Napoleone ne era talmente convinto, da fondare su questa sentenza la sua stessa (mirabolante) carriera: “L’immaginazione governa il mondo”. Potremmo adattarla facilmente, senza tuttavia tradirla né svilirla, nel mantra che dà senso allo spettacolo Philippe Latroux, l’illusionista andato in scena in prima nazionale ieri sera al Teatro Alfredo Chiesa di Milano: “L’illusione governa il mondo”. Davvero ne è convinto l’autore, nonché regista e protagonista Marco Lindi. Da parte mia confesso di aver provato una particolare emozione nel sentire che le battute con cui l’avversario di Latroux, il mago Leroy Conseille (personaggio confezionato su misura per l’abilità di Danilo Ghezzi), ormai diventato vecchio, dà avvio allo spettacolo coincidevano perfettamente con quelle che aveva in mente oltre un anno fa Lindi mentre immaginava (è il caso di dire) la storia. “Venivano in tanti a vederci una volta perché la TV ancora non esisteva e il cinema era muto”. Già qui fa capolino l’illusione del teatro come magnete per la gente, quella che un tempo, un’era geologica fa, si chiamava popolo.
Come mi raccontò nell’intervista a pranzo che potete leggere qui, Lindi venne colpito da un’immagine, quasi una folgorazione, e tutto il lavoro successivo è consistito nel rendere concreta quell’illusione. Delicatissima, trasparente, potente e seducente; proprio come il vetro, l’illusione lascia vedere ma allo stesso tempo inganna; protegge ma insieme separa; è leggera ma può ferire mortalmente… Lo sa bene un’illusionista che basa il proprio lavoro, ma più ancora la reputazione, su quel terreno instabile che è l’altrui fiducia. Il pubblico vuole illudersi, anzi paga il biglietto proprio per illudersi. “L’illusione è alla base di tutte le nostre credenze”. Purtroppo però anche il mago più esperto può vacillare e cadere. Per l’artista sul palcoscenico ogni volta è come la prima e uno dei mille elementi che insieme concorrono a far funzionare un trucco può uscire dal binario e far deragliare l’intero spettacolo. È un’ipotesi remota, ma può capitare. E infatti capita, provocando una valanga di conseguenze.
Gli altri elementi che costituiscono la trama sono l’ambizione, il prestigio (dei prestigiatori!), il sogno della fama e il suo prezzo, l’amore e la sua…illusione. I cinque personaggi sono insieme mosche e ragni, ciascuno intento a tessere la propria ragnatela ma non troppo attento a evitare di cadere in quella degli altri. Philippe Latroux, l’illusionista è un testo (e uno spettacolo) ben congegnato e come per tutti i trucchi non va assolutamente anticipato nulla al lettore perché da spettatore possa godersi la magia. Tra i momenti più intensi si segnala il monologo di Latroux, mentre Anna Sala è brava a dare alla sua Sylvie le giuste sfumature femminili di orgoglio e gelosia. Lo spettacolo verrà replicato al Teatro Alfredo Chiesa questa sera, 8 maggio, e domani.
Saul Stucchi
Philippe Latroux, l’illusionista
Scritto, diretto ed interpretato da Marco Lindi
Con Silvia Gorla, Luca Monticelli, Anna Sala e con Danilo Ghezzi
Scenografie GTRT
Costumi Giovanna Tagliabue
Luci ed effetti audio Danilo Caravà
Direzione artistica Danilo Ghezzi
Prodotto da Gruppo Teatro Rare Tracce
Prima nazionale
7-8-9 maggio 2015, ore 21.00
Teatro Alfredo Chiesa
Via San Cristoforo 1
Milano
Info e prenotazioni:
www.philippelatroux.it