Non so voi, ma io sono sempre circondato dai libri. E nei prossimi mesi – per ragioni che non sto a spiegare per non annoiarvi – lo sarò ancora più del solito. Questo periodo di intensa vicinanza fisica ai libri lo considero dunque un’ottima occasione per riprendere in mano Il manoscritto di Stephen Greenblatt, edito da Rizzoli, che avevo iniziato mesi fa per poi abbandonarlo ben oltre la metà, sommerso da altre letture e altri impegni. Un libro che parla di libri. Soprattutto di uno in particolare, il De rerum natura di Lucrezio, la cui riscoperta – per opera dell’umanista fiorentino (aretino) Poggio Bracciolini – ha avuto un enorme impatto sulla cultura europea.

Perché non proporne ai lettori di ALIBI – mi son detto – una sorta di recensione a (mini) puntate? Se vorrete, e avrete la pazienza di tornare periodicamente su questa pagina, la troverete aggiornata con l’indicazione della data di ciascuna nota. A cominciare da quella odierna.
4 giugno 2013 – Nell’inverno del 1417…
L’incipit è cinematografico: ricorda immediatamente la prima scena del film Il nome della rosa. Vi cito le prime righe: “Nell’inverno del 1417 Poggio Bracciolini cavalcò tra le colline e le valli boscose della Germania meridionale verso una destinazione lontana, un monastero che si riteneva conservasse una notevole quantità di manoscritti antichi”. Atmosfera spettrale, mistero, tesori… bastano poche parole per catturare l’attenzione del lettore con la promessa di un’avventura avvincente in un doppio passato: quello di epoca rinascimentale e quello dell’ultima età repubblicana di Roma.
5 giugno 2013 – Una figura sconcertante
L’autore ci presenta il protagonista in modo originale: definendolo per negazione. Poggio non era né appariva un cavaliere teutonico, un religioso, un diplomatico… A chi lo incontrava doveva apparire come una figura sconcertante proprio perché non era classificabile. Era un intellettuale alla ricerca di manoscritti antichi, copiati nel X secolo o anche prima. Ancora più problematico sarebbe stato rispondere alla domanda di chi fosse al servizio. Fino a poco prima del suo viaggio era stato al servizio del papa come scriptor e segretario apostolico, ma in quel 1417 il pontefice Giovanni XIII (al secolo Baldassarre Cossa) era stato arrestato e deposto dal concilio di Costanza perché ritenuto indegno. Pur disoccupato e senza molte risorse, Poggio non volle tornare in patria, deciso a impegnarsi nella ricerca dei suoi amati manoscritti.
6 giugno 2013 – Cinquanta frustate al monaco
Le opere dell’antichità ci sono giunte (le poche sopravvissute) grazie all’opera di copiatura dei monaci. Si tratta per certi versi di un paradosso: il monachesimo, infatti, operò attivamente per la conservazione dei classici ma non dello spirito che li aveva animati e prodotti. Le regole che disciplinavano la vita nei monasteri vietava e reprimeva lo spirito di contraddizione che aveva fatto la fortuna delle scuole filosfiche greche e romane. La lettura era prescritta come obbligo, ma la discussione di quanto veniva letto non era contemplata: era semmai osteggiata e punita perché allontanava il monaco dalla concentrazione con cui doveva dedicarsi ai suoi uffici. Chi avesse osato contraddire il confratello, sarebbe stato punito con cinquanta frustate.
10 giugno 2013 – Crowdfunding per Poggio
Poggio non conosceva il tedesco, ma parlava un latino classicheggiante e aveva una calligrafia “straordinariamente nitida” che gli aveva permesso di fare carriera in Vaticano. Per finanziarsi il viaggio alla ricerca di libri antichi l’umanista pensò bene di rivolgersi agli amici benestanti, anticipando la moderna pratica del crowdfunding. Disprezzava i monaci, ma provava una sincera gratitudine per il secolare lavoro di copiatura, durante il quale l’amanuense non era tenuto a comprendere quanto stava trascrivendo. Anzi: era meglio che non lo capisse e che affrontasse la copiatura come mero atto meccanico.
11 giugno 2013 – Leggere tra le righe
L’eccezionale durevolezza della pergamena ha consentito la sopravvivenza dei testi classici. I monaci raschiavano via i testi degli autori pagani e vi scrivevano sopra quelli cristiani, ma a volte le opere sottostanti si possono ancora leggere su quelli che sono chiamati palinsesti, ovvero manoscritti stratificati (letteralmente “raschiati di nuovo”). I monaci non erano incoraggiati a “leggere tra le righe” che era invece la missione di Poggio. L’umanista non rivela dove ha compiuto le sue scoperte clamorose, ma annuncia con orgoglio il risultato della ricerca: opere di Manilio, Silio Italico, Ammiano Marcellino e il De rerum natura di Lucrezio! Molto probabilmente le rinvenne nell’abbazia di Fulda.
Saul Stucchi
Stephen Greenblatt
Il manoscritto
Rizzoli
2012, 364 pp.
22 €
Il libro si può acquistare direttamente sul sito LibreriaRizzoli.it