
Ha compiuto un viaggio di migliaia di chilometri per approdare a Ferrara. È senza dubbio l’ospite più attesa, l’opera sulla quale si fisseranno gli occhi di tutti i visitatori che giungeranno nella città emiliana per ammirare i capolavori del Garofalo. Si tratta della Moltiplicazione dei pani e dei pesci, dipinta per il convento cittadino di San Bernardino tra il 1528 e il 1531da Benvenuto Tisi detto appunto il Garofalo (dal nome del paese natale della famiglia). Questo pittore non è stato scelto a caso del museo Ermitage di San Piteroburgo per inaugurare la prima mostra nelle prestigiose sale del Castello di Ferrara.
Ci sono almeno tre motivi: il livello dell’artista, senza dubbio (il Vasari ne apprezzava la “modernità”); la presenza di sue opere nella collezione del museo russo e la volontà di rendere omaggio a Ferrara attraverso un pittore che ha avuto un fortissimo legame con la città.
Un’epoca di crisi
Come mette in evidenza l’interessante saggio di Giovanni Ricci, dal titolo “1481-1559: i termini di una vita, la parabola di uno Stato” (pubblicato nel bel catalogo edito da Skira), la vita del pittore coincise con un’epoca fondamentale per la storia dello Stato estense. Nacque in un momento delicato, durante il quale la città era in guerra con la potente vicina, Venezia, che le contendeva il Polesine. Il conflitto finì male per Ferrara, che dovette ridimensionare le proprie aspirazioni. “Da quel momento, – scrive Ricci – lo Stato estense cessò di considerarsi il minore dei grandi Stati d’Italia per contentarsi della nomea di maggiore dei piccoli Stati; non si misurò più con Venezia o Milano ma, più modestamente, con Mantova o Urbino”. L’artista si trovò a lavorare in una città conscia della precarietà della sua situazione politica e non poté non essere in qualche modo “contagiato” da questa sensazione. Negli anni della maturità assistette inoltre alla contesa tra Este e Medici. I primi non vedevano di buon occhio i secondi, ritenuti inferiori di rango, anche se assai floridi dal punto di vista economico. Il saggio di Ricci si chiude con l’accenno alla pace di Cateau-Cambrésis, stipulata nel 1559, ovvero lo stesso anno della morte di Garofalo, cieco ormai da tempo. La pace mise fine a un’epoca e ne aprì un’altra, nella quale l’Italia passava sotto il dominio spagnolo, mentre il ducato estense si avviava al tramonto. Sul finire del secolo – precisamente nel 1598 – ci sarebbe stata la devoluzione di Ferrara allo stato pontificio: da stato indipendente, veniva declassato a periferia di un altro stato.
Garofalo e Ferrara
Sono una settantina le opere esposte in mostra, a rappresentare circa il settanta per cento dell’intera produzione superstite dell’artista. Durante la conferenza stampa di presentazione, Mauro Lucco, curatore dell’esposizione insieme a Tatiana Kustodieva (con la collaborazione di Michele Danieli), ha voluto sottolineare proprio la stretta relazione tra il pittore e Ferrara, città che custodisce la maggior parte delle sue opere.
Iniziamo il percorso espositivo ovviamente dalla prima sala che vede un’elevata concentrazione di opere di tema devozionale, con diverse Madonne col bambino, nelle quali si può ammirare l’eleganza del tratto di questo pittore e paragonarlo allo stile del contemporaneo Boccaccio Boccaccino, di cui è presente una Madonna col Bambino (proveniente da San Pietroburgo).
Si notino le alte montagne presenti in molte opere (per esempio nella Madonna col bambino prestata dal Sacro Convento di San Francesco di Assisi): sono frutto di pura fantasia, essendo il territorio ferrarese tra i più piatti dell’intera penisola. I temi sono quelli classici del repertorio sacro: l’Annunciazione, la Sacre Famiglia, L’Adorazione dei Magi, numerosi santi, riconoscibili per lo strumento del proprio martirio.
I capolavori
Come “testimonial” della mostra è stato scelto il dipinto Le nozze di Cana, realizzato per il convento di San Bernardino, santo al quale il pittore era particolarmente devoto. La composizione è piuttosto originale: al centro dalla tavolata preparata per la festa infatti non si trova Gesù, come vuole la tradizione, ma la coppia di sposi. Cristo è invece seduto all’angolo di sinistra e indica sei grandi vasi che simboleggiano i sei secoli (in senso biblico) in cui egli è rimasto nascosto al mondo, come il vino era stato nascosto nell’acqua.
lo compiuto da uno degli apostoli raffigurato sulla barca nella Vocazione di Pietro citata poco sopra.
Nell’Allegoria del Vecchio e Nuovo Testamento, la croce sulla quale Cristo patisce il supplizio serve a separare nettamente due mondi: alla sua sinistra una donna rappresenta la Sinagoga. La corona le scappa dal capo e il bastone del comando appare spezzato, due chiari simboli del tramonto del suo potere. Alla destra, invece, siede la Chiesta regnante, che tiene in grembo un globo crucifero. La grande tela fu realizzata tra il 1528 e il 1531 per il convento di San Bernardino.
Come accennato all’inizio, senza dubbio una dei protagonisti della mostra è la grande tela della Moltiplicazione dei pani e dei pesci. L’esposizione ferrarese è un’occasione praticamente unica per ammirarla perché il quadro si trova solitamente al museo d’arte di Khabavorsk, in Siberia.
Garofalo in città
La mostra allestita al Castello Estense può essere considerata la gemma più ricca di una collana, composta però da altri elementi preziosi. In città ci sono infatti altri luoghi che custodiscono opere del Garofalo e non si può lasciare Ferrara senza averle viste. Si può cominciare la visita dalla Pinacoteca Nazionale, ospitata al primo piano del celebre Palazzo dei Diamanti, che custodisce diverse tele provenienti soprattutto dalle chiese cittadine. Anche qui i temi prediletti sono quelli del repertorio sacro: un piccolo Presepe, l’episodio del Noli me tangere, l’Orazione nell’orto, La Strage degli Innocenti. Quest’ultima opera segna un punto di svolta nella produzione del Garofalo e qui le citazioni raffaellesche si sprecano. È datata 1519 e sarebbe stata esposta in mostra, se le cattive condizioni di conservazione non ne avessero imposto la permanenza alla Galleria Nazionale.
Ma le sorprese più inaspettate si “nascondono” in due palazzi: il primo si chiama Palazzo Costabili, detto anche di Ludovico il Moro perché sarebbe stato edificato per ospitare lo Sforza, oggi sede del ricco museo archeologico. Qui si può ammirare una splendida volta affrescata con una scena di vita quotidiana: vi compaiono musici, animali e putti che si affacciano da una balaustra.
Nel Palazzo del Seminario sono conservati due soffitti decorati dall’artista. Quello in condizioni migliori, a doppia volta, riporta soggetti mitologici e biblici. Anche quest’ultimo, come il precedente in Palazzo Costabili, ha come evidente modello di riferimento la Camera degli sposi dipinta da Mantegna nel Palazzo Ducale di Mantova: anche qui infatti alcuni personaggi si affacciano da un balcone.
Infine la Cattedrale conserva alcune opere del Garofalo, tra cui due affreschi trasferiti su tela che rappresentano San Pietro e San Paolo.
Informazioni
Garofalo pittore della Ferrara Estense
Castello Estense
Ferrara
Fino al 6 luglio 2008
Orario: tutti i giorni ore 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude alle 18.30)
Biglietto: intero € 10,00; ridotto € 8,00. Il biglietto dà diritto alla visita della mostra e del Castello Estense
Biglietteria Castello Estense, call center: 199.411.120 (costo € 0,1188 al minuto senza scatto alla risposta).
www.mostragarofalo.it
Il catalogo è edito da Skira e viene venduto in mostra al prezzo di 29,50 €
Didascalie:
Benvenuto Tisi detto il Garofalo
Le Nozze di Cana di Galilea, 1531 (particolare)
Olio su tela, cm 306×248
San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
Benvenuto Tisi detto il Garofalo
Madonna col Bambino
Olio su tavola, cm 50×37
Assisi, Sacro Convento di San Francesco
Boccaccio Boccaccino
Madonna col Bambino, 1504-1505
Tela trasportata da tavola, cm 69,5×53
San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
Benvenuto Tisi detto il Garofalo
Le Nozze di Cana di Galilea, 1531
Olio su tela, cm 306×248
San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
Benvenuto Tisi detto il Garofalo
Deposizione nel sepolcro, 1540 ca.
Olio su tela trasportato da tavola, cm 53×75,5
San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
Benvenuto Tisi detto il Garofalo
Allegoria del Vecchio e Nuovo Testamento, 1531-1535
Olio su tela, cm 318×257
San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
Benvenuto Tisi detto Il Garofalo
Volta affrescata, 1520 ca.
Ferrara, Seminario Vecchio