
La mostra monografica di Piero Manzoni attualmente in corso a Palazzo Reale è un omaggio insieme sentito e doveroso che la città di Milano tributa a uno dei suoi figli (se pur adottivo) più brillanti. Certo, molto diversa la città di oggi dalla capitale culturale degli anni Cinquanta in cui Manzoni mosse i primi passi e visse buona parte della sua folgorante parabola artistica. Milano è ora una copia sbiadita, un’erede pallida di quella fucina di idee, anche se desiderosa di lasciarsi alle spalle la palude dei decenni passati (se poi ce la farà, è questione che rimane aperta…). Ed è un omaggio anche agli illuminati collezionisti milanesi che credettero in lui: le opere in prestito vengono infatti per la maggior parte da collezioni private cittadine.

Per celebrare gli ottant’anni dalla nascita (avvenuta a Soncino, in provincia di Cremona, nel 1933), il Comune di Milano e l’editore Skira hanno organizzato una bella mostra che consente ai visitatori di apprezzare l’intensa carriera di un artista geniale purtroppo noto al grande pubblico soltanto per la sua “Merda d’artista”. Che ovviamente non poteva mancare nel percorso espositivo: la ritroviamo già nella sala introduttiva e altre quattro “sorelle” le rivedremo nella penultima. E se da una parte perde un po’ del suo potenziale provocatorio, comune a molti altri lavori di Manzoni, dall’altra ne guadagna perché viene correttamente contestualizzata in mezzo a tutte le altre opere dell’autore.
Diciamo subito che è caldamente consigliato l’utilizzo dell’audioguida, realizzata da Antenna International. La prima sala raccoglie quadri dei primi anni, quando Manzoni guardava, anche se libero da sudditanza psicologica perché consapevole del proprio valore e desideroso di esprimerlo con un suo stile, all’Arte Nucleare di Enrico Baj e allo Spazialismo di Lucio Fontana. Sono quadri realizzati con impronte di oggetti ripetute sulla tela e immagini informi di ascendenza surreale. Che contrasto con la sala successiva, dove sono esposte molte opere della serie Achromes! Manzoni aveva idee chiarissime fin dall’inizio, potremmo dire “programmatiche”, anche se Flaminio Gualdoni, curatore insieme a Rosalia Pasqualino di Marineo della mostra e del catalogo (nonché autore del saggio Breve storia della merda d’artista, entrambi editi da Skira), dice: “Manzoni non ha niente da annunciare, da predicare, da dimostrare; non ha nulla di cui convincerci. Lui fa essere le sue opere”. Non un atteggiamento profetico, dunque, il suo, e tuttavia potentemente assertivo.

Al centro della seconda sala, attorniato da molti esemplari della serie Achromes, campeggia il podio in ferro e bronzo Socle du monde (in omaggio a Galileo): un rovesciamento del punto di vista basta a ricordarci che il mondo è esso stesso un’opera d’arte. Lo stupore con cui il giovane artista – Manzoni sarebbe scomparso prematuramente nel 1963, ad appena 29 anni, colpito da un infarto – guardava alla realtà circostante è impresso in tutte le sue opere. È la vera impronta, ancora più di quella digitale con cui le marchiava o della firma con cui “autenticava” e trasformava in opere d’arte le persone. Ha reinterpretato oggetti della quotidianità per farli parlare in modo affatto diverso e col suo tocco (che è stato prima di tutto uno sguardo) li ha resi opere d’arte.

“Non c’è nulla da dire. C’è solo da essere. C’è solo da vivere”, recita una sua citazione riprodotta su una parete dell’ultima sala. Con la gioia con cui Manzoni creava, il visitatore si sofferma davanti alle sue creature: la serie delle Linee (bella la foto che ritrae l’artista mentre realizza Linea 7200 m, collocata sopra l’opera); i Corpi d’Aria e Fiato d’Artista; le Impronte e le Uova; e naturalmente la Merda d’artista. Come abbiamo anticipato, sono presenti ben cinque dei novanta esemplari numerati prodotti. E siamo certi che l’artista, nel sentire un visitatore chiedere a un custode di sala perché il 53 scritto accanto al titolo dell’opera non corrispondesse a nessun brano dell’audioguida, avrebbe sorriso. Prima di autografargli il braccio.
Saul Stucchi
Didascalie:
Piero Manzoni
Merda d’Artista n.07, 1961
Scatoletta di latta, carta stampata, h 4,8; d 6 cm
Collezione privata
Milano et – Mitologia, 1956
Olio e cera su tavola, 95×130 cm
Collezione privata
Uovo scultura n.21, 1960
Uovo in scatola di legno, 5,7×8,2×6,7 cm
Milano, Fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian Gallery
PIERO MANZONI 1933-1963
Dal 26 marzo al 2 giugno 2014
Palazzo Reale
Piazza Duomo 12
Milano
Orari:
– Lunedì 14.30-19.30
– Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica 9.30-19.30
– Giovedì e Sabato 9.30-22.30
La biglietteria chiude un’ora prima
Informazioni:
Infoline: tel. 02.92800375
www.mostramanzonimilano.it
www.comune.milano.it/palazzoreale
Biglietti:
Intero 11 €; ridotto 9,50 €