Piccola ma deliziosa la mostra “E Sciascia che ne dice?”. Peccato soltanto che chiuderà a breve. Rimane tempo, infatti, fino a venerdì 12 aprile per visitarla – con ingresso gratuito – alla Sala delle Conferenze della Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” al Castello Sforzesco di Milano. E, sia detto di passaggio, a Sciascia non sarebbero piaciuti i refusi “Civica Raccolte della Stampe” sul manifestino che accoglie i visitatori all’entrata… Amava le cose fatte bene Sciascia. Che fossero libri, stampe, incisioni, mostre o chiacchierate.

L’esposizione è stata organizzata dal Comune di Milano, dalla Raccolta “Bertarelli” e dall’Associazione Amici di Leonardo Sciascia, con la curatela di Giovanna Mori, Carlo Catturini e Ilaria Torelli. In un breve percorso ad anello squaderna disegni e incisioni, libri e riviste, foto d’epoca e pagine di diario. Tutto per raccontare, per quanto si possa, l’intenso rapporto che strinsero tra loro Mino Maccari e Leonardo Sciascia, di cui ricorre il trentennale della morte (Maccari aveva però una ventina d’anni in più dello scrittore siciliano).
Da par suo la Raccolta Bertarelli espone per l’occasione una selezione di sedici opere dell’artista toscano, acquistate negli anni Cinquanta dal Comune di Milano.
Voci fuori dal coro
Ma cosa univa questi due intellettuali fuori dal coro (che si possa essere intellettuali cantando nel coro, nessuno dei due poteva concepire, crediamo)? L’ironia – e l’autoironia – prima di tutto. La passione per l’arte. L’amore tormentoso per questo Paese incredibile, in tutti i sensi.

Ad accompagnare la mostra c’è la plaquette-catalogo intitolata «E Sciascia che ne dice?». Il catalogo è questo, edita per i tipi di Leo S. Olschki nella collana “Smara” con la curatela di Francesco Izzo dell’Associazione Amici di Sciascia. Alla sua personale collezione appartengono alcune opere, come l’acquaforte di Maccari del 1976. Spiega la didascalia: “L’incisione venne utilizzata per l’illustrazione di copertina del saggio di Robert Abirached, Casanova o La dissipazione, Palermo, Sellerio editore 1977, con introduzione di Leonardo Sciascia”.
Dall’Archivio Sciardelli di Milano sono arrivate altre gustose chicche, come l’acquarello su cartoncino “Leonardo Sciascia presenta Foma Fomič a Voltaire & Voltaire presenta Leonardo Sciascia a Fomia Fomič” (datato 17 gennaio 1978) o l’inchiostro su carta “Todo modo Sciascia lodo” di tre anni prima.
Il catalogo è questo
Il catalogo, riccamente illustrato, contiene i seguenti testi:
- Francesco Izzo, “E Sciascia che ne dice?”
- Leonardo Sciascia, Maccari alla “Tavolozza”
- Mino Maccari, CASO CHIUSO ovvero “L’Enigma delle Tazze di caffè”
- Luigi Cavallo, Leonardo Sciascia e Mino Maccari. Da narratore a narratore
- Marco Vallora, Sciascia e Maccari… Foglietti d’amicizia
- Giovanna Mori, “All’amico Sciascia, uomo libero, il libero amico, Mino Maccari”
- Fortunato Grosso, “Dimèttiti e sarò sua”
Prima d’immergermi nella lettura, ho estratto dalla mia biblioteca il catalogo della mostra luganese del 1992 Mino Maccari 1898-1989 “il genio dell’irriverenza” (edito da Pananti).
Nell’antologia critica, tra testi di autori quali Roberto Longhi ed Ennio Flaiano, Giuliano Briganti e Attilio Bertolucci, è compresa una recensione di Sciascia, tratta da “Galleria” del 1970. C’è tutto quello che mi piace degli scritti di Sciascia: il “contesto”, la “memoria”, Stendhal e i libertini. E Maccari, naturalmente.
Lo stesso testo viene ristampato nel catalogo di questa mostra.
Saul Stucchi
«E Sciascia che ne dice?»
Omaggio a Leonardo Sciascia e Mino Maccari, a 30 anni dalla morte
Dal 7 febbraio al 12 aprile 2019
Sala Conferenze della Raccolta delle Stampe “A. Bertarelli”
Castello Sforzesco
Milano
Orari: da lunedì a venerdì 9.00-15.00
Sabato e domenica chiuso
Ingresso libero
Informazioni:
Tel. 02.884 63660/67778
Didascalie:
Alcune opere di Maccari esposte in mostra
Mino Maccari
Todo modo Sciascia lodo
Inchiostro su carta. Archivio Sciardelli, Milano