• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Biblioteca » Torna lo Strega tra coccodrilli e giovani autrici “paleofreak”

20 Maggio 2011

Torna lo Strega tra coccodrilli e giovani autrici “paleofreak”

coccodrilli_ante Ci risiamo: torna lo Strega. Ogni anno aspettiamo di vedere se si smentisce. Se Mondadori va a prendere il fresco chessò, al Gianicolo. Nel caso, spetterebbe a Mario Desiati, candidato dell’annata. Immaginiamo non ne abbia alcuna voglia, anche perché a Segrate hanno fatto un romanzo migliore di quelli che di solito presentano al premio. S’è fatta scrematura dopo la prima selezione di diciannove titoli e adesso la compagine è rientrata nelle normali aspettative dei soliti addetti ai lavori. Li chiamano così. Lasciamo perdere e vediamo alcuni dei titoli.
Potrebbe – dicono – insidiare la vittoria di Desiati, Fabio Geda, autore di un libro delicato e forte, di quelli che vanno bene anche a scuola (non escluderei che diventasse un piccolo classico). Nel mare ci sono i coccodrilli racconta la storia di Enaiatollah Akbari, un giovane di etnia hazara, fuggito ancora bambino dall’Afghanistan. Il libro, edito da Dalai, è stato proposto alla giuria da Marino Sinibaldi secondo il quale “la capacità della letteratura contemporanea italiana di ospitare storie come questa è un segno di vitalità sorprendente, che contraddice stereotipi di chiusura e declino”. coccodrilliL’altra madrina di quella che resta una bella storia è Valeria Parrella (be’, nessuno è perfetto). Enaiatollah è costretto ad attraversare l’Asia per arrivare fino in Italia attraverso il Pakistan, poi l’Iran, la Turchia e la Grecia. Un piccolo eroe dickensiano, costretto a remare con il fottuto terrore dei coccodrilli. Un particolare importante, il ragazzo è vivo: è lui che ha raccontato la sua storia all’autore.
Bruno Arpaia è invece l’autore di un romanzo ambizioso, L’energia del vuoto, per Guanda, un thriller epistemologico sbilanciato sulle idee che indebolisce l’evidenza dei personaggi (ho già parlato altrove di questa tendenza per libri molto diversi da questo ma con lo stesso limite di fondo).

C’è poi Alessandro Bertante con il romanzo Marsilio Nina dei lupi, storia della bimba Nina, raccontata in “un posto selvaggio, intriso di leggende, ottusità ancestrali”, attraverso un’iniziazione che se da un lato la conduce verso una risoluta compiutezza femminile, dall’altro traccia la via di una rigenerazione possibile per tutta la comunità messa in pericolo da una sorte di apocalisse – mito, insomma.

Del romanzo Mia madre è un fiume, di Donatella Di Petrantonio ho già scritto qui, su ALIBI.
Il diario di Luciana Castellina per le edizioni Nottetempo sembra un tributo di quelli che il Premio Strega ogni tanto concede a figure storiche dell’engagment italiano non propriamente letterario, tanto per dare  un po’ di nobiltà a una competizione incapace di lasciare traccia se non mercantile nella storia della letteratura.
C’è poi l’impresentabile romanzetto della teologa Maria Pia Veladiano, La vita accanto, esempio di quello che ho chiamato altrove profondismo (“poesia” a tutto spiano, dolore, riscatto forse sì forse no, spiritualismo velato, frasi brevi che vorrebbero imitare Ungaretti e piacciono molto alle signore mie de sinistra  – moderata – a quelle de destra piacciono altre cose. Profondismo.)
LuckyHo scritto altrove poi di un piccolo romanzo sarcastico, livoroso, arrabbiato (ma che sa far ridere): Aspetta primavera, Lucky di Flavio Santi, messa in scena impudica di un io che non ce la fa più, di cui si può dire con ragionevole certezza che si è rotto i maroni di sopravvivere a stento, di essere trattato come l’ultimo dei fessi in un paese, il nostro, che disprezza profondamente la cultura dichiarandolo con le parole e i fatti.
Un narratore solido come Edoardo Nesi, con Storia della mia gente, Bompiani, scrive una sorta di reportage sul fallimento dell’azienda di famiglia, che è anche fallimento del distretto tessile di Prato: concorrenza dei cinesi e colpevole sprovvedutezza della politica italiana: questo il materiale di un bravo  scrittore che molti conoscono anche per la mirabolante traduzione di Infinite Jest, l’opera monstre del povero David Foster Fallace.

Molte cose a sproposito si son dette invece su Settanta acrilico, trenta lana di Viola Di Grado (Edizioni e/o), giovanissima scrittrice che hanno paragonato a Amelie Nothomb e che rischia purtroppo di assomigliare a Isabella Santacroce. Il suo libro racconta una storia molto dark ambientata a Leeds, una città “dove l’inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c’era prima”.
La Di Grado probabilmente non è priva di talento (la sua scrittura, che a molti è sembrata audace, a tratti non è priva di spunti interessanti), ma fa pensare a certi talenti calcistici bruciati da giovani – spacciati troppo presto per fuoriclasse. Così non si vorrebbe nemmeno fare l’errore contrario e sottoporre il testo a un’analisi impietosa che ne evidenziasse le soluzioni sconcertanti, i salti nel vuoto: “Il cielo è soltanto un remake a basso budget dei suoi occhi.” Oppure, “Quanto al sole, poveraccio, era soltanto un puntino” etc – sole poveraccio? Sui vestiti che non le stanno bene: “Le scollature mi prendevano in giro”.  Giovanissima, la Di Grado, e paleofreak.
Michele Lupo

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Biblioteca

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • “Le armoniose stagioni” di Vivaldi al Conservatorio di Torino
  • “La più bella. La versione di Elena” di Brunella Schisa
  • Recensione del romanzo “Orbital” di Samantha Harvey
  • Da Miraggi “Pabitele”: i racconti di Bohumil Hrabal
  • Al Teatro Out Off “Cemento” di Thomas Bernhard

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi