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Voi siete qui: Biblioteca » Vincenzo Decarolis racconta l’intelligenza del camoscio nero

20 Marzo 2012

Vincenzo Decarolis racconta l’intelligenza del camoscio nero

Decarolis_coverOgni tanto, nell’oceano di pagine (quasi sempre prescindibili senza rimpianto) che inonda il mercato editoriale italiano, capita di incontrare uno scoglio, una roccia, un appiglio solido cui aggrapparsi, come il naufrago Odisseo, per fare il punto: della situazione, o magari anche della vita. La lettura di Lui, il Nero, romanzo di Vincenzo Decarolis pubblicato dalle edizioni Il Piviere, è stata, per me, un’esperienza di quel tipo.

Analogamente a quanto avviene nel racconto di Jean Giono L’uomo che piantava gli alberi, il narratore cammina, ad inizio libro, in un paesaggio aspro e solitario di montagna (le Alpi Marittime, par di intuire: dalle quali si diparte, peraltro, la catena montuosa che penetra fin nell’Alta Provenza dello scrittore francese) e si imbatte nell’abituro dove vive un uomo anziano e taciturno, “com’è nella natura dei solitari” (Giono). Quest’uomo nasconde una storia singolare, che viene raccontata, in terza persona, nella pagine successive.

La narrazione di tale storia inizia con una valanga che precipita e con due uomini che fuggono per evitarla; parte poi un lungo flash-back (i due piani temporali si ricomporranno solo a pag. 96) che riporta indietro le lancette di circa tre anni, per rievocare la nascita di un camoscio dal manto nero le cui insolite caratteristiche comportamentali condizioneranno l’intera vicenda.
C’è, naturalmente, il “buono”, il protagonista Toni, montanaro integerrimo che prende dalla Natura solo quel che gli serve per vivere e accompagna, di tanto in tanto, alcuni clienti cittadini selezionati, tra i quali il deuteragonista Franco, in battute di caccia: curando però che vengano abbattuti solo i capi la cui soppressione non metta a rischio la capacità di ricostituirsi della popolazione faunistica.
Decarolis_1
Ci sono i “cattivi”, i fratelli Furlan (il cui cognome evoca, per noi del basso Piemonte, un vergognoso episodio di sassi lanciati da un cavalcavia autostradale, a Tortona), bracconieri avidi e spietati. C’è il camoscio dal manto nero, coi combattimenti attraverso i quali si conquista il ruolo di capobranco e quindi con l’azione di saggia sorveglianza da lui esercitata a beneficio dei propri sottoposti (stavo per scrivere: “amministrati”).

E ci sono i magnifici scenari, intrecciati agli episodi dell’avvincente trama “etico-ecologica” in un insieme che cattura il lettore e lo libera solo alla fine (non ne racconto nulla, per lasciare intatta la curiosità, certo, ma anche perché è difficile farlo in altri termini che non siano quelli, precisissimi, dell’autore).
Si respira, in queste pagine, la stessa atmosfera, lo stesso andamento lento della Natura e delle sue stagioni che troviamo ne Il peso della farfalla di Erri De Luca o nei racconti di Mauro Corona, e ci si ritrovano gli urogalli del grande Rigoni Stern. La cifra stilistica di Decarolis è però tutta personale: innervata di suggestioni descrittive potenti, ma anche di terminologia scientifica appropriata, riesce ad evocare quasi visivamente, nella fantasia del lettore, le scene e gli scenari. Con le sue “parole esatte” si abbinano egregiamente le illustrazioni di Roberto Audino, da cui sono scanditi e impreziositi i capitoli.
Insomma, un’esperienza di lettura ricca e gratificante che mi permetto di raccomandare a chiunque abbia voglia di sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda. La primavera, con la dolcezza ridestata delle sue linfe, potrebbe essere propizia.
Marco Grassano

Vincenzo Decarolis
Lui, il Nero
Edizioni Il Piviere
Pagine 198
15 €

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