
Lo scorso 14 marzo, alla Libreria Hoepli di Milano, l’astrofisico Jean-Pierre Luminet ha presentato il suo libro La parrucca di Newton, edito da La Lepre. A introdurlo Felice Stoppa che ha velocemente ricordato i libri più importanti dello scienziato, di cui ha sottolineato la poliedricità.
Prima di parlare del romanzo ha ricordato che Luminet è un cosmologo (lavora all’Osservatorio di Parigi-Meudon) e uno dei teorici più importanti al mondo per la cosmologia, la teoria sull’universo e i modelli che ha presentato sui pulsar e sui buchi neri.
Ma è anche uno storico dell’astronomia e un esperto di cartografia. In una parola si può dire che Luminet è un umanista, capace di uscire dal linguaggio settorializzato della scienza per dare qualcosa di più, un lottatore contro la dittatura dell’ignoranza, spesso sostenuta proprio dai micro-linguaggi specialistici degli “addetti ai lavori” che parlano soltanto tra di loro.
“Il nucleo del mio lavoro – ha esordito Luminet – è la ricerca scientifica”, ma ha cominciato a interessarsi alla storia della scienza soltanto una quindicina di anni fa perché all’università questo aspetto non viene trattato.
Eppure aveva ragione il filosofo francese Auguste Comte quando ha detto che non si può capire la scienza se non si conosce la storia. Si tratta di un mondo meraviglioso in cui nascono le idee che hanno fatto evolvere l’umanità.
Da questa nuova consapevolezza gli è venuta l’ispirazione per una serie di romanzi storici ben documentati sui “costruttori del cielo”, ovvero quegli scienziati che hanno dato anima e corpo per rivoluzionare la visione del mondo.

Che cosa si cela sotto la pesante parrucca di Newton? Sicuramente il professore di matematica, lo scienziato eccezionale, ma anche lo sperimentatore avventato (aveva perso i capelli a causa degli esperimenti con i vapori di mercurio) e l’inesausto lettore delle Sacre Scritture, convinto che la religione naturale degli antichi profeti fosse stata fuorviata dai Padri della Chiesa.
Emerge una figura molto complessa, ricca di luci e ombre. Newton ebbe un’adolescenza quasi da ragazzo autistico che non andava d’accordo con i coetanei. Da adulto ebbe un temperamento collerico e vendicativo, tanto da scontrarsi spesso con i colleghi, soprattutto Leibniz per quanto riguarda l’azione di Dio nella natura.
A quarantacinque anni Newton ha scritto I principi matematici, uno dei libri più importanti della storia della scienza, per poi cadere in una profonda depressione che lo spinse ad abbandonare la ricerca per cambiare vita.
Si fece nominare Guardiano della Moneta (una sorta di Ministro del Bilancio), riuscendo a salvare la Banca d’Inghilterra. Negli ultimi venticinque anni della sua vita si trasformò nel “tiranno” della Royal Society che sotto di lui divenne la più importante società scientifica d’Europa superando l’Accademia Francese. Morì a 95 anni senza aver mai conosciuto una donna ed ebbe funerali di stato (“come un re”) che meravigliarono il giovane Voltaire, in quel tempo in esilio a Londra.
Luminet ha ricostruito il contesto storico, sociale e scientifico in cui Newton e i suoi colleghi si sono sviluppati come scienziati. Isaac nacque il 25 dicembre del 1642, lo stesso anno della morte di Galileo. In alcuni momenti della sua vita si convinse di essere un vero e proprio profeta, venuto sulla terra a rivelare agli uomini la religione naturale degli antichi profeti, dandosi anche all’esoterismo e alla numerologia, attività sorprendenti per uno scienziato.
Newton riuscì a sviluppare la sua personalità nonostante fosse nato in un ambiente poco favorevole e sia rimasto orfano del padre tre mesi prima di nascere. La madre si risposò tre anni dopo con un pastore molto più anziano di lei che non volle occuparsi dell’educazione di Isaac, affidato alle cure della nonna.
Il rapporto problematico con il patrigno avrebbe influenzato la sua personalità. A diciotto anni arrivò al Trinity College di Cambridge, il posto che lui identificava con il paradiso, ma la peste e una serie di catastrofi si abbatterono sull’Inghilterra causando la chiusura delle scuole e delle università: Newton allora tornò in campagna per vivere i due anni più sereni della sua esistenza.
Lesse tutti i libri di scienza a sua disposizione e fece le scoperte più importanti, come la legge dell’attrazione universale e quelle dell’ottica. Nel video qui sotto la lettura di alcune pagine del romanzo relative proprio a questo periodo: gli anni mirabiles.
Per Newton Cartesio era un miscredente perché aveva una visione meccanicistica dell’universo, in cui c’era una riduzione di tutti gli elementi a una pura funzione meccanica, con un ruolo marginale di Dio, mentre lui pensava che tutto l’universo fosse permeato dall’azione divina.
Il Newton più sorprendente è quello che considerava i profeti biblici i giganti sulle cui spalle lui si era issato per vedere più lontano. Davvero una tempesta di idee sotto quella parrucca!
Saul Stucchi
Jean-Pierre Luminet
La parrucca di Newton
La Lepre Edizioni
Pagine 384
24 €