I turisti che hanno la fortuna di trascorrere le feste natalizie a Parigi hanno l’occasione di visitare la mostra Giacometti e gli Etruschi che rimarrà aperta fino all’8 gennaio alla Pinacothèque, in Place de la Madeleine. Raccoglie poco meno di 200 opere, tra reperti archeologici e sculture dell’artista svizzero, selezionate dai curatori per invitare al confronto tra due mondi separati da oltre due millenni ma in molti punti vicinissimi, tanto da toccarsi e a volte (con)fondersi tra loro. “L’idolo di Volterra fu per Giacometti la chiave di un mondo immaginario” ha scritto il critico d’arte Giuseppe Marchiori e questa citazione introduce all’esposizione.

Durante la mia visita, qualche settimana fa, le sale erano piene di visitatori, attenti a non perdersi una riga dei pannelli didattici fittamente scritti. La prima parte del percorso espositivo è una vera e propria mostra sugli Etruschi, con le sale disposte in ordine cronologico, dal periodo villanoviano (rappresentato da alcune urne cinerarie e alcuni oggetti come una fibula ad ansa e un morso di cavallo), passando per il periodo orientalizzante (sono esposti dei vasi canopi) e quelli arcaico e classico fino all’epoca ellenistica, riccamente rappresentati. Davanti a una sepoltura etrusca con urne cinerarie e casse fa bella mostra di sé la Femme de Venise VII che Giacometti realizzò nel 1956.
Quando oggi si dice che la globalizzazione tende a uniformare il pianeta (ma anche il mondo dell’immaginazione), si dimentica che già nell’antichità era noto un fenomeno di questo genere, come dimostra la diffusione di veri e propri cartoni, come quelli realizzati dagli artisti della scuola di Pergamo, grazie ai quali gli stessi temi e modelli circolavano per tutto il Mediterraneo.

La mostra prosegue al piano inferiore, dove il protagonista diventa finalmente Giacometti, pur se non mancano anche qui i reperti etruschi, suddivisi in mini-sezioni, una delle quali è dedicata al cavallo, animale in stretto rapporto con le divinità ctonie e dunque collegamento privilegiato tra il mondo dei vivi e quello dei morti, ma anche simbolo di ricchezza oltre che mezzo per compiere il viaggio nell’aldilà. Tra i pezzi più belli esposti va senza dubbio segnalato l’Homme qui marche I, che si può confrontare direttamente con una statua di offerente dell’inizio del V secolo a.C., in prestito dal Museo Etrusco Guarnacci di Volterra (come quasi tutti gli altri reperti, fatta eccezione per pochi oggetti in arrivo da Firenze).

Il visitatore presti particolare attenzione ai disegni dell’artista sul libro Art et civilisation des Etrusques, catalogo di un’importante mostra che il Louvre dedicò agli Etruschi nel 1955: fu proprio quella l’occasione in cui Giacometti venne “stregato” dalla civiltà etrusca. Gli altri volumi esposti rivelano che Giacometti aveva l’abitudine di tracciare schizzi su libri e cataloghi, ma non solo. Su una pagina pubblicitaria degli “Anellini in brodo” di una nota marca di dadi per cucinare ha scritto per esempio una lettera su Sartre.
Saul Stucchi
GIACOMETTI E GLI ETRUSCHI
Fino all’8 gennaio 2012
Pinacothèque de Paris
Place de la Madeleine 28
Parigi
Orari: tutti i giorni 10.30-18.30 (la biglietteria chiude alle 17.45)
Biglietto: intero 10 €; ridotto 8 €
Informazioni:
www.pinacotheque.com
DIDASCALIE:
Statuetta di offerente
III / II secolo a.C.
Bronzo
Museo etrusco Guarnacci-Volterra
© Photo : Arrigo Coppitz
L’Ombra della Sera
III secolo a.C.
Bronzo
Museo etrusco Guarnacci-Volterra
© Photo : Arrigo Coppitz
Grande Figure
ou Figure debout
1958
Bronzo
63 x 11,5 x 19,5 cm
Collection Fondation Maeght, Saint-Paul de Vence
© Succession Giacometti / ADAGP, Paris 2011 ; Photo : Claude Germain
Trois hommes qui marchent [Petit Plateau]
ou Groupe de trois hommes
1948
Bronzo
72 x 32 x 31,5 cm
Collection Fondation Maeght, Saint-Paul de Vence
© Succession Giacometti / ADAGP, Paris 2011 ; Photo : Claude Germain