Si è aperta il 23 novembre al Castello Visconteo Sforzesco di Novara la mostra “Divisionismo. La rivoluzione della luce”, curata da Annie-Paule Quinsac. È promossa e organizzata dal Comune di Novara, dalla Fondazione Castello Visconteo e dall’Associazione METS Percorsi d’Arte, in collaborazione con ATL della provincia di Novara. Fondamentale il sostegno del Banco BPM, non solo in quanto main sponsor, ma anche come prestatore di una delle opere più significative presenti in mostra. L’esposizione si potrà visitare fino al 5 aprile 2020.

Il percorso si snoda lungo otto sezioni che presentno ai visitatori una sessantina di opere per raccontare genesi, sviluppo e conclusione di questo movimento artistico italiano nato a Milano (contemporaneo ma indipendente dal Pointillisme francese) che ebbe in Giovanni Segantini e in Giuseppe Pellizza da Volpedo gli esponenti più illustri.
Il prologo
Aprono il percorso due bei ritratti: “Pensierosa” di Tranquillo Cremona e “Il bambino Morisetti” di Daniele Ranzoni. In questa prima sezione il visitatore è invitato a confrontare due opere di Segantini poste l’una di fronte all’altra. “Dopo il temporale” è del 1883-85, mentre “La portatrice d’acqua” la segue di una manciata d’anni (1886-87). Se la prima non è ancora divisionista, la seconda mostra già l’adesione alla “pittura divisa”. “Le fumatrici d’hashish” di Gaetano Previati è senza dubbio uno dei quadri che maggiormente rimarranno impressi nella memoria dei visitatori.
La Prima Triennale di Brera

“La Prima Triennale di Brera. Uscita ufficiale del Divisionismo” è il titolo della sezione che dà l’avvio al vero e proprio percorso del movimento artistico, con l’evento milanese del 1891. Eccone i protagonisti: Angelo Morbelli con “Un consiglio del nonno – Parlatorio del luogo Pio Trivulzio”, Emilio Longoni con “L’oratore dello sciopero”, Giuseppe Pellizza con “Il Mediatore” (prestato dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano) e Giovanni Segantini con “Vacca bagnata”, arrivato dal Museo Migros. Fondazione Im Grüene, Ruschlikon Zurigo. Senza tralasciare Vittore Grubicy de Dragon, non soltanto mercante d’arte e critico, ma – appunto – anche pittore.
L’affermarsi del Divisionismo
Su una parete di questa sala sono esposti i quadri “Il libro azzurro” di Giovanni Sottocornola e “Riflessioni di un affamato. Contrasti sociali” di Emilio Longoni. Mentre il secondo è un’aperta denuncia delle disparità economiche tra le classi, è meno evidente – almeno al visitatore contemporaneo – il valore sociale del primo che allude al problema dell’alfabetizzazione femminile.
Lo spiega la didascalia che, come molte altre, fornisce interessanti notizie e curiosità sulle opere. È il caso per esempio di “Pascolo alpino” di Carlo Fornara, prestato da un collezionista privato. Così recita la sua didascalia: “Il dipinto è, in realtà, la parte destra di una tela monumentale, “Pascolo d’ottobre”, sfregiata da un fanatico alla Biennale di Venezia del 1899″.
Pellizza da Volpedo

La sezione “Pellizza da Volpedo. Tecnica e simbolo” è una delle più intense del percorso. Protagonista della sala è senza dubbio la grande tela “Sul fienile”, dipinta tra il 1893 e il 1894. Sulla parete è riportata una citazione dello stesso artista in cui ne racconta la genesi: “Montai un giorno sul fienile chiamatovi da mio padre che aveva bisogno di aiuto per accomodarvi certo fieno falciato pochi giorni prima. Il fienile oscuro ed il paesaggio fortemente illuminato m’impressionarono: fu un attimo: io decisi di farne un quadro”. La scena in primo piano, fortemente in controluce, è appena rischiarata dal cero di un chierichetto.
Nel lato inferiore della cornice de “La processione” si noti la seconda “L” aggiunta per rimediare all’errore nella composizione del nome dell’artista… Ma soprattutto vale una pausa di riflessione l’olio su tela intitolato “Nubi di sera sul Curone”, prestato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria.
Il colore della neve

Permettetemi di confessare che quella intitolata “Il colore della neve” è la sezione che più mi ha emozionato. Il candore del soffice manto invernale che caratterizza tutti i quadri qui concentrati si sposa perfettamente con il blu carico dell’allestimento della sala. Le opere comunicano tutte un senso di pace e di atmosfera ovattata, anche se, a ben guardare, non viene taciuta la fatica: degli esseri umani come degli animali. Al centro della sala c’è l’opera icona della mostra: “Savognino sotto la neve” di Segantini, firmato e dedicato “All’intelligente in arte Luigi Dell’Acqua”, industriale tessile milanese al quale l’artista lo donò.
Ma lì accanto c’è un piccolo quadro di Matteo Olivero che è degno di condividere la parete con l’opera del più celebre collega. S’intitola “Sole invernale. Dopo la nevicata” e come tutti i dipinti della sezione è stato prestato da collezionisti privati.
Previati. Verso il sogno
Gaetano Previati è il più “sfortunato” degli artisti in mostra. Non soltanto per i tanti lutti che ne segnarono la vita, ma anche perché quella a lui dedicata è la sezione più “sacrificata” della mostra.

La tela con “La migrazione in Val Padana” (prestata dall’Enel) è esposta nel corridoio d’accesso alla sala, in cui trovano posto altre quattro opere. Sapore antico ha il trittico “Sacra famiglia” che richiama a un’osservazione concentrata, come fosse un’icona. Poi il visitatore passerà a confrontare il disegno a carboncino su cartone de “Le tre Marie ai piedi della Croce” con la versione in olio su tela, ritrovato e identificato solo nel 2003 dall’architetto Paolo Mira.
Previati avrà in qualche modo una compensazione alla fine del percorso espositivo. Per ragioni d’ingombro la sua monumentale “Maternità” (di oltre 4 metri in larghezza per quasi 1,8 metri in altezza) è infatti esposta al piano terra, vicino all’ingresso. Volendo, si può vedere anche solo questo capolavoro, ma il consiglio è di acquistare il biglietto per visitare l’intera esposizione. Una mostra “irripetibile”, come l’ha definita – giustamente – la curatrice Quinsac in occasione della presentazione alla stampa.
Segantini. Il gioco dei grigi
Questa sezione è dedicata all’opera grafica di Segantini. “Cavalli al galoppo” del 1888, per esempio, è stato realizzato in carboncino, polvere d’oro (!) e sanguigna su tela. Si noti la dedica “Alla gentilissima Signora Emma Grubicy” (moglie del mercante – artista), sopra la sigla dell’autore e la data.
Segantini disegnò “Vacca bianca all’abbeveratoio” con gessetti colorati, matita conté e carboncino su carta colorata incollata a cartone, mentre il disegno di presentazione de “La Natura” lo realizzò in gessetto bianco e matite dure su carta giallina.
Sopra l’opera incombono i versi del componimento “Per la morte di Giovanni Segantini” di Gabriele D’Annunzio: “Spenti sono gli occhi umili e degni ove s’accolse l’infinita / bellezza, partita è l’anima ove l’ombra e la luce la vita / e la morte furon come una sola / preghiera…”.
Gli sviluppi del Divisionismo
Chiude il percorso la sezione intitolata “Il nuovo secolo. L’evolversi del Divisionismo”. È la sala più ampia e le opere qui esposte godono di maggior respiro. Il pannello didattico rievoca l’ultima fase del movimento artistico, dopo la morte di Segantini (1899) e Pellizza (1907).
Tra i quadri più belli menziono almeno “Scoglio a Bordighera – Mareggiata” di Filiberto Minozzi, “Meditazione” di Angelo Morbelli e “Il figlio”, dipinto da Angelo Barabino tra il 1911 e il 1911. Racconta la didascalia: “Rifiutato alla Biennale di Brera del 1912, il dipinto fu esposto nella contestativa mostra dei Rifiutati al Cova di Milano”. È questa una delle cinque opere restaurate appositamente per la mostra.
A conclusione è il caso di segnalare la ricca rassegna di eventi a corredo della mostra. Porta il titolo di “Immagini. Parole e Musica” e si aprirà il 28 novembre alle 18.00 con la conferenza della curatrice Annie-Paule Quinsac “Divisionismo: Tecnica e simbolo” al Castello Visconteo Sforzesco. Per concludersi il 26 marzo con la conferenza di Simone Ferrari “Temi e generi nella pittura divisionista” (sempre al Castello alle 18.00).
Saul Stucchi
Didascalie:
- Carlo Fornara
Fontanalba, non datato (1904-1906)
olio su tela, 96×166 cm
siglato in basso a sinistra
Collezione privata - Giovanni Sottocornola
Fuori Porta, 1891
olio su tela, 135×220 cm
firmato e datato in basso a sinistra G. Sottocornola 1891
Collezione privata - Giuseppe Pellizza
Sul fienile, 1893-1894
olio su tela, 133×243,5 cm
firmato e datato sul piano d’appoggio del piatto in verticale
G. Pellizza Volpedo 1893
Collezione privata - Giovanni Segantini
Savognino sotto la neve, non datato (1890)
olio su tela, 35×50 cm
Firmato e dedicato “All’intelligente in arte Luigi Dell’Acqua”
Collezione privata - Gaetano Previati
Le tre Marie ai piedi della Croce, 1898
olio su tela, 90×56,1 cm
Collezione privata
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Divisionismo. La rivoluzione della luce
Informazioni sulla mostraDove
Castello Visconteo Sforzesco Piazza Martiri della Libertà 3, NovaraQuando
Dal 23 novembre 2019 al 5 aprile 2020Orari e prezzi
Orari: da martedì a domenica 10.00 – 19.00Aperture straordinarie: 8, 23, 26 e 30 dicembre, 1, 6 e 22 gennaio
Chiuso: 24, 25 e 31 dicembre
Biglietti: intero 10€ ridotto 8€