Ieri sera, martedì 5 aprile, è andata in scena la prima milanese del “Re Lear” di William Shakespeare. Lo spettacolo rimarrà in cartellone al Piccolo Teatro Strehler fino a giovedì 14 aprile.

Questa produzione della Compagnia Mauri Sturno – Fondazione Teatro della Toscana si basa sul testo della tragedia nella traduzione di Letizia Russo, con riduzione e adattamento curati da Andrea Baracco e Glauco Mauri. Il primo ne è il regista, il secondo invece interpreta il ruolo dell’anziano sovrano giunto alla fase più delicata del suo regno, quella dell’abdicazione a favore delle figlie. Le prime due delle quali subito si trasformano in avvoltoi, pronti a contendersi le spoglie del re quando ancora è vivo. L’ultima, la fedele Cordelia, patirà il disconoscimento paterno in cambio della sincerità, ma non per questo abbandonerà il padre.
La scena che si mostra al pubblico presenta una grande scritta “King Lear” a sovrastare una struttura di ferro con due scale agli estremi. Tutti i luoghi e gli ambienti della tragedia saranno “riassunti” in questi spazi. Oltre alla scena, Marta Crisolini Malatesta firma anche i costumi. Gli abiti sembrano rimandare all’epoca edoardiana, ai primi del Novecento.
In un’opera in cui vista e cecità sono temi cruciali (che in molti passaggi ricordano quelli dell’Edipo Re di Sofocle), le luci di Umile Vainieri giocano un ruolo fondamentale, sottolineato dalle musiche dark di Giacomo Vezzani e Vanja Sturno. “S’è spenta la candela e noi brancoliamo nel buio”.
Il complesso ingranaggio della messinscena mi è sembrato mettersi in moto con un poco di fatica, quasi a rilento. Ma in fretta ha preso ritmo per poi viaggiare a pieno regime, senza dare segni di stanca. La tensione ha toccato punte altissime, soprattutto in occasione di alcuni monologhi e dialoghi.

Bravi tutti gli interpreti, dal protagonista Glauco Mauri che scolpisce il suo Lear togliendo ogni elemento superfluo, a Roberto Sturno che commuove con il suo conte di Gloucester precipitato nell’abisso del dolore fino a diventare Amleto che recita il suo celeberrimo monologo. Impossibile non menzionare ancora almeno il “cappellaio matto” di Dario Cantarelli e l’intrigante Edmund di Woody Neri (un Riccardo III che non arriva al trono). Gli si contrappone sulla scena Francesco Sferrazza Papa, nei panni dell’ingenuo Edgar e poi in quelli (minimi!) del folle – e folletto – Tom.
Vestirsi, rivestirsi, travestirsi e svestirsi. Vista e cecità, travisamento e previsione. Sugli incroci e sulle sovrapposizioni di tutti questi temi si giocano il testo scespiriano e l’adattamento di Baracco e Mauri. Tragedia e commedia si mescolano in un dramma che vede la vecchia generazione lasciare il posto a quella nuova ma senza che questo ricambio porti buoni frutti. Anzi. Ambizione e gelosia soffocano amore e fedeltà e tutti pagheranno il conflitto che le insane passioni hanno prima fomentato e poi scatenato.
Shakespeare ci dice che tutti noi calchiamo questo grande palcoscenico di matti che è la vita. Non ci sarebbe bisogno della guerra là fuori a ricordarcelo, basta il teatro. O meglio: il grande teatro.
Saul Stucchi
Foto di Filippo Manzini
Re Lear
di William Shakespearetraduzione di Letizia Russo
riduzione e adattamento di Andrea Baracco e Glauco Mauri
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Giacomo Vezzani, Vanja Sturno
luci di Umile Vainieri
regia Andrea Baracco
con Glauco Mauri e Roberto Sturno
e con Marco Blanchi, Eva Cambiale, Dario Cantarelli, Melania Genna, Francesco Martucci, Laurence Mazzoni, Woody Neri, Giulio Petushi, Emilia Scarpati Fanetti, Francesco Sferrazza Papa
produzione Compagnia Mauri Sturno – Fondazione Teatro della Toscana
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Piccolo Teatro StrehlerLargo Greppi 1, Milano
Quando
Dal 5 al 14 aprile 2022Orari e prezzi
Orari: martedì, giovedì e sabato 19.30mercoledì e venerdì 20.30
domenica 16.00
lunedì riposo
Durata: 135 minuti senza intervallo
Biglietti: intero platea 33 €; intero balconata 26 €