Venerdì 5 aprile 2019 al Teatro Alfredo Chiesa di Milano ho assistito alla prima dello spettacolo “Il caso Parravicini” di Marco Lindi che vi prende parte anche come interprete. Recentemente Lindi ha ricevuto il “Premio Miglior Regia” in occasione del secondo Festival Teatrale UILT Lombardia (Unione Italiana Libero Teatro) per lo spettacolo “Philippe Latroux, l’illusionista”.
Ne “Il caso Parravicini” il ruolo di protagonista lo condividono però Cristiano Di Vita nei panni del vice-capo di fresca promozione Petrucci e Luca Monticelli in quelli del suo diretto sottoposto, Rossi.

La scenografia ricrea il loro ufficio in Questura. Una parete a vetri, una cartina della metropoli e due scrivanie: quella più grande per il superiore e l’altra, decisamente più piccola, per il collega. Anche il “tu” e il “lei” che si scambiano i due personaggi ne sottolineano le rispettive posizioni nella gerarchia (per le dinamiche che s’instaurano tra i due mi tornavano alla mente Ennio Fantastichini e Ricky Tognazzi nella versione cinematografica di “Una storia semplice” di Leonardo Sciascia).
E poi c’è Daniela Moliterno che recita la parte della segretaria dell’azienda farmaceutica in cui lavora il dottor Parravicini, scomparso ormai da una settimana senza lasciare tracce. Metodico e abitudinario, non era certo il tipo da andarsene senza avvisare, né tantomeno da abbandonare il posto in cui ricopriva un ruolo di grande responsabilità. E allora che fine ha fatto?
Naturalmente non sveleremo lo sviluppo né tantomeno l’esito delle indagini dei due poliziotti, ciascuno interessato soprattutto al “proprio” caso. Sì perché, oltre alla misteriosa scomparsa di Parravicini, c’è da risolvere anche il caso della morte di un tale Giacomin, trovato senza vita nei sotterranei dell’ex manicomio di Mombello, alla periferia della città.

Il vice-capo Petrucci non sembra un’aquila e Rossi ha un bel da fare per instradarlo verso ricostruzioni più attendibili. Deve anche condurre gli interrogatori con la segretaria e con il sostituto di Parravicini, l’enigmatico dottor Curti interpretato da Lindi. Mentre Rossi fa il suo mestiere e indaga, Petrucci è più preoccupato dei farmaci che deve prendere a orari stabiliti. Tutte situazioni che generano equivoci, battute e gag divertenti.
Ma i toni da commedia e la cornice comica non obliterano lo sfondo drammatico che Lindi ha dato all’opera. In fin dei conti qui si parla di morte, o meglio di morti. L’autore ha scelto l’ironia per trattare un tema molto spinoso. Ironia che diventa cantilena rap alla Daniele Silvestri (ma con debiti anche nei confronti di Rino Gaetano (pensiamo a “Spendi spandi Effendi”) per denunciare le promesse miracolose delle molecole: “Ho scatolette in ogni dove… Con la tipa che mi dice che mi vuole bene…”.
Se è vero che siamo tutti vittime della pubblicità (non solo di quelle dei farmaci e degli altri prodotti per la salute commercializzati dalle aziende farmaceutiche), siamo al contempo tutti colpevoli di ignorarne gli effetti collaterali (tanto dei prodotti quanto della pubblicità stessa, sia chiaro).
Concludiamo rimandando ancora a Sciascia e in particolare al testo “La medicalizzazione della vita” pubblicato in “Cruciverba” (1983).
Post scriptum: le note che qui leggete, sono – a modo loro – l’effetto collaterale (molto collaterale, ma pur sempre effetto) dell’attività di una casa farmaceutica. Se positivo o negativo lo decida il lettore.
Saul Stucchi
Il caso Parravicini
Scritto, diretto e interpretato da Marco Lindi
con Cristiano Di Vita, Daniela Moliterno e Luca Monticelli
Scenografia Stefano Zullo
Luci Luca Dimunno
Audio Nicoletta Fraccon Orseoli
5 aprile 2019 ore 21.00
Teatro Alfredo Chiesa
via San Cristoforo 1
Milano