
Due sono i motivi principali per non perdere la bella mostra dedicata a Pier Jacopo Alari Bonacolsi detto l’Antico, in corso al Palazzo Ducale di Mantova.

Il primo è che si tratta di un’assoluta novità: prima d’ora, infatti, non era mai stata allestita un’esposizione monografica su questo importante scultore. La seconda ragione è che finalmente i visitatori possono ammirare gli appartamenti di Isabella d’Este, solitamente non accessibili al pubblico. Ma torniamo al Bonacolsi. Pur essendo uno dei protagonisti dell’arte rinascimentale, il suo nome non è accompagnato dalla fama che si meriterebbe. Ha sofferto, probabilmente, la vicinanza di un “gigante” della statura di Mantegna che ha finito con il metterlo in ombra. Ma la riprova del suo indubbio valore artistico si ha nel soprannome di Antico, guadagnato dal Bonacolsi per la maestria con cui realizzava le sue sculture che ricordavano quelle dell’antichità classica, considerate inarrivabili esempi di perfezione stilistica. I suoi esordi sono legati alle committenze per Gianfranco Gonzaga e per sua moglie Antonia Del Balzo,alcune delle quali – soprattutto medaglie – sono esposte nella prima sala della mostra. Protagonista è il cosiddetto Vaso Gonzaga, peraltro collocato in una posizione un po’ infelice che ne lascia quasi nascosta una parte.
Vi compaiono alcune scene che sono una citazione della celebre Zuffa degli dei marini di Mantegna. Entrambi ebbero come fonte d’ispirazione i rilievi dei sarcofagi romani (1) che per diverse generazioni di artisti (si veda il caso di Giulio Romano) rappresentarono una sorta di ricchissimo campionario figurativo. Nella seconda sala sono esposte le opere realizzate sotto l’influenza del sommo Andrea. Spiccano i grandi tondi con le imprese di Ercole e i busti romani provenienti dal Seminario Vescovile di Mantova, sottoposti a restauro proprio in occasione della mostra. Qui è esposto anche il Ritratto di giovane laureato, opera di epoca romana sulla quale Bonacolsi è intervenuto con un attento restauro. La quarta sezione, dedicata alla nascita dei bronzetti all’antica, si può considerare il centro dell’esposizione perché concentra il maggior numero di opere davanti alle quali ci si sofferma in ammirazione:
vanno citati almeno il Bacco, la Cleopatra, il Meleagro e il Paride seduto. Nell’evoluzione stilistica e culturale del Bonacolsi ricopre un ruolo fondamentale il rapporto con Roma: a questo tema è dedicata la quinta sezione della mostra, dove sono esposti alcuni capolavori come lo Spinario e l’Apollo del Belvedere, per i quali l’artista ha preso a modello due delle più celebri statue superstiti dell’antichità. La sesta sezione è invece incentrata sulla figura capitale della marchesa Isabella d’Este. L’artista realizzava opere su sua commissione e la consigliava nell’acquisto di antichità sulle quali spesso interveniva come restauratore. In questa sala Bonacolsi è in compagnia di Lorenzo Costa il Vecchio (sua la splendida Venere dal Museo Szépmûvészeti di Budapest), di Giovanni Maria Mosca, di Gian Cristoforo Ganti detto il Romano, autore di un delicato busto di bambino, nelle fattezze del quale è stato proposto di riconoscere Federico Gonzaga da fanciullo.
Nell’ottava sezione i curatori propongono un confronto tra l’Antico e il Moderno, un orafo e scultore (da alcuni studiosi identificato nel veronese Galeazzo Mondella) contemporaneo del Bonacolsi. Come quest’ultimo ebbe (da Isabella, come propone qualcuno?) il soprannome di Antico per lo stretto legame con la classicità, così il Moderno avrebbe derivato il suo dalla presa di distanza – o più precisamente – dal superamento dei modelli antichi. Infine la nona sezione indaga la persistenza della passione per l’antichità a Mantova dopo la scomparsa del Bonacolsi, con un particolare occhio di riguardo per Giulio Romano. Il percorso di visita però non è concluso perché prosegue per raggiunge un luogo chiave per la cultura rinascimentale, non solo mantovana, ma europea: lo Studiolo di Isabella d’Este. Questa sala piuttosto piccola era un concentrato di tesori d’arte che in seguito passarono alla collezione di Richelieu e poi a quella del Re Sole. Tutt’oggi costituiscono una delle perle più preziose del Louvre e ancora per poche settimane (fino al 5 gennaio) è possibile ammirarle insieme, collocate in un allestimento che riproduce la struttura dello Studiolo.
Sono infatti esposte all’interno dell’imperdibile mostra su Mantegna organizzata dal museo parigino. Il percorso della mostra mantovana si conclude con la visita alla Grotta e al Giardino Segreto, concepito come hortus conclusus. Consigliamo di seguire la mostra servendosi della guida edita da Electa: si tratta di una sintesi agile ma completa che permette di comprendere al meglio i punti salienti del percorso espositivo.
Saul Stucchi
(1) Sul tema dei sarcofagi romani si veda il recente saggio di P. Zanker, Vivere con i miti, edito da Bollati Boringhieri.
Bonacolsi. L’Antico. Uno scultore nella Mantova di Andrea Mantegna e di Isabella d’Este
Appartamento di Isabella d’Este
Fino al 6 gennaio 2009
Museo di Palazzo Ducale
Piazza Sordello 40
Mantova
Orari: tutti i giorni 8.30-19.00 (tranne 25 dicembre e 1° gennaio)
Biglietto d’ingresso integrato Museo di Palazzo Ducale e mostra: intero 10,00 €; ridotto 7,50 €
Prenotazioni: tel. 041.2411897
Didascalie:
- P. J. Alari Bonacolsi detto L’Antico
Busto di Bacco
1519-1522 ca.
bronzo parzialmente dorato
59x43x27 cm
Vienna, Kunsthistorisches Museum, Kunstkammer
© Kunsthistorisches Museum - P. J. Alari Bonacolsi detto L’Antico
Ercole e Anteo
1519 circa
bronzo
h 40,64 cm
Vienna, Kunsthistorisches Museum, Kunstkammer
© Kunsthistorisches Museum - P. J. Alari Bonacolsi detto L’Antico
Meleagro
1484 – 1490 circa
bronzo parzialmente dorato con inserti in argento
h 30.7 cm (la sola figura)
Londra, Victoria and Albert Museum
© V&A Images/ Victoria and Albert Museum, London - P. J. Alari Bonacolsi detto L’Antico
Apollo del Belvedere
Ante 1498
Bronzo parzialmente dorato e con inserti in argento, h 40.8 cm
Venezia, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro
© Cameraphoto Arte, Venezia - Moderno
Flagellazione di Cristo
1510 circa
argento e dorature, 13.8×10.2×1 cm
Vienna Kunsthistorisches Museum, Kunstkammer
© Kunsthistorisches Museum - Lorenzo Leonbruno
Veduta della sala di Leonbruno, con particolare delle lunette e del soffitto
1519 – 1522
Dipinti murali e decorazione plastica
Camera Granda o Sala del Leonbruno
Appartamento di Isabella d’Este in Corte Vecchia
© Helenio Barbetta, 2008