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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Io la conoscevo bene” di Antonio Pietrangeli

2 Giugno 2026

“Io la conoscevo bene” di Antonio Pietrangeli

In queste mie notarelle, ho parlato della Nouvelle Vague in Francia, del cinema indipendente negli USA, del nuovo cinema tedesco e di altri movimenti. Dell’Italia ho raccontato il Neorealismo e ho solo accennato a quello che è avvenuto dopo. Riprendo quel discorso e, con la pellicola di Antonio Pietrangeli, analizzo il periodo successivo alla ricostruzione post bellica, quello che ha preso il nome di boom economico.

Io la conoscevo bene (1965) è strettamente imparentato con Il sorpasso, anche se le storie sono ovviamente diverse. E, visto che sono sul discorso, uno dei tre sceneggiatori, oltre allo stesso regista e a Ruggero Maccari, è Ettore Scola, del quale ho parlato per C’eravamo tanto amati, altro capolavoro del periodo, ma con una visione meno tragica.

La pellicola di Pietrangeli racconta di una ragazza di provincia (Adriana Astarelli), approdata a Roma per cercare il successo nel cinema. Già la lettura che il regista ne dà, rimanda a una condizione femminile discutibile; ma, quello che davvero rappresenta la forza del film è avere collocato la vicenda di Adriana nell’Italia degli anni Sessanta.

Andiamo, però, con ordine. Pietrangeli vede in questo modo il personaggio interpretato dalla Sandrelli: “Morale nessuna; neppure quella dei soldi perché non è una puttana. Per lei, ieri e domani non esistono. Non vive mai giorno per giorno, perché questo la costringerebbe a programmi complicati. Perciò vive minuto per minuto. Prendere il sole, sentire i dischi, ballare sono le sue uniche attività. Per il resto è volubile, incostante, ha sempre bisogno di incontri nuovi e brevi; non importa con chi: con se stessa mai.”

“Con te si sta bene, perché sei una ragazza riposante. Con te un uomo si sente libero, tranquillo. Come con un amico” (Antonio)

L’analisi sociologica, invece, è spietata. A una nazione che fino a poco prima era stata prevalentemente contadina, sta sostituendosi una cultura basata su valori molto differenti: l’idea del benessere sta forgiando il ceto medio, portandosi dietro il mito del nascente consumismo.

“I reumatismi sono sintomi di ricchezza. Il giovanotto bellino che balla lo ye-ye non ha fabbriche, tesoro mio.” (Barbara)

L’altra faccia del boom è un mondo senz’anima, un’Italietta industriale e provinciale, una Roma brutale e ottusa. E le frecciate più feroci sono verso il mondo del cinema e della pubblicità, quello in cui aspira a entrare Adriana. Sono passati cinque anni da La dolce vita di Federico Fellini, pellicola in cui Roma e il magico mondo dello spettacolo vengono esaltati e mitizzati: lo sguardo di Pietrangeli è molto meno affascinato.

Dopo aver visto il film, viene proprio da chiedersi se, dopo più di cinquant’anni, le cose nel nostro Paese siano cambiate.

“Lo scusi. I ragazzi in Italia sono tutti mezzi scemi come questi due. Sarà stata la guerra, mah!” (Adriana)

Io la conoscevo bene è un film attuale nel suo contenuto, ma anche moderno nella sua struttura. Eccelle nella fotografia (bellissimo il bianco e nero di Armando Nannuzzi) e nella musica (di Piero Piccioni ancorché intervallata da diverse canzoni dell’epoca), anche se l’aspetto più interessante è dato dal montaggio (Franco Fraticelli) e dalle scelte registiche.

Antonio Pietrangeli non procede seguendo un ordine cronologico, ma con ellissi narrative, salti temporali e inserti di brevi flashback. La sua regia cambia registro a seconda delle situazioni o delle emozioni: piani sequenze, inquadrature fisse, panoramiche, fino a inquadrature dal basso tipiche dei film horror (quando Adriana cammina di notte dopo l’incontro di boxe).

All’epoca venne accolto dal grande pubblico con una certa diffidenza, proprio perché risultava difficile e meno fruibile di altre commedie del periodo (Il sorpasso su tutte).

“Non hai saputo tenerti niente, neanche un sorriso sincero e avevi il mondo intero nelle tue mani; tutto hai perduto anche l’amore, buttato via dalle tue mani, mani bucate…” (Sergio Endrigo)

Il regista

Antonio Pietrangeli nasce a Roma nel 1918 e muore a Gaeta nel 1968. Come per tanti suoi colleghi della Nouvelle Vague, inizia la carriera come critico, scrivendo su Bianco e Nero e Cinema.

Prima di passare dietro alla macchina da presa, insegna presso il Centro Sperimentale di cinematografia ed è assistente alla regia e sceneggiatore. Il suo debutto avviene con Il sole negli occhi (1953), ma firma anche pellicole importanti come Adua e le compagne (1960), La parmigiana (1963) e La visita (1963).

Durante le riprese di Come, quando, perché, muore accidentalmente per annegamento. Il film verrà poi ultimato da Valerio Zurlini.

Scrivevo prima che il suo modo di fare cinema è stato molto innovativo e in anticipo sui tempi. Sembra infatti che anche fra gli stessi registi non fosse molto amato: qualcuno non gli aveva perdonato alcune recensioni quando era critico, né la posizione molto rigida nei confronti della chiesa cattolica e di gran parte della politica.

Note e curiosità

Io la conoscevo bene ha ricevuto diversi premi, specialmente in Italia. I tre Nastri d’argento (alla sceneggiatura, alla regia e a Ugo Tognazzi) hanno però tralasciato la straordinaria prova di Stefania Sandrelli. In realtà, la produzione e gli sceneggiatori avevano pensato a ben altre attrici per il ruolo di Adriana (Brigitte Bardot, Natalie Wood, Sandra Milo e altre), ma Antonio Pietrangeli si impuntò e scelse Stefania, allora molto giovane e con poca esperienza.

Antonio Pietrangeli ha avuto due figli: Paolo (1945-2021) e Carlo (1951). Paolo, morto da poco, è stato prima un famoso cantautore (sua la arcinota Contessa) e poi regista di cinema e di televisione (Maurizio Costanzo Show tra gli altri). Si è sempre impegnato politicamente, prima nel Partito comunista e poi in diversi gruppi sempre nella galassia della sinistra.

Concludo con una notazione personale. Al di là dei meriti che la pellicola ha, a me è particolarmente piaciuta, per la colonna sonora. Ho scritto prima che la musica è di Piero Piccioni, ma per tutta la durata del film si susseguono canzonette in voga in Italia negli anni Sessanta: ovviamente mi riportano alla mia gioventù.

L S D

Io la conoscevo bene

  • Regia: Antonio Pietrangeli
  • Soggetto e sceneggiatura: Antonio Pietrangeli, Ruggero Maccari, Ettore Scola
  • Interpreti: Stefania Sandrelli, Mario Adorf, Jean-Claude Brialy, Joachim Fuchsberger, Nino Manfredi, Enrico Maria Salerno, Ugo Tognazzi
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