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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Nelle sale Andrej Tarkovskij. Il cinema come preghiera

18 Gennaio 2020

Nelle sale Andrej Tarkovskij. Il cinema come preghiera

Questa volta parlerò del docu-film sulla vita del grande regista russo Tarkovskij, girato dal figlio Andrej A. Tarkovskij: “Andrej Tarkovskij. Il cinema come preghiera”.

Con il nuovo anno proverò qualcosa che non ho mai fatto in precedenza: recensire un film in uscita nelle sale. Anzi, recensirò un film prima ancora della sua uscita ufficiale (lunedì 20 gennaio 2020). Proprio come i “veri” critici. (Vuoi vedere che sono diventato importante e non me ne sono accorto?).

Andrej Tarkovskij con il figlio Andrej A. Tarkovskij

Spiego innanzi tutto il titolo. Nelle varie riflessioni che Tarkovskij padre dissemina per tutta la durata del documentario, risalta in modo particolare l’importanza che attribuisce alla spiritualità. Volendo sintetizzare il concetto con le sue parole: “credo che il significato della vita risieda nell’elevare il proprio livello spirituale nel lasso di tempo che ci è concesso… anche se lo eleviamo di uno iota rispetto a quello che ci è dato quando nasciamo, la nostra vita non è stata vissuta invano”.

E ancora: “il significato dell’arte è una preghiera, la mia preghiera. Attraverso essa l’uomo esprime la speranza ed il resto non ha importanza…”

Andrej padre e Andrej figlio

Il film è un documentario in cui si alternano momenti della vita del regista (morto a Parigi nel 1986) a riflessioni e a immagini tratte dai suoi film, da lui stesso commentate.

Tarkovskij (padre) ha firmato nella sua carriera solo otto lungometraggi, ma gli sono stati sufficienti per acquisire un posto privilegiato tra i grandi della Settima Arte. Nella sua breve vita (54 anni), è stato anche sceneggiatore, montatore, scrittore e critico cinematografico.

Andrej A. (il figlio), nato nel 1970, si è specializzato come regista documentarista e ha dedicato gran parte della sua attività professionale alla conservazione e alla promozione dell’opera del padre.

“Il cinema come preghiera” si muove lungo un percorso diacronico. Inizia con i primi anni del grande cineasta russo, sempre accompagnati da riflessioni fuori campo, per poi passare ai periodi successivi della sua vita. Capitoli (infatti il lavoro è suddiviso in capitoli) sono dedicati ai film, ma ciò che risulta più interessante è la spiegazione della sua poetica e del suo modo di fare cinema, oltreché il racconto del suo difficile rapporto con il regime sovietico.

ANDREJ TARKOVSKIJ. IL CINEMA COME PREGHIERA. TRAILER UFFICIALE from Lab 80 film on Vimeo.


Le immagini del film sono costituite da un raffinato montaggio di frammenti tratti dalle pellicole, da rarissimi materiali d’epoca e da alcune riprese effettuate sui luoghi della vita e dei set, in Russia, in Svezia e in Italia.

La fotografia

Un particolare rilievo è dato alla fotografia. Tanto l’opera di Andrej figlio, quanto quella del padre hanno sempre privilegiato le inquadrature suggestive e particolarmente evocative. Anzi, partendo da questo elemento tecnico, voglio lanciarmi in una riflessione. È vero che i lavori di Tarkovskij passano per essere impegnativi e faticosi da seguire, ma una parte della presunta lentezza risiede, a mio parere, proprio nell’uso della fotografia del maestro russo.

Le immagini scorrono lente perché così, vuole farci “entrare”, vuole renderci partecipi della storia che sta raccontando. Se uniamo la sua profonda spiritualità con le visioni che propone, cogliamo per intero la poetica cinematografica e arriviamo a cogliere la poesia di molti suoi film.

Tempo fa, ho parlato di “Stalker” – per inciso anche a giudizio di Tarkovskij, probabilmente il suo migliore lungometraggio – e dicevo che, per poterlo apprezzare nel modo migliore, era necessario armarsi di impegno e lasciarsi trasportare dalla fascinazione della vicenda.

Pur con uno sviluppo narrativo molto ridotto, “Stalker” resta uno dei lavori più suggestivi dell’autore russo e le lentissime carrellate sui pavimenti d’acqua, i dialoghi filosofici e l’atmosfera quasi post atomica, lo rendono particolarmente enigmatico e aperto a tutte le interpretazioni.

Non ho trattato, ovviamente, tutti gli argomenti che nel docu-film vengono considerati, ma spero di aver suscitato sufficiente curiosità nei lettori per spingerli ad andare nelle sale dove verrà proiettato “Il cinema come preghiera”.

Note e curiosità

Durante lo scorrere delle immagini del film spesso si ascoltano delle poesie di Arsenij Tarkovskij, padre del regista, lette dallo stesso autore. La figura di Arsenij ha rivestito una grande importanza per Andrej: gran parte della sua poetica è passata nel modo di intendere il lavoro artistico anche del figlio.

Nonostante la esigua filmografia, Tarkovskij resta uno degli autori più apprezzati nel cinema attuale. A lui si sono ispirati, in modi differenti, Aleksandr Sokurov, Wim Wenders, fino ad arrivare a Lars Von Trier, Gus Van Sant o Alejandro González Iñárritu.

E chiudo con una simpatica curiosità (l’avevo già evidenziata quando ho parlato dei Monty Python): anche ad Andreij Tarkovskij è stato dedicato un asteroide, il 3345 Tarkovskij.

L S D

Nelle sale dal 20 gennaio 2020

Andrej Tarkovskij. Il cinema come preghiera

di Andrej A. Tarkovskij
Italia/Russia/Svezia 2019
97′ – documentario, colori e B&N

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