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Voi siete qui: Musica & Danza » Il Quartetto Ébène ha suonato al Conservatorio di Milano

17 Marzo 2026

Il Quartetto Ébène ha suonato al Conservatorio di Milano

Secondo momento della mia intensa settimana musicale, dopo il bell’avvio con il concerto di chiusura della residenza de LaFil Filarmonica di Milano al Piccolo Teatro e prima della magistrale Messa in Do minore K 427 di Mozart (senza contare la presentazione del CD di Raffaele D’Angelo dedicato a Schubert), è stato il concerto del Quartetto Ébène martedì 10 marzo (che poi sarebbe stata chiusa per qualche giorno per ragioni burocratiche: ma oggi ospiterà regolarmente l’esibizione di Leonidas Kavakos ed Enrico Pace, rispettivamente al violino e al pianoforte).

Un tifo da stadio ha salutato la prova del quartetto francese, composto da Pierre Colombet e Gabriel Le Magadure al violino, Yuya Okamoto al violoncello e, in via eccezionale, da Hélène Clément alla viola, in sostituzione della musicista Marie Chilemme.

Se il concerto di lunedì de LaFil si era chiuso con la Sinfonia n. 4 di Beethoven, il programma del Quartetto Ébène è stato interamente dedicato al compositore tedesco. Per essere più precisi si è trattato della prima tappa di un percorso inteso a proporre l’esecuzione integrale dei Quartetti di Beethoven.

Questa la scaletta della serata, con un breve intervallo tra la prima e la seconda opera e uno più lungo prima della terza:

  • Quartetto n. 2 in sol maggiore op. 18 n. 2
  • Quartetto n. 16 in fa maggiore op. 135
  • Quartetto n. 14 in do diesis minore op. 131

Nel libretto di sala così introduce il programma Giovanni Cestino, “(Etno)musicologo e direttore di coro”:

L’ integrale dei quartetti di Beethoven proposto dal Quartetto Ébène inizia questa sera con una scelta analitica e radicale. La prima terna accosta un esempio della prima produzione a due opere cardine dell’ultima produzione di Beethoven. Un’opera “di mezzo” avrebbe ridotto il programma a un compitino didascalico ed evoluzionistico. Ma proprio in questo scarto cronologico si vuole esaltare la misura della distanza e della prossimità che intercorre tra il principio e la fine di un percorso creativo di portata emblematica per il canone occidentale”.

Dunque una composizione datata al 1798 – 1800 e due di un quarto di secolo successive, completate nel 1826 (ricordiamo che Beethoven morirà l’anno seguente: il 2027 sarà perciò un anno di importanti manifestazioni per celebrarne il genio a duecento anni dalla morte).

Diversi momenti mi hanno colpito in modo particolare. Uno è stato il terzo movimento del Quartetto n. 16, “Lento assai, cantante e tranquillo”: un lentissimo che fa pensare a una passeggiata autunnale nella nebbia. Tra parentesi: nella chiacchierata che ho avuto lunedì sera con il Maestro Marco Seco, direttore artistico de LaFil – tra gli spettatori del concerto in Conservatorio –, questi a un certo punto si è soffermato sulla mancanza di tempo che oggi ci affligge, impedendoci di approfondire e di prepararci con sufficiente cognizione di causa ai concerti a cui assistiamo. Ecco: per godersi appieno quel movimento occorre abbandonarsi a un ritmo del tempo a cui purtroppo non siamo più abituati.

Del Quartetto 14 – eccezionale per la struttura in sei movimenti, per la durata (circa 40 minuti) e per la bellezza che sprigiona nota dopo nota – mi sono appuntato il suono della viola nel primo movimento, il pizzicato del violoncello nel terzo e lo scherzo di pizzicati nel quarto. L’ultimo movimento poi – “Adagio quasi un poco andante. Allegro” – sarebbe stato già di suo motivo sufficiente per assistere al concerto del quartetto francese.

Una curiosità per i cinefili: nel film Una fragile armonia di Yaron Zilberman (A Late Quartet, 2012) il concerto finale dell’ensemble composto, tra gli altri, da due musicisti interpretati rispettivamente da Philip Seymour Hoffman come violino secondo e da Christopher Walken come violoncellista, è proprio il Quartetto n. 14.

Dopo l’appuntamento di questa sera – il già menzionato concerto di Leonidas Kavakos ed Enrico Pace – il 31 marzo sarà la volta di Rafał Blechacz al pianoforte [tra i pochi memorabilia musicali della mia modestissima collezione conservo un suo autografo], con musiche di Beethoven, Schubert e Chopin.

Saul Stucchi

Società del Quartetto di Milano

Quartetto Ébène

10 marzo 2026

Sala Verdi
Conservatorio di Milano

Informazioni e programma:

www.quartettomilano.it

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