Uno scrigno di tesori, degno di comparire in un racconto de Le Mille e una notte. Si esce con questa sensazione dal sontuoso percorso espositivo a cui è stato imposto un titolo in realtà piuttosto prosaico: al-Fann – Arte della civiltà islamica.
Inaugurata oggi, la mostra rimarrà aperta al Palazzo Reale di Milano fino al 30 gennaio 2011. Raccoglie oltre 350 oggetti selezionati dalla ricchissima (in tutti i sensi) collezione al-Sabah del Kuwait e li squaderna in quello che possiamo definire come un doppio viaggio nel mondo islamico: nel tempo, perché dà conto, anche se per sommi capi, ovviamente, dei quattordici secoli della sua storia e nello spazio perché testimonia la sua diffusione nel mondo, a partire dalla culla araba in cui il Profeta ha ricevuto il messaggio divino e l’ha predicato.
Durante la conferenza stampa è tornato più volte il termine “vastità”, a sottolineare appunto i grandi spazi e la lunghissima parentesi temporale abbracciata dalla mostra. Nel suo intervento la sceicca Hussah Sabah al-Salem al-Sabah ha enfatizzato il valore della cultura come strumento di accrescimento dei popoli.
Nel Medioevo, ha aggiunto, la distanza che separava gli abitanti dell’Occidente da quelli dell’Oriente era abissale. “Ora i miei figli sono molto più vicini ai vostri di quanto non lo fossero tra loro i nostri avi” e questo grazie alla tecnologia, agli scambi culturali e ai viaggi che hanno rimpicciolito il mondo.

Il percorso può essere diviso in due sezioni: nella prima i pezzi sono disposti in ordine cronologico, a scandire le principali epoche in cui è tradizionalmente suddivisa la civiltà islamica (da declinare al plurale, in realtà), mentre nella seconda i curatori hanno preferito concentrare l’attenzione su alcuni temi specifici, come per esempio la calligrafia, argomento fondamentale per comprendere l’approccio islamico all’arte.
In questa divisione sta, a mio avviso, l’unico punto debole della mostra: non è infatti di facile riconoscibilità.
Si tratta di un peccato veniale per il comune visitatore, dato che la qualità e la bellezza degli oggetti esposti fanno del tutto dimenticare lo schema della loro disposizione. L’allestimento mette in campo strutture che richiamano elementi dell’architettura araba e più in generale islamica, come porte e colonne, sulle quali sono collocati splendidi capitelli marmorei.
È proprio vero quanto ha detto in conferenza il patron di Skira, Massimo Vitta Zelman: questa mostra va gustata con calma, senza correre.

Qualche corsa devono averla fatta gli allestitori, visto che a una bel frammento di nicchia è abbinata una didascalia con un doppio testo in inglese (va però apprezzata la scelta delle didascalie bilingui, non così diffuse come vorremmo).
Queste prime impressioni vogliono essere soltanto un provvisorio resoconto della visita odierna, in anteprima per la stampa. Come già anticipato, la qualità e la quantità degli oggetti selezionati non può che far esprimere un giudizio molto positivo: sicuramente si tratta di una mostra in cui l’ambizione del progetto è ben visibile, ma soprattutto (e questa è l’unica cosa che conta per i visitatori) trova una completa corrispondenza con il risultato.
Passando da una sala all’altra ci si sofferma su caffettani, coppe e vassoi, porte lignee, lampade e candelieri di bronzo, tappeti (splendidi!), cenotafi, miniature raffinatissime, pugnali e spade, strumenti astronomici, disposti secondo un criterio che esalta la variatio senza scadere nell’accozzaglia.
“Spero di essere riuscito a fare una mostra non noiosa” ha detto il curatore Giovanni Curatola facendo da cicerone d’eccezione per alcuni giornalisti. Sì: senza dubbio c’è riuscito.
Saul Stucchi
Al-Fann – Arte della civiltà islamica
Palazzo Reale
Milano
Dal 21 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011
Orari:
Lunedì 14.30-19.30
Martedì e mercoledì 09.30-19.30
Giovedì 09.30-22.30
Venerdì 09.30-19,30
Sabato 09.30-22.30
Domenica 09.30-19.30
Biglietto: intero 9 €; ridotto 7,50 €
Didascalia:
Miniatura dipinta su seta con la rappresentazione di una coppia principesca con attendenti, tutti riccamente ingioiellati e con vesti dalle lunghe maniche ricamate in oro e profilate in pelliccia
Inv. n. LNS 77 MS
20×28.3 cm
Dipinta in policromia su seta
Asia Centrale, inizi del XV secolo d.C.