Ipnotico, onirico, inquietante. Scelgo questi tre aggettivi per presentare – difficile, se non impossibile, definirlo – lo spettacolo “Mercurio” che Corrado d’Elia ha tratto dall’omonimo romanzo di Amélie Nothomb (di cui firma anche la regia).
Ieri, emblematicamente nella ricorrenza della Giornata internazionale della donna, è andata in scena la prima milanese, alla presenza della scrittrice belga che ha condiviso con la compagnia i calorosi applausi del folto pubblico presente in sala. “Mercurio” sarà in cartellone al Teatro Litta MTM di Milano fino a domenica 20 marzo.

Come anticipavo in apertura, l’allestimento di d’Elia accentua la componente onirica e inquietante del testo, ottenendo una rappresentazione ipnotica con l’uso della musica – ritornante e martellante – e delle luci (un effetto che mi riportava alla memoria il suo intenso e gotico “Macbeth – Inferno” di diversi anni fa). Per le due attrici Chiara Salvucci e Giovanna Rossi è un vero e proprio tour de force per l’ininterrotto andirivieni sulla scena.
Gianni Quillico invece consuma decisamente meno calorie, ma non voglio rivelare troppo al lettore. Lui interpreta l’enigmatico capitano Homer Loncours che, pur prossimo agli ottant’anni (ne compirà giusto 77 nei giorni in cui è ambientata la pièce), non demorde. Ha una passione per la sua giovanissima pupilla Hazel che ha salvato da un incendio (ne veste i panni la Salvucci) e di cui si prende cura in un castello solitario su di un’isola deserta.

La ragazza è davvero rimasta sfigurata nell’incidente o lui vuole soltanto approfittare della riconoscenza di lei, facendole credere che il mondo là fuori la rifiuterebbe, considerandola un mostro? Terzo elemento di questo strano triangolo di gelosia, attrazione e repulsione è l’infermiera Françoise (Giovanna Rossi), assunta dal capitano per vegliare sulla salute della ragazza.
La scenografia di Giovanna Angeli presenta una stanza con tre pareti sulle quali campeggiano cornici vuote, orbate delle superfici riflettenti degli specchi. “Mercurio” è un equilibrato gioco di allusioni e riflessioni (è il caso di dire) sul tema dello specchio e dell’identità. Hazel indossa una maschera perché ha paura di non piacere agli altri e a se stessa. Ma vuole toglierla o preferisce tenersela?

Tra enigmi e voci misteriose, comportamenti sadici a cui corrispondono atteggiamenti masochistici, aneliti alla libertà e ripiegamenti nell’accogliente prigionia del castello, si sviluppa il morboso rapporto tra i tre. La Nothomb ne approfitta per giocare con il mito greco di Narciso e con la letteratura francese dei grandi classici: “Il conte di Montecristo” e “La certosa di Parma”. A un certo punto viene citata una frase di Stendhal.
L’avevo letta nel capitolo “Lo specchio nero” del libro “Una spia tra le righe” di Salvatore Silvano Nigro, pubblicato da Sellerio l’anno scorso nella collana “La nuova diagonale”. La riporto da lì:
Scriveva Stendhal: «Eh, signori, il romanzo è uno specchio che uno porta lungo una strada. Ora riflette l’azzurro del cielo, ora il fango dei pantani. E voi accuserete d’immoralità l’uomo che porta lo specchio nella gerla? Il suo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio? Accusate piuttosto il pantano, e più ancora l’ispettore stradale che lascia stagnare l’acqua e formarsi il pantano»”.
Come il romanzo, anche il teatro è uno specchio. E quando riflette il comportamento morboso del vecchio capitano nei confronti di Hazel (che pure dice di amare), ma anche di Françoise, non è un bel vedere.
Saul Stucchi
Mercurio
di Amélie Nothombprogetto e regia di Corrado d’Elia
con Chiara Salvucci, Giovanna Rossi e Gianni Quillico
assistente alla regia Luca Ligato
scenografia Giovanna Angeli
costumi Stefania Di Martino
tecnico luci Christian Laface
tecnico audio Gabriele Copes
produzione Compagnia Corrado d’Elia
Informazioni sullo spettacolo
Dove
MTM Teatro LittaCorso Magenta 24, Milano
Quando
Dall’8 al 20 marzo 2022Orari e prezzi
Orari: da martedì a sabato 20.30domenica 16.30
lunedì riposo
Durata: 70 minuti senza intervallo
Biglietti: intero 25 €; ridotti 20/15 €