che sta portando alle stelle Cesare mentre soffoca la Repubblica.
“Il mio discorso tratta dell’onore” dice Cassio, interpretato da un valido Michele Maccagno a Bruto, uno Stefano Scandaletti che non mi è parso completamente calato nel ruolo. Quell’onore che Antonio rinfaccerà ai congiurati nella celeberrima orazione funebre davanti al cadavere di Cesare “ché Bruto è uomo d’onore; così sono tutti, tutti uomini d’onore”.
Alle spalle degli attori campeggia a lettere cubitali la scritta “Words” (sostituita da “War” nella seconda parte): parole, parole, parole. Parole con le quali Cassio mette in moto la congiura e arriva a convincere Bruto. Va notata, qui, proprio la debolezza dialettica di Bruto, testimoniata anche dalle fonti antiche, tanto che come oratore Bruto risulta “sconfitto” in tutte e tre le sfide verbali nelle quali è coinvolto, rispettivamente da Cassio, dalla moglie Porzia e da Marco Antonio (un bravo Michele Riondino, il “giovane Montalbano” della serie TV).
Una curiosità: a impersonare Cesare e Ottaviano sono Maria Grazia Mandruzzato e Beatrice Fedi, mentre Margherita Mannino fa Casca ed Eleonora Panizzo fa Decio. Nella seconda parte, “messa a dieta” dal regista, la guerra civile che porterà allo scontro di Filippi viene “raccontata” più che inscenata, con il cadavere del piccolo Alan che emerge piano piano dal cumulo di ossa delle vittime. E quando gli spettatori, lentamente, lasciano le gradinate del teatro, sul palcoscenico rimane quella gigantesca sagoma a pancia in giù, a gridare senza voce un atto d’accusa che ha sconvolto le nostre coscienze. Per un paio di giorni.
Per la sezione prosa il calendario dell’Estate Teatrale Veronese prevede nelle date del 12, 13 e 14 luglio lo spettacolo Come vi piace per la regia di Leo Muscato, mentre dal 19 al 23 luglio andrà in scena Romeo e Giulietta per la regia di Andrea Baracco. L’intero programma della manifestazione è consultabile sul sito www.estateteatraleveronese.it.
Saul Stucchi
Giulio Cesare
- di William Shakespeare
- regia di Alex Rigola
- con Michele Riondino, Maria Grazia Mandruzzato, Stefano Scandaletti, Michele Maccagno, Silvia Costa, Margherita Mannino, Eleonora Panizzo, Pietro Quadrino, Riccardo Gamba, Raquel Gualtero, Beatrice Fedi e Andrea Fagarazzi
6-7-8-9 luglio, ore 21.15
Teatro Romano
Regaste Redentore 2
Verona