Come tutte le altre mostre allestite nei musei, gallerie e sedi espositive d’Italia, anche “Donne nell’arte. Da Tiziano a Boldini” al Palazzo Martinengo di Brescia è al momento chiusa in ottemperanza alle disposizioni sanitarie prese per contrastare il Coronavirus.
Non si sa quando potrà riaprire i battenti, ma la speranza è che sia molto prima della chiusura prevista per il 7 giugno 2020 (a meno di una proroga). Vale sempre il consiglio è di consultare il sito ufficiale e i canali social per verificare se ci siano novità e aggiornamenti.

Quello che invece voglio fare qui è altro: è un invito a “visitare” la mostra attraverso il suo catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale. Davide Dotti è il curatore tanto della mostra che del volume, riccamente illustrato. E non potrebbe essere altrimenti. Le oltre novanta opere distribuite lungo il percorso espositivo sono qui riprodotte una per una, ciascuna accompagnata da una scheda con informazioni storiche, stilistiche e curiosità.
Bellezze patinate
Naturalmente la lettura o la consultazione secondo i propri gusti e ispirazioni del catalogo non può sostituire la visione diretta dei quadri. Tuttavia è un’esperienza culturale che arricchisce non solo perché prepara all’auspicabile futura visita, ma anche perché stimola ulteriori confronti e approfondimenti.

Faccio subito un esempio. La scheda del “Ritratto di Lady Nanne Wiborg Schrader” di Giovanni Boldini – senza dubbio una delle opere più belle e magnetiche tra quelle esposte in mostra – è affidata a Stefano Bosi che in poche righe rievoca la biografia della protagonista. Bosi scrive: “L’opera è forse il primo grande miracolo artistico di Boldini di inizio secolo (l’opera è datata 1903, ndr): esempio di una poetica al femminile senza peso e vivificato da una sensualità senza carne, simile in tutto a una musica di Debussy”.
Ecco: confinati in casa abbiamo però la libertà di ascoltare – ciascuno sulla piattaforma online che preferisce, se non dispone di una propria collezione musicale – qualche brano di Debussy mentre ammiriamo il ritratto della nobildonna norvegese. Magari comodamente seduti in poltrona o sdraiati sul divano. Anche senza arrivare a stendersi nella languida posa della femme fatale di “Interno con modella nuda” dipinto da Angelo Guarino nel 1920.

Una sorta di “ispiratissimo canto del cigno” della Belle Époque, secondo Armando Audoli che nella scheda a catalogo descrive quell’epoca per noi lontana: “estrema e stremata nel suo esasperato turgore decadente, nel suo esotico profumo tardo-dannunziano. Profumo di essenze rare e squisite, di droghe mai provate. Un sentore stordente di bellezza e mistero. Una bellezza sofisticata, artificiosa, alterata. Una bellezza vertiginosa proprio perché innaturale e perversa. Avvelenata”.
Boldini e Zandomeneghi
Il lettore – visitatore può proseguire sul terreno pericoloso ma attraente (attraente in quanto pericoloso e viceversa) della sensualità, soffermandosi sul “Dolce far niente” di Ernesto Fontana (che potremmo prendere a manifesto di questi tempi di quarantena) o contemplando “Il nudo sdraiato con calze nere” e il “Nudo di donna dai capelli rossi” entrambi di Boldini o ancora “Le calze rosse” di Alfredo Protti (“L’arte di Alfredo Protti è l’esaltazione della gioia di vivere e dei piaceri della vita domestica: il dolore e il turbamento sono totalmente assenti, così come qualsiasi riferimento alla difficile situazione politica contemporanea”, scrive nella scheda Stella Ingino, facendo riferimento al 1924, anno dell’uccisione di Giacomo Matteotti).
Oppure può virare verso ambientazioni più domestiche e borghesi come in “Fiori per tutti” di Virgilio Ripari, “Le journal de mode” di Federico Zandomeneghi o “Le morceau du sucre” dello stesso artista (olio su tela acquistato nel 1911 dal celebre mercante d’arte Durand-Ruel).

Nei momenti di scoramento, pensate alla fatica delle “Lavandaie a Pallanza” dipinte da Arnaldo Ferraguti o al duro lavoro nei campi – a piedi nudi! – rappresentato da Achille Glisenti ne “La raccolta del granoturco”. Una lezione di vita la dà “Gioie infantili” (o “La piccola mamma”) di Gaetano Chierici: quattro bambini sono sdraiati sul pavimento di una casa tra gatti e pulcini, intenti a far giocare un infante paffutello. Povertà e disordine contrastano con i loro visi allegri.
Il percorso espositivo
L’indice del catalogo ricalca il percorso espositivo della mostra che si declina nelle seguenti sezioni:
- Sante ed eroine bibliche
- Mitologia in rosa
- Ritratti di donne
- Natura morta al femminile
- Maternità
- Lavoro
- Vita quotidiana
- Nudo e sensualità
Se in mostra il percorso è già tracciato, nella “visita personalizzata” che è la lettura del catalogo ciascuno è libero di procedere come più gli aggrada, sostando per il tempo che vuole davanti alle opere che maggiormente lo intrigano.
Tra le mie preferite segnalo almeno il “Ritratto di Francesca Ghirardi Lechi” di Andrea Appiani (Maurizio Mondini racconta la storia della splendida ma sfortunata Francesca, la cui bellezza colpì, tra gli altri, Gioacchino Murat e Stendhal); “Con la rosa tra le labbra” di Ettore Tito, “Venere e Amore” di Luca Longhi e “Colpo di vento” di Gaetano Bellei.
Il sorriso della ragazza sorpresa da un’improvvisa folata che rischia di farle volar via il cappello è un invito ad andare a Brescia quando l’epidemia del Coronavirus sarà finalmente finita. E sarà davvero primavera.
Saul Stucchi
Le informazioni sulla mostra le trovate nella segnalazione “Donne nell’arte. Da Tiziano a Boldini in mostra a Brescia”.
Didascalie:
Giovanni Boldini
Ritratto di Nanne Schrader
Collezione privata
Angelo Garino
Interno con modella nuda
Collezione privata, courtesy Arcuti Fine Art
Gaetano Chierici
Gioie infantili o La piccola mamma
Collezione Privata
Donne nell’arte. Da Tiziano a Boldini
A cura di Davide Dotti
Silvana Editoriale
2019, 216 pagine
28 €