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Voi siete qui: Biblioteca » È il cinema il filo che lega Zanzotto, Fellini, Pasolini e Bertolucci

28 Ottobre 2011

È il cinema il filo che lega Zanzotto, Fellini, Pasolini e Bertolucci

Zanzotto_ante Del compianto Zanzotto, l’ultimo grande poeta italiano, era noto l’interesse non marginale per il cinema. Marsilio aveva da poco mandato in libreria Il cinema brucia e illumina. Intorno a Fellini e altri rari, volume a cura di Luciano De Giusti, che riassume  gli scritti del poeta sull’argomento. Fellini è un po’ il centro di questi contributi, alcuni del tutto inediti, e in fondo, il regista agli occhi di Zanzotto più significativo, con il quale collaborò per La città delle donne, Il Casanova, e, in seguito, per i cori de E la nave va.

Sull’”ingordo fanciullo Fellini”, del quale il libro ospita una lettera inedita, Zanzotto segue il paradigma che istituisce attraverso “una sintassi onirica” un legame molto stretto fra cinema e universo femminile, fino al punto di fargli dire che la “seduzione irresistibile”, il vortice di “ombre  e sagome” della sala cinematografica ha in sé “qualche cosa di femminile, nella sua essenza”. Zanzotto conviene che i motivi declinati per questa via dal genio riminese fossero ormai “preconfezionati e premasticati” ma Fellini li prendeva di petto “sfolgorando e facendo la ruota”. Inoltre, scrive Zanzotto, “la sensibilità di Fellini per il fattore fonico, vocale, poetico vero e proprio è sempre stata particolarissima”; le sue, del regista, sono “voci-visceri, ventriloquìe, movimenti muscolari e servili”. Nessuno avrebbe potuto dirlo meglio, e se riguardo all’uso dei dialetti e delle lingue Zanzotto ritrova “pari intensità e pignoleria filologica” in Pasolini (un altro dei registi di cui si parla in questi articoli, definito “maestro mirabile”), Fellini più di chiunque altro a suo avviso “riporta il parlato a una viscosità di aderenza o consonanza e contrappunto col visivo in atto, ben al di là di ogni ipotesi meramente ‘realistica’ o ‘impressionistica’”. Nel libro troviamo anche il progetto mai realizzato del Mastorna, ricordi e notazioni biografiche mescolate a finissime letture critiche, l’attenzione per il cinema di Bresson, alla cui religiosità pure Zanzotto si sentiva estraneo, le poesie ispirate al cinema: tutto retto da una scrittura che chiama il lettore al piacere dell’ascolto a prescindere dai contenuti concettuali.

Bertolucci_crop1Sull’argomento cinema, un altro libro interessante e recente, sempre per Marsilio, è Bernardo Bertolucci. Il cinema e i film, a cura di Adriano Aprà. Il volume si propone di rivedere l’intera produzione cinematografica del regista con l’ausilio di diversi brevi saggi, anche di autori molto giovani. Il curatore all’inizio la passa in rassegna velocemente a partire da due cortometraggi di un Bertolucci ragazzino, esercizi stilistici spariti dalla circolazione e dei quali lo stesso Aprà confessa di avere un “ricordo pallido” per averli vista una sola volta più di mezzo secolo fa. La formazione dell’autore di Novecento parte dall’acquisizione di vari elementi nouvelle vague, passa per il confronto più diretto e compiuto con la dimensione spettacolare – ossia con l’eterno dilemma del cinema che non può fare a meno dell’industria, e dunque apre alla dialettica pubblico-autorialità, anche in una prospettiva “internazionale”, dall’ambizioso L’ultimo imperatore alla favola del Piccolo Buddha, passando per Il tè nel deserto.

Nel volume (arricchito da una dettagliatissime filmografia e da adeguata bibliografia) vengono messi a fuoco alcuni aspetti peculiari, nonché le tappe decisive del percorso di Bertolucci, dal vero debutto pasoliniano (per ciò che attiene al soggetto) de La commare secca (1962), successivo all’altra collaborazione di quel film capitale e unico della storia italiana che è Accattone (Pasolini, malignava lo stesso Fellini, non aveva la più pallida idea di cosa fosse una macchina da presa) al lavoro con gli attori, alla componente musicale, alle lunghe frequentazioni (non solo private evidentemente ma tematizzate nei suoi stessi film) con la psicoanalisi. Sempre, l’elastico di una vocazione intesa a cercare una sintesi fra l’interiorità dei personaggi e la grande “storia” – tanto da segnarne la percezione nel pubblico in un quadro di riferimenti spesso contigui ai decenni politicamente più caldi del Novecento.

Ovviamente, non potrebbero mancare note riguardanti la regia, che è poi la vera scrittura di un film, attenta in Bertolucci a un’immagine “costruita”, di secondo grado, fin troppo consapevole della storia e della lingua cinematografia. E dunque, nonostante possa egli dirsi uno dei “più importanti paesaggisti della storia del cinema italiano”, il suo, piuttosto che un tentativo di mera rappresentazione della “natura” – compresa quella emiliana che ben conosce e ritorna nei suoi film – va pur sempre considerato un’operazione stilistica, di “annessione culturale” dello spazio figurativo.
Michele Lupo

ZanzottoBertolucci_coverAndrea Zanzotto
Il cinema brucia e illumina
Intorno a Fellini e altri rari 

Marsilio
pag 177
18 €

AA. VV.
Bernardo Bertolucci
Il cinema e i film
A cura di Adriano Aprà
Marsilio
pag  336
23,80 €

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