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Voi siete qui: Biblioteca » Salvare un libro è salvare il mondo: è la bella lezione di Antonia Arslan

27 Gennaio 2012

Salvare un libro è salvare il mondo: è la bella lezione di Antonia Arslan

Con cadenza ormai annuale il Giorno della Memoria invita alla commemorazione delle vittime del nazifascismo. È lecito però pensare – crediamo – che il suo valore più profondo risieda nella sollecitazione a non dimenticare tutti i genocidi precedenti e – ahinoi – anche quelli successivi, soffermandosi sulle sofferenze delle vittime e dei sopravvissuti e sulle cause che hanno portato uomini a fare strage dei propri simili, sorvolando invece sulle questioni filologiche che dividono gli storici (ma soprattutto i politici) che si occupano della definizione di questi crimini.

Antonia Arslan ha già scritto del genocidio armeno e torna a scriverne in un libretto le cui dimensioni sono inversamente proporzionali alla sua intensità. In poco più di cento pagine Il Libro di Mush, appena uscito da Skira, rievoca una vicenda fondamentale per la conservazione della memoria (e dunque della cultura) del popolo armeno: il salvataggio dell’Omiliario di Mush. Se è profondamente vero quanto è scritto nel Talmud – “chi salva una vita salva il mondo intero” -, lo stesso può dirsi di chi mette in salvo un libro come quello attorno al quale ruota la vicenda narrata dalla Arslan.
Mush_1
“Eleni appoggia sulla pergamena le sue ruvide mani e la carezza piano. Ha già capito cos’è: è il tesoro del monastero di Surp Arakelots, il famoso Msho Charantir, il “Libro dei Sermoni” di Mush, il manoscritto miniato antichissimo che è il più grande del mondo, pensano gli armeni, alto circa un metro e largo mezzo; comunque pesa quasi ventotto chili, tutti lo ripetono con orgogliosa ammirazione; e tutti nella vallata credono che abbia poteri taumaturgici”. Il monaco Tateos ha dato la vita per difenderlo e ora il monumentale volume è nelle mani di due donne, scampate per caso al massacro di tutto il villaggio di Mush. A loro si sono uniti un bambino e una coppia di greci, anch’essi in pericolo. La piccola compagnia affronterà fame, fatiche e momenti di scoramento per mettere in salvo questa antica testimonianza e non spezzare il filo della memoria. Il Libro dovrà essere tagliato in due per poter essere trasportato e una metà finirà addirittura sepolta, ma alla fine giungerà in buone condizioni a destinazione: “le due parti verranno ricongiunte e ora riposano unite a Yeveran, capitale d’Armenia, nella grande biblioteca chiamata Matenadaran”.

Mush_coverÈ ricco di miniature dai colori splendenti l’Omiliario di Mush. Il libretto della Arslan è invece carico di odori e profumi: l’acre odore del fuoco, quello del pollaio, il dolce odore di mamma che il piccolo Hovsep riconosce in Anoush (per non perdere il quale, ultimo legame con la sua vera mamma, deciderà di prendersi cura della donna), ma anche “l’odore intenso e arido dei libri vecchi ben conservati” che “si sprigiona inebriante dalle pagine antiche, e tutti si fanno vicini e lo aspirano con voluttà superstiziosa”.

Sulla scrivania, accanto al libricino, ora ho aperto un volume che ho recentemente acquistato a Lisbona: si intitola La presenza dei Gulbenkian a Gerusalemme e racconta il legame della famiglia del magnate del petrolio armeno Calouste Gulbenkian con la Terra Santa. Le foto color seppia rievocano un mondo quasi completamente scomparso, ma anche l’amore per i libri e la cura nel conservarli. Perché chi salva un libro, salva il mondo intero.
Saul Stucchi

Antonia Arslan
Il Libro di Mush
Skira
2012
Pagine 136
15 €

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