Fino a domenica 4 dicembre al Piccolo Teatro Strehler di Milano sarà in scena lo spettacolo Il sogno di un uomo ridicolo di Fëdor Dostoevskij. Gabriele Lavia è l’autore della traduzione (dalla patina arcaizzante, verrebbe da dire, ascoltando termini come rinnovellato, rinunzia, senza fallo…), dell’adattamento e della regia. Ne è anche il protagonista, con Lorenzo Terenzi nel ruolo – pressoché silente – di alter ego giovane.

Al termine della prima milanese di ieri sera numerosi spettatori si sono alzati in piedi per rendere omaggio all’attore e regista. Segno che il monologo, piuttosto lungo, è piaciuto. Lavia l’ha reso con una sorta di litania dal tono lamentoso quasi monocorde che avvolge come un bozzolo, parola dopo parola, fin dall’iniziale dichiarazione “Io sono un uomo ridicolo”.
Ingabbiato in una camicia di forza che impedisce i movimenti delle mani ma non ostacola la libertà di deambulare – e infatti il personaggio percorre il palco avanti e indietro, quasi a misurare lo spazio della cella in cui pare rinchiuso – l’uomo ridicolo racconta di sé, della volontà di togliersi la vita e di uno strano sogno.
Leggo in Dostoevskij: l’uomo e l’opera di Pierre Pascal (Einaudi) che il racconto, pubblicato nel 1877, seguiva un altro “racconto fantastico” dell’anno precedente, La mite. In Dostoevskij, scrive Pascal, il cronista ispirava lo scrittore ed entrambi erano ossessionati dai fatti d’attualità più tragici, in particolare dai casi di suicidio.

Chi ha una certa dimestichezza con le pagine dell’autore russo ritrova qui molti dei temi affrontati nei romanzi maggiori: la sofferenza e l’indifferenza, l’instancabile ma debilitante analisi attorno a idee che scavano e assillano (“un ragionamento fluiva dietro l’altro”, quasi una matematica dei pensieri), l’ironia e l’autoironia (“patetico intellettuale moderno” e “progressista contemporaneo”), il tema del sosia (centrale in Dostoevskij al pari di quello del sottosuolo), qui non riferito a una persona ma addirittura al pianeta Terra…
E poi il messaggio evangelico dell’amore per il prossimo e un’accorata tirata contro la scienza che, in questi anni, suona ancora più inquietante, almeno alle orecchie di chi scrive queste righe, che pure ama Dostoevskij sopra tutti gli altri scrittori, insieme a Thomas Mann.
L’uomo ridicolo di Dostoevskij non è il primo a viaggiare nello spazio, a incontrare creature aliene (pur se anch’esse terrestri, visto che abitano un pianeta Terra “doppio” del nostro), a specchiarsi in loro per ammirare le virtù della loro natura edenica, tanto che parlano con gli alberi e questi rispondono. Ma lo fa con il bagaglio di idee e di dogmi, di dubbi e di slanci, di ingenuità e di perversioni che si portava sulle spalle il suo autore.
Così viene da chiedersi se “il sogno di un’età dell’oro realizzabile su questa terra, con l’amore” – per usare le parole di Pascal – accarezzato da Dostoevskij, a ben guardare non lasci intravedere gli sfumati contorni di un incubo.
Saul Stucchi
Foto di Filippo Manzini
Il sogno di un uomo ridicolo
di Fëdor Dostoevskijtraduzione e adattamento Gabriele Lavia
regia Gabriele Lavia
con Gabriele Lavia, Lorenzo Terenzi
luci Giuseppe Filipponio
fonica Riccardo Benassi
produzione Effimera
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Piccolo Teatro StrehlerLargo Greppi 1, Milano
Quando
Dal 29 novembre al 4 dicembre 2022Orari e prezzi
Orari: martedì, giovedì e sabato 19.30mercoledì e venerdì 20.30
domenica 16.00
lunedì riposo
Durata: 80 minuti senza intervallo
Biglietti: intero platea 33 €; intero balconata 26 €