È trascorso poco più di un secolo dalla riscoperta di Georges de la Tour. Fu infatti lo storico dell’arte tedesco Hermann Voss, nel 1915, a dare avvio a un processo che ha consentito di rimettere al posto che gli compete il pittore lorenese, nato a Vic-sur-Seille nel 1593 e morto a Lunéville nel 1652.
Queste due date le ritroviamo nel pannello cronologico che apre la mostra “Georges de La Tour. L’Europa della luce”. Coincidono rispettivamente con l’anno della celeberrima conversione di Enrico IV (“Parigi val bene una messa”) e con la meno famosa battaglia di Goodwin Sands durante la prima guerra anglo-olandese.

L’esposizione è allestita al Palazzo Reale di Milano, dove potrà essere visitata fino al prossimo 7 giugno, ed è promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira.
Ha la curatela di Francesca Cappelletti e Thomas Clement Salomon che si sono avvalsi della collaborazione di un comitato scientifico di prim’ordine, composto da Pierre Rosenberg (direttore del Louvre tra il 1994 e il 2001: è lui a chiudere il percorso in una video-intervista con la curatrice Cappelletti), Gail Feigenbaum (direttrice del Getty Research Institute), Annick Lemoine (direttrice del Musée Cognacq-Jay di Parigi) e Andres Ubeda (Director Adjunto de Conservación e Investigación del Museo Nacional del Prado di Madrid).
Opere da tutto il mondo
Il percorso espositivo è organizzato per tematiche e non in senso cronologico. Non sarebbe stato possibile altrimenti, vista la scarsità di punti fermi nella cronologia dell’artista. Sono soltanto tre le sue opere datate, di cui una peraltro in modo scarsamente intelliggibile. Si tratta de “Il denaro versato”, quadro prestato dalla National Art Gallery di Leopoli (L’viv) in Ucraina.

Ecco uno dei tratti salienti di questa mostra: i prestiti sono stati concessi da musei di tutto il mondo, a cominciare da quelli della natia Francia, tra gli altri il Musée Départemental Georges de La Tour di Vic-sur-Seille (che ha dato il “San Giovanni Battista nel deserto”), il Musée Toulouse-Lautrec di Albi e il Musée Départmental d’Art Ancien et Contemporain di Epinal, ma non il Museo del Louvre, dove sono rimasti capolavori come “La Madeleine à la veilleuse”, “L’Adorazione dei pastori” e “San Giuseppe carpentiere” (queste ultime due tele erano venute a Milano alla fine del 2011 per la mostra natalizia a Palazzo Marino).
Ci sono poi i prestiti dei musei degli Stati Uniti come la Frick Collection di New York e i Fine Arts Museums di San Francisco, i Musei Vaticani e le Gallerie degli Uffizi, l’Ashmolean Museum of Art and Archaeology di Oxford e il Centraal Museum di Utrecht.

L’illuminazione è fondamentale in questa mostra. È studiata per mettere in luce – è il caso di dire – gli effetti chiaroscurali delle opere, per i quali gli artisti dell’epoca di de La Tour avevano speso molto del loro talento, spesso in concorrenza tra loro.
Non mi sono invece parse ottimali le didascalie. La dimensione dei caratteri è un po’ piccola e l’interlinea dei testi è ridotta al minimo anche se a volte ci sarebbe spazio sufficiente sui pannelli per distanziare maggiormente le righe. Inoltre l’inclinazione dei supporti fa brutti scherzi con il disegno delle luci che genera fastidiosi riflessi o copre con l’ombra del visitatore stesso. Peccati veniali, si capisce.
Il percorso espositivo
Il percorso espositivo si apre con uno dei pezzi più significativi: la “Maddalena penitente” arrivata da Washington. In quest’opera sono presenti molti dei temi cari all’artista e ai suoi contemporanei: la morte (o meglio il “memento mori”) e il pentimento, lo specchio e la luce della candela.
A fare da corona sono quadri di altri artisti, come la “Maddalena alla luce della candela” attribuita a Jacobbe (Giacomo Massa) e l’omonima opera di Gherardo delle Notti (Gerrit van Honthorst). Seguiranno altre quindici tele di Georges de La Tour (di cui una attribuita), tutte messe in evidenza dal colore rosso dell’allestimento che spicca sul grigio riservato ai colleghi.
Sulle pareti sono riprodotte alcune citazioni di storici dell’arte, anche un po’ paradossali, come questa di Jacques Thuillier: “La Tour è il trionfo della storia dell’arte e la sua giustificazione. Infatti La Tour non esisterebbe senza la storia dell’arte”. Probabilmente vero, ma sarebbe stato più elegante se a pronunciare l’aforisma non fosse stato uno storico dell’arte…
Meglio concentrarsi ad ammirare nelle opere di La Tour l’“alchimia caravaggesca” di cui parla Longhi. E ad osservare i dettagli, come le unghie sporche degli umili che La Tour ritrae e i panni grezzi che indossano.

Il suo “San Giacomo Minore” assomiglia a un don Chisciotte uscito con le ossa rotte dall’assalto ai mulini a vento: lo sguardo basso e la fronte corrugata sembrano suggerire che non si arrenderà.
Il Pittore delle candele
Che Georges de La Tour non sia soltanto il “Pittore delle candele” lo dimostrano questa e altre opere presenti nell’esposizione, come “La rissa tra musicisti mendicanti” del Getty Museum di Los Angeles e il “Suonatore di ghironda can cane” del Musée du Mont-de-Piété di Bergues.
Ma è innegabile che le sue tele più emozionanti siano quelle magistralmente costruite attorno a un lume e ai suoi effetti. La candela nascosta ne “I giocatori di dadi” rivela il livello del virtuosismo di La Tour nelle variazioni sul tema: qui è la corazza di acciaio del soldato al centro della composizione a riflettere la luce della candela che risulta invisibile allo spettatore.

Anche Adam de Coster nasconde la candela in “Negazione di San Pietro”, una delle opere più belle dell’intero percorso. Anzi: a mio parere personale vince il confronto diretto con l’omonima versione di de La Tour. Niente di male, succede anche ai più bravi.
Ma non si può che rimanere a bocca aperta davanti alle dita diafane di Maria bambina nell’“Educazione della Vergine” della Frick Collection. Coprono buona parte della fiamma della candela ma ne lasciano trasparire la luce. E si esce dalla mostra con quel bagliore ancora negli occhi.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Georges de La Tour
Maddalena penitente, 1635 – 1640
Olio su tela, 113 x 92,7 cm
National Gallery of Art, Washington D.C., Stati Uniti - Georges de La Tour
Il denaro versato, 1625-1627 ca.
Olio su tela, 99 x 152 cm
National Art Gallery, Leopoli, Ucraina - Georges de La Tour
I giocatori di dadi, 1651 ca.
Olio su tela, 95,5 x 130,5 cm
Preston Park Museum and Grounds Stockton-on-Tees, Regno Unito - Georges de La Tour
San Giacomo Minore
Olio su tela, 65 x 54 cm
Musée Toulouse-Lautrec, Albi, Francia - Georges de La Tour (studio)
Educazione della Vergine, 1650 ca.
Olio su tela, 83,8 x 100,3 cm
The Frick Collection, New York, Stati Uniti
Georges de La Tour: l’Europa della luce
Informazioni sulla mostraDove
Palazzo RealePiazza del Duomo 12, Milano
Quando
Dal 7 febbraio al 7 giugno 2020Orari e prezzi
Orari: lunedì 14.30 – 19.30Martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30
Giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Biglietti: Open 16 €; intero 14 €; ridotti 10 / 12 €
Audioguida inclusa