Qui su ALIBI Online ho parlato qualche giorno fa della mostra “Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia”, al Palazzo Reale di Milano fino al 24 giugno per la curatela di Bernard Aikema. Dicevo che mi è parsa tanto bella e intensa da meritare una seconda visita e così ho fatto, concentrandomi questa volta in particolare sulle incisioni e sulle xilografie. Non prima, però, di aver guardato con maggior attenzione le opere che nella visita precedente avevo un poco trascurato.
È il caso, per esempio, del bel Ritratto di Levinus Memminger dipinto da Michael Wolgemut, prestato dal Museo Thyssen Bornemisza di Madrid, dove – lo devo confessare – non l’avevo mai notato (tra gli obiettivi di una mostra c’è anche quello di presentare sotto nuova luce o dare più visibilità a opere che nelle collezioni permanenti rischiano di passare inosservate, “messe in ombra2 da quelle di artisti più celebri).
Anche la Pala Barbarigo di Giovanni Bellini, arrivata dalla chiesa di San Pietro Martire a Murano, merita una lunga sosta. A un esame ravvicinato si può notare che la mano sinistra di San Marco (in piedi alle spalle del doge inginocchiato) è quasi completamente rovinata.
Ci sono poi dipinti a cui non è possibile sfuggire perché che attirano come magneti. Lo sono l’Adorazione dei Magi e il Ritratto di Albrecht Dürer il vecchio, entrambi dagli Uffizi, per non parlare della piccola tavola del San Girolamo penitente (il capolavoro assoluto della mostra) per quanto riguarda Dürer, la Madonna col Bambino e quattro santi di Alvise Vivarini, Orfeo ed Euridice di Tiziano, Paesaggio con famiglia di satiri di Albrecht Altdorfer…
Una manciata di incisioni rappresentano le tappe di un pellegrinaggio artistico da affrontare in contemplazione mistica: dal Il cavaliere, la morte e il diavolo alla Madonna della scimmia, da Nemesi a San Girolamo nello studio, da Il sogno del dottore a Melencolia I.
Tra una e l’altra non sfugga il confronto tra figure femminili stanti. C’è la mitica progenitrice nell’incisione Adamo ed Eva di Dürer, quella in Eva e il serpente di Hans Baldung Grien e quella ne Il peccato originale di Lucas Cranach il Vecchio. Dello stesso artista c’è Venere e Cupido, di Jacopo de’ Barbari è esposta l’incisione La Vittoria e la Fama.
Un altro confronto istruttivo – tutto interno all’opera di Dürer – è quello tra Il bagno degli uomini, xilografia datata al 1496-97 circa e Il bagno delle donne, disegno a penna e inchiostro marrone scuro realizzato circa 10 anni dopo.
E poi arriva il momento di ammirare le serie di xilografie. Ecco l’Apocalisse del 1498, la prima delle quattro edizioni stampate entro il 1511. Già qui, nel verso dei fogli, c’è il testo – in latino o in tedesco – dell’ultimo libro del Nuovo Testamento. Spiega il pannello didattico:
Queste edizioni recano la preziosa informazione che attesta come il volume fosse stato “stampato a Norimberga dal pittore Albrecht Dürer” rendendolo, di fatto, il primo libro progettato, illustrato e pubblicato da un artista nel mondo occidentale.
L’Adorazione dell’Agnello va confrontata mentalmente con la scena dipinta nel polittico di Gand dai fratelli Jan e Hubert van Eyck, tra i punti di riferimento del padre di Dürer, insieme ad altri “primitivi fiamminghi”. L’Apocalisse si srotola in quindici xilografie, dal Martirio di San Giovanni a L’angelo con la chiave dell’abisso. L’immagine centrale rappresenta I quattro angeli vendicatori: è preceduta da Le sette trombe e seguita da San Giovanni divora il libro.
Fate attenzione a un particolare: anche nei momenti più drammatici, negli sconvolgimenti di portata cosmica, ci sono sempre imbarcazioni mercantili che navigano placidamente. Guardate per esempio La meretrice di Babilonia, San Michele uccide il drago, Le sette trombe…
In una teca è esposto un esemplare della Piccola Passione, composto da 36 xilografie realizzate tra il 1508 e il 1510. Dapprima circolanti come fogli sciolti, furono riuniti nel 1511 in un piccolo volume con l’immagine del Cristo Uomo dei Dolori sul frontespizio. Il testo latino sul verso e l’immagine sul recto del foglio hanno avuto ideazioni indipendenti tra loro. Pensata per un pubblico eterogeneo, la Piccola Passione ebbe grandissimo successo e una diffusione immediata.
Tra i vertici della mostra c’è la serie della Grande Passione. Attenzione! Sette scene vennero realizzate da Dürer tra il 1496 e il 1499, avendo come modello l’opera di Martin Schongauer. Una decina di anni dopo (nel 1510) l’artista di Norimberga aggiungerà altri quattro fogli, dedicati rispettivamente all’Ultima cena, alla Cattura di Cristo, a Cristo nel Limbo e alla Resurrezione e nel 1511 riunirà il tutto in un unico volume.
Soffermatevi a notare le differenze stilistiche tra i due gruppi, il primo realizzato da un Dürer ancora giovane, il secondo da un artista ormai maturo che aveva viaggiato nel nord Italia e si era fermato (e in qualche modo di nuovo “formato”) a Venezia.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Una sala della mostra
Foto di Paolo Poce - Albrecht Dürer
Ritratto di Albrecht Dürer il vecchio – 1490
Olio su tavola, cm 47,5 x 39,5
Galleria degli Uffizi
© Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi - Albrecht Dürer
La Melancolia (Melencolia I) – 1514
Incisione a bulino, cm 20 x 18,6
Londra, National Gallery
Courtesy Otto Schafer Stiftung der Stadt Schweinfurt - Una sala della mostra
Foto di Paolo Poce
Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia
Dal 21 febbraio al 24 giugno 2018
Orari:
- lunedì 14.30-19.30
- martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30
- giovedì e sabato 9.30-22.30
- il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
Biglietti: intero 12 €; ridotto 10 € (comprensivi di audioguida)
Palazzo Reale
Milano
Informazioni: