Dal 3 al 7 novembre il Piccolo Teatro di Milano ha in cartellone per la sede del Grassi lo spettacolo “Tavola tavola, chiodo chiodo…” di e con Lino Musella (alla drammaturgia ha collaborato Antonio Piccolo, mentre Maria Procino ha lavorato alla ricerca storica del materiale).
Vi consiglio di non perdervelo. Sono cento minuti di amore per il teatro, in tutti i suoi aspetti. Musella rievoca e fa parlare Eduardo De Filippo che ha consacrato tutta la vita al teatro. Lo intendeva come arte universale e allo stesso modo deve pensarla Musella che ha tessuto uno spettacolo emozionante mettendo insieme lettere, appunti e discorsi del grande drammaturgo e attore (e regista e sceneggiatore).

Accompagnato dalla musiche eseguite dal vivo da Marco Vidino, l’attore non si risparmia. Fa sempre qualcosa: sta in bilico sul cilindro, accende e spegne candele, monta e smonta attrezzi di scena. All’inizio allo spettatore sembra un poco strana questa iperattività, ma poi realizza che l’attore sta mettendo in pratica uno degli insegnamenti del Maestro: “devi complicarti la vita in scena”.
Ma attenzione: per far commuovere il pubblico basta un gesto della spalla. È lo spettatore che deve piangere, non l’attore! Il lavoro del teatrante nasce da uno stimolo emotivo, dall’osservazione della realtà: la vita e non la forma, che invece è morte.
Onori e dolori
Nella sua lunga carriera Eduardo ha vissuto e riflettuto su tutti gli aspetti del mestiere. Ne ha amato e goduto gli onori, ne ha sofferto le difficoltà e le sconfitte. Frasi e brani da lettere fanno comparire in scena Eduardo Scarpetta (impossibile non pensare a Toni Servillo nel film di Martone “Qui rido io”) e Pirandello e il fratello Peppino.
La riproposizione della lettera a quest’ultimo è uno dei momenti più toccanti dello spettacolo, anche grazie all’ottimo lavoro con le luci di Pietro Sperduti. “Io voglio tenderti la mano, ma con un chiarimento esauriente, onesto, sincero. Se tu mi vuoi bene come ai primi tempi della nostra miseria, vuol dire che nulla puoi rimproverarmi… mentre io, e questo è il mio più grande dolore, non ti voglio bene come allora: ti temo… Scusami se ti ho parlato così, ma è la maniera migliore per far diventare uomini due fratelli, e fratelli due uomini”.

Un altro pezzo di bravura – tra tutti gli altri – è l’intervista in cui Musella interpreta a botta e risposta il giornalista (che non fa proprio una bella figura) ed Eduardo (che invece dimostra ironia e saggezza). A ben vedere però, la stampa era il minore dei mali per Eduardo. La burocrazia esasperante e la politica miope se non criminale erano allora – e sono rimasti, temo – i peggiori nemici, mortali!, del teatro.
La dura e accorata lettera inviata nel 1959 al Ministro del Turismo e dello Spettacolo Umberto Tupini, pubblicata sul quotidiano Paese Sera, sembra scritta oggi. Anzi, no: è valida anche oggi, ma è scritta molto meglio di quanto leggiamo sui giornali di oggi.
Nella lunga filippica Eduardo prende le difese di autori e attori, “due categorie, fra le più osteggiate e umiliate dalla camorra teatrale imperante”. Cercatela in rete o, ancora meglio, andate a teatro a sentirla dal quel talento della natura che è Musella. Perché, “senza pubblico… come può un attore vivere senza pubblico?”.
Saul Stucchi
Foto di Mario Spada
Tavola tavola, chiodo chiodo…
un progetto di Lino Musella e Tommaso De Filippouno spettacolo di e con Lino Musella
musiche dal vivo Marco Vidino
disegno luci Pietro Sperduti
suono Marco D’Ambrosio
ricerca storica Maria Procino
collaborazione alla drammaturgia Antonio Piccolo
assistente alla regia Melissa Di Genova
costumi Sara Marino
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Piccolo Teatro GrassiVia Rovello 2, Milano
Quando
Dal 3 al 7 novembre 2021Orari e prezzi
Orari: mercoledì e venerdì 20.30giovedì e sabato 19.30
domenica 16.00
Durata: 1 ora e 40 minuti senza intervallo
Biglietti: intero platea 33 €; intero balconata 26 €