“Non c’è niente di facile nel vivere in questo tempo diviso tra l’edonismo molle e cieco di una società colta e morente, e il buio, feroce e mortuario rigore di una nascente società barbara, intenzionata a cancellare col fuoco e col sangue tutto ciò che non comprende o di cui non riesce ad appropriarsi”. Ha fatto un lungo viaggio Mardonio ed è tornato a casa per chiudere i conti col passato. Ha vissuto in bilico tra due epoche e di entrambe ha sperimentato drammi, passioni e sogni degenerati in incubi. L’amore l’ha soltanto sfiorato, intento com’era a cercare verità che al momento gli sembravano più degne d’attenzione e che invece gli sono svaporate tra le dita.
Ma chi è questo Mardonio? Lo scoprirete leggendo Il mantello di porpora, l’ultimo romanzo di Luigi De Pascalis (edito da La Lepre). Farete anche voi un lungo viaggio nel tempo e su e giù per le terre attorno al Mediterraneo, su strade battute dai calzari dei legionari romani, nei deserti abitati dagli eremiti in fuga dal mondo, in una Lutetia che ancora non era Parigi ma che già affascinava, nell’Alessandria dilaniata dal settarismo religioso, palcoscenico della tragedia della filosofa e scienziata Ipazia (e qui il racconto si intreccia con l’omonimo romanzo di Adriano Petta e Antonino Colavito, sempre edito da La Lepre).
Nella prima parte vi farà da guida un eunuco libico chiamato Evemero. Strano personaggio davvero: compagno d’infanzia (e qualcosa di più) di Flavio Claudio Giuliano, ne diventerà segretario, confidente, consigliere, sempre restando il suo servo più fedele. Vi racconterà la vita di quello che sarebbe passato alla storia come l’Apostata per aver rinnegato la nuova fede tornando al culto degli dei tradizionali, dalla strage della famiglia nelle stanze del palazzo imperiale di Costantinopoli alla disastrosa campagna contro il regno sasanide di Sapore. Una lunga scia di sangue, perché “all’ombra della porpora c’è molto più odio che amore; e (…) tutti gli imperatori, buoni o cattivi che siano, sono servi del trono su cui siedono; e (…) quel trono, come un vendicativo dio ctonio, chiama sangue”.
Pagina dopo pagina Evemero vi apparirà più realista del re e più filosofo del suo signore che era diviso tra le ansie soteriche del suo amato dio Helios, gli intrighi di corte e i doveri di comandante in capo dell’esercito… Evemero invece ha come unica preoccupazione Giuliano e si cruccia nel vederlo sprecare il suo talento: il pupillo ha intrapreso una strada che lo porterà alla sconfitta. Ma Marco Aurelio e Seneca (le cui citazioni costituiscono lo scheletro del romanzo, insieme ai resoconti di Ammiano Marcellino) hanno insegnato che tutti gli uomini, prima o poi, devono dichiarare la propria resa, servi, filosofi o imperatori che siano.
Intanto nel mondo si combatte. Con le idee: il cristianesimo si sta imponendo (anche grazie a vescovi sempre più intransigenti) e Giuliano comprende che gerarchia, assistenza degli ultimi e proselitismo ne sono i punti di forza, tanto da volervi imitare in una gara che vede il paganesimo rincorrere, ormai superato dalla religione del Nazareno. Ma si combatte anche con le armi: quelle palesi che assediano e distruggono città e quelle nascoste dello spionaggio e del controspionaggio (e poveri piccioni viaggiatori che finiscono in tavola!). Su entrambi i fronti Giuliano risulterà perdente, ma l’amore per la cultura greca – per Omero, Platone, Alessandro – riuscirà a dare frutti postumi.
Simmetricamente Mardonio affronterà le proprie guerre, aspirerà al cielo e si macchierà di sangue fuggendo per terre e mari. A fare da anello di congiunzione (anzi: da spilla che tiene insieme i lembi del mantello di porpora) c’è l’eunuco Evemero, paradossalmente il solo a sentire il richiamo della carne e il calore della famiglia. E tutti e tre sono uniti dal desiderio che la storia che hanno raccontato ci resti nel cuore.
Saul Stucchi
PS: il romanzo è ufficialmente candidato al Premio Strega 2014.
Luigi De Pascalis
IL MANTELLO DI PORPORA
Collana Visioni
La Lepre Edizioni
2014, 480 pagine, 18 €