Il Teatro Carcano di Milano ha in cartellone dal 22 al 27 marzo 2022 lo spettacolo “La peste di Camus. Il tentativo di essere uomini”. È una co-produzione del Teatro Stabile del Veneto, Teatro Stabile di Bolzano e Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano, realizzata sull’adattamento del romanzo dello scrittore francese (pubblicato da Gallimard nel 1947) curato da Emanuele Aldrovandi. Ne firma la regia, come sempre puntuale e attenta, Serena Sinigaglia.

Tutti meritevoli dei caldi applausi del pubblico in sala alla prima di martedì i cinque interpreti, bravi nei rispettivi ruoli (qualcuno anche doppio): Marco Brinzi, Alvise Camozzi, Matteo Cremon, Oscar De Summa e Mattia Fabris. In particolare ho apprezzato la vena malinconica e insieme rassicurante che Fabris ha dato al dottor Rieux.
Ma soprattutto mi è piaciuto il signor Tarrou di De Summa: ironico e disincantato, ma anche poetico e generoso. Un vero amico dell’umanità che non disdegna di sporcarsi le mani per aiutare concretamente i rappresentanti in carne e ossa del genere umano. Numerosi, infatti, sono gli amanti dell’umanità che però disprezzano uomini e donne reali, presi come individui. Quel che sembra un paradosso è invece ben messo in luce da un personaggio de “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij. Non sembri fuori luogo il riferimento.
I grandi temi
Allo spettatore de “La peste di Camus” (come al lettore del romanzo) capita infatti di notare quanto delle riflessioni dello scrittore russo si ritrovi nelle parole di quello francese. Mi riferisco per esempio al tema dell’esistenza di Dio, indispensabile per dare un senso alla vita e al mondo, e all’altro grande tema, quello del dolore degli innocenti. Le parole sulla tragica sorte del figliolo del prefetto ricordano da vicino le riflessioni di Ivan Karamazov sulle sofferenze dei bambini, ingiustificabili dal punto di vista filosofico.

Lo spettacolo è anticipato dal suono di una sirena d’allarme e da un messaggio registrato in cui un attore – ci sembra di aver riconosciuto la voce di Lino Musella – richiama l’attenzione del pubblico su quanto sta accadendo in Ucraina.
È un’altra, invece, la minaccia che assedia la bianca città di Orano, sintetizzata sul palcoscenico da una sorta di scalinata composta da sacchi di cemento, da cui, nel corso dello spettacolo, usciranno nubi di polvere a rappresentare il morbo della peste che si spande.
Ieri come oggi
All’inizio i personaggi si presentano e cominciano a entrare in relazione gli uni con gli altri. La città è in un periodo di calma. Peccato solo per i corpi senza vita dei topi che cominciano a fare la loro comparsa qua e là. Poi sarà la volta degli uomini. Ma bisognerebbe portare i cadaveri in strada perché la gente si renda conto del pericolo, dice Tarrou, uno strano personaggio che gira sempre armato di taccuino su cui annota quello che vede e sente. Questa sua considerazione non l’abbiamo forse udita molte volte nei due anni di pandemia che abbiamo alle spalle?
E non abbiamo forse avuto paura delle parole quasi più che delle evidenze? Non ci siamo abbandonati alla vana retorica di predizioni come “usciremo migliori da questa situazione”, la stessa in cui s’impegna il prefetto, colui al quale è demandata la cura della salute di tutti?
E la voce secondo la quale l’alcol preserverebbe dalle malattie infettive?! Non abbiamo già sentito panzane di questo genere? “Il Covid? Basta l’aglio” sentenziava il leader ceceno Kadyrov nella primavera di due anni fa, prima di essere ricoverato in un ospedale di Mosca (notizia apparsa sul Corriere della Sera del 22 maggio 2020).
Vana la scienza degli uomini, come vorrebbe padre Paneloux? Vana piuttosto l’organizzazione, ribatte il dottor Rieux. Il dialogo filosofico che il dottore intrattiene con Tarrou è uno dei momenti più intensi dello spettacolo.
Il fatto che molte delle parole di Camus risuonino come echi di altre già lette in altre opere, da “I promessi sposi” di Manzoni a “La morte a Venezia” di Thomas Mann, non le rende meno pregnanti, anzi le carica di ulteriore peso. Sono lezioni di storia e di letteratura che, purtroppo, non insegnano niente. Con risultati tragici. Proprio come l’ennesima, inutile, guerra.
Saul Stucchi
La peste
Il tentativo di essere uomini
di Albert Camusversione italiana e adattamento Emanuele Aldrovandi
dal romanzo La peste di Albert Camus © Edizione Gallimard
regia Serena Sinigaglia
scene Maria Spazzi
costumi Katarina Vukcevic
luci Alessandro Verazzi
suoni e scelte musicali Sandra Zoccolan
con Marco Brinzi, Alvise Camozzi, Matteo Cremon, Oscar De Summa, Mattia Fabris
assistente alla regia Giacomo Ferraù
assistente ai costumi (tirocinio) Matilde Casadei
direttore di scena Giuliano Almerighi
elettricista/ consollista Lorenzo Crippa
fonico Michele Accardo
sarta Caterina Berta
foto Serena Serrani
video Serena Pea
realizzazione scene e costumi A.T.I.R. Milano
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro CarcanoCorso di Porta Romana 63, Milano
Quando
Dal 22 al 27 marzo 2022Orari e prezzi
Orari: martedì, mercoledì, giovedì e sabato 20.30venerdì 19.30
domenica 16.00
Durata: 1 ora e 40 minuti
Biglietti: poltronissima 38 €; poltrona/balconata 30 €