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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Ho visto cose che voi umani: “Blade Runner” di Ridley Scott

18 Settembre 2018

Ho visto cose che voi umani: “Blade Runner” di Ridley Scott

Dopo quarantotto recensioni è venuto il tempo di parlare di un film di fantascienza: “Blade Runner” di Ridley Scott (1982).

La locandina del film "Blade Runner"“Ho visto cose che voi umani…” (dal monologo finale di Roy Batty) è la citazione d’obbligo di una frase che è diventata nel tempo un vero e proprio modo di dire [vedi nota in fondo alla recensione].

Lo stesso si può dire della pellicola di Scott, che è assurta a film di culto, e non solo per gli amanti della “SF” (Science Fiction). In realtà, a un esame più approfondito, “Blade Runner” si rivela anche un noir con venature dark e un’opera che pone molte domande di carattere filosofico-religiose su cosa significhi davvero essere “uomo”.

Un futuro da paura

La storia ci parla di un blade runner (un cacciatore di androidi) che viene richiamato in servizio per eliminare sei replicanti tornati illegalmente sulla Terra. Gli androidi (o replicanti) sono fisicamente simili a noi, dotati della stessa intelligenza, ma di maggiore forza; sono stati costruiti in modo tale da provare emozioni e rivivere ricordi di un passato che è stato innestato in loro. La differenza con l’uomo è nella lunghezza della vita: sono programmati per durare quattro anni.

Gli sceneggiatori (Hampton Fancher e David Webb Peoples) si sono liberamente ispirati al romanzo “Do Androids Dream of Electric Sheep?” (in italiano “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”) di Philip K. Dick. Sulla fedeltà rispetto all’opera originale, si è dibattuto a lungo.

Di certo, del testo di Dick, nel film resta la opprimente rappresentazione di un futuro distopico (la “distopia” è l’altra faccia dell’utopia: non la speranza di un futuro migliore, ma una visione negativa). La storia è ambientata nella Los Angeles del 2019 (ci siamo quasi): non compare mai il sole, la città è avvolta da una nebbia perenne e da una pioggia continua.

Gli uomini (almeno quelli che se lo sono potuti permettere) hanno lasciato il pianeta per altre colonie spaziali; coloro che sono rimasti, si muovono tra moderni grattacieli o palazzi più antichi, spesso fatiscenti, in mezzo a inquinamento e sovraffollamento. Non c’è traccia di vita animale o vegetale: aleggia un pessimismo visivo che ha spinto la critica a parlare di una delle prime opere cyberpunk (*).

"I nottambuli" di Edawrd HopperPer cercare di ricreare l’atmosfera “retro-futurista” del film, lo stesso Scott ha citato come fonti di ispirazione, la rivista francese di fumetti “Metal Hurlant” e un dipinto di Edward Hopper: “Nighthawks”.

Il perfezionismo di Scott

Le riprese del film durarono circa quattro mesi, quasi interamente in interni, negli studi di Burbank. Per ottenere l’effetto claustrofobico, spesso si girava di notte e sotto una pioggia artificiale.

Il perfezionismo di Scott fece nascere in diverse occasioni degli attriti con la produzione a causa dei ritardi accumulati. Problemi nacquero anche per il montaggio: a Hollywood si voleva una pellicola che non superasse le due ore e quindi furono tagliate molte scene. Questo spinse il regista a editare una nuova versione per i dieci anni dalla prima uscita (“Director’s Cut”) ed un’altra ancora, dopo 25 anni (“Final Cut”), ovviamente entrambe più lunghe.

Grande merito per il successo della pellicola va dato anche agli effetti speciali (Douglas Trumbull) e alla colonna sonora, opera di Vangelis.

Poche parole sul regista Ridley Scott. Nasce in Inghilterra nel 1937. Dopo aver lavorato per la BBC e avere realizzato centinaia di spot pubblicitari, debutta sul grande schermo con il film “I duellanti” (1977), molto acclamato dalla critica. Il grande successo di pubblico arriva con “Alien” e “Blade Runner”. Alterna quindi opere rimaste nella storia del cinema (tra le altre, “Thelma e Louise”, “Il gladiatore” o “Black Hawk Down”), a film mediocri o autentici flop.

In chiusura, vorrei velocemente parlare anche di “Blade Runner 2049” , il sequel uscito lo scorso anno, diretto da Denis Villeneuve. Per garantire la continuità con l’originale, c’è Ridley Scott come produttore, lo stesso sceneggiatore (Hampton Fancher, coadiuvato da Michael Green) e ancora il Rick Deckart originale (Harrison Ford).

La pellicola, però, è differente da quella del 1982, soprattutto per le immagini: alla oscura distopica città del primo, Villeneuve contrappone una visione meno cupa e con qualche speranza. Restano, naturalmente i grandi interrogativi filosofici sollevati da Dick e dal suo lavoro.

(*) Cyberpunk: è un genere narrativo, in cui temi legati alla realtà delle società postindustriali (cibernetica, telematica, clonazione, ecc…), vengono elaborati per farne una critica, proprio come si comporta il movimento punk.

Note e curiosità

Ritorno al monologo con cui ho iniziato. Nella sceneggiatura originale, quello che pronuncia Roy Batty non era previsto in questa forma. Sarà Rutger Hauer, nella sua autobiografia del 2007, a raccontare come – in accordo con il regista – lui avesse sintetizzato un ben più lungo monologo, improvvisando anche la penultima frase (“e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia…”).

Il film , come già detto, è un libero adattamento dal racconto di Philiph Kindred Dick (1928-1982). Quest’ultimo, a modesto parere di chi scrive, è uno dei grandi autori (non solo di fantascienza) del secolo scorso. Quando nasce il progetto del film, Dick si è appena risposato per la quinta volta, ma non attraversa un buon momento (non lo attraverserà mai).

Lo scrittore aveva seguito da vicino il lavoro di sceneggiatura, senza essere contento del risultato (mancavano a suo dire tutte le sottigliezze e i significati nascosti del libro), fino a che non entra in scena David Webb Peoples. Questa nuova versione gli piace di più, ma non fa in tempo a vedere il risultato finale, perché muore di infarto cardiaco pochi mesi prima dell’uscita del film.

Il titolo “Blade Runner” si rifà a quello di un film di William S. Burroughs, a sua volta un adattamento da un romanzo di Alan F. Nourse del 1974. Né il libro né il romanzo hanno a che vedere con la storia di Dick o quella di Scott: a quest’ultimo piaceva il titolo e così l’ha scelto per la sua opera.

Da “Blade Runner” di Ridley Scott sono stati ricavati due videogiochi di avventura e un fumetto Marvel (numero 22 della collana “Marvel Comics Super Special”) dello stesso anno del film, il 1982.
L S D

L’immagine è tratta da Wikipedia

Blade runner

  • Regia: Ridley Scott
  • Interpreti: Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Daryl Hannah, Brion James, Joanna Cassidy, Edward James Olmos
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