
Mi sono chiesto perché a Ravenna. Ma sono bastate le prime note a rispondere: qui e in pochi altri luoghi della Penisola (Venezia, Bari e Otranto) sono le antenne d’Italia rivolte a Oriente. Ecco perché Paolo Rumiz e Monika Bulaj hanno scelto Ravenna – e il suo prestigioso Festival – per il debutto dello spettacolo Gerusalemme perduta, andato in scena questa sera al Teatro Rasi. Il folto pubblico era composto dai fedeli lettori del giornalista-scrittore-viaggiatore e ancora prima di entrare in sala veniva accolto da un aromatico profumo d’incenso diffuso da un turibolo che campeggiava sul palco vuoto, appeso al soffitto.
E poi è partito il viaggio. Fatto di note, di parole, di suggestioni e dei movimenti sinuosi di Barbara Zanoni. Un trittico, possiamo definire questa eleborazione scenica dell’omonimo reportage di Rumiz e Bulaj edito da Frassinelli, con ciascuno dei tre pannelli realizzato alla perfezione. E il pubblico ha apprezzato l’armonia delle parti, la coralità dell’insieme e la magia dello spettacolo. L’abside dell’antica chiesa si è trasformato in una navicella spazio-temporale e il capitano Rumiz (affiancato dall’ottimo Graziano Piazza) ci ha condotto da Torino fino a Gerusalemme, percorrendo a ritroso la via di diffusione del cristianesimo.

Non sappiamo dire quale sia la parte più riuscita dello spettacolo. Le parole dello scrittore rievocavano i monasteri della Grecia, le comunità dell’Anatolia, i riti bimillenari a un passo dall’oblio; i silenzi, le preghiere, le imprecazioni in aramaico, la lingua di Gesù; gli incontri lungo la via e i notturni degni di Alcmane (“Ma ora dormono tutti: i russi, i siriaci, i drusi, i maroniti, i copti. Dorme l’ebreo hassid Gideon Lewensohn, dopo essersi tolto il cappello di pelliccia, aver recitato le ultime preghiere, e messo a letto cinque dei suoi otto figli. Dorme Awni Amarneh, vecchio custode musulmano di una sinagoga, pure lui padre di otto figli, che ogni giorno traversa paziente il check point per fare il suo lavoro”).

Barbara Zanoni era una menade rossa attorno a cui – per un’ora – è girato tutto l’universo, irresistibile magnete che calamitava gli sguardi degli spettatori, trasformati in tanti Erodi pronti a ordinare la decollazione del Battista, mentre le musiche del gruppo Theatrum Instrumentorum & Balkan Jam creavano un’atmosfera di struggente lontanza-vicinanza con l’Oriente. E quindi uscimmo a riveder le stelle, sopra la piccola croce di Sant’Apollinare Nuovo. Finché il volgare baccano di tre motorini smarmittati non ha spezzato l’incanto…
Saul Stucchi
Gerusalemme perduta
di Paolo Rumiz e Monika Bulaj
Un progetto di Aleksandar Sasha Karlic
a cura di Graziano Piazza
Theatrum Instrumentorum & Balkan Jam: da Vangelis Merkouris (canto, ud, tamburas), Muhammad Eid Al Chaleh (canto, percussioni), Igor Niego (nei, gajda, kaval, percussioni), Krasimir Kalinkov (violino, lira), Marco Ferrari (ney, kaval,clarinetto), Aleksandar Sasha Karlic (canto, oud, percussioni)
Coreografia, danza e canto: Barbara Zanoni
28 giugno 2011
Teatro Rasi
Ravenna