Ieri sera al nuovo Circolo dei Lettori di Milano ospitato a Casa Manzoni in via Morone è stato presentato il libro “Rimbaud e la vedova” di Edgardo Franzosini, edito da Skira nella collana StorieSkira diretta da Eileen Romano.
Insieme all’autore c’erano lo scrittore Hans Tuzzi e il poeta Valerio Magrelli. I tre hanno seguito percorsi diversi per parlare del libro.
L’intervento di Hans Tuzzi
Tuzzi ha rievocato la Milano post-asburgica con la trasformazione di interi quartieri e zone della città. L’attuale piazza Diaz, per esempio, era un quartiere di Milano e questo la dice lunga – ha chiosato Tuzzi – su quanto fosse ancora piccola la città.
Nel 1867 venne inaugurata la Galleria Vittorio Emanuele con il primo scandalo edilizio milanese che portò alle dimissioni del sindaco Antonio Beretta. All’epoca in cui Rimbaud passò da Milano erano ancora aperti i Navigli ed era in attività un mulino. La città era bella, stando al giudizio di Giovanni Verga che ne parlava per lettera all’amico Capuana.
Lo scrittore è poi passato a Bruxelles e al colpo di pistola più famoso della storia della letteratura, ovvero quello sparato da Verlaine a Rimbaud. I due finirono in carcere (l’edificio è ora un hotel a 5 stelle…), dove subirono un’umiliante visita corporale da parte delle guardie, ennesima prova della brutalità del potere giudiziario e poliziesco.
Se quella era la realtà, Rimbaud e Verlain abitavano l’universo della poesia. Tuzzi ha citato più volte un verso di Rimbaud: La réalité étant trop épineuse pour mon grand caractère, ovvero “La realtà essendo troppo spinosa per il mio carattere…”.
L’intervento di Valerio Magrelli
Valerio Magrelli ha invece proposto una veloce passeggiata tra le pagine del libro di Franzosini, sottolineando che la mancanza di documentazione ne è il punto di partenza (“Tutti i fatti sembrano sospetti”).
Dal disinteresse per la pittura (quando andava al Louvre invece di ammirare i quadri, Rimbaud guardava fuori dalle finestre. Peraltro una volta disse a Verlaine che era un peccato che il Louvre non fosse stato distrutto durante la Comune…), Magrelli è passato all’amore per il latino, passione che accomunava Rimbaud al nostro Pascoli.
Arthur era “topo di biblioteca dal comportamento irreprensibile” secondo Verlaine e se i ragazzi di oggi mentono sull’età per entrare nei pub (così gli ha spiegato sua figlia, ha confessato Magrelli), Rimbaud si aggiungeva qualche anno per poter accedere alla sala di lettura della British Library di Londra.
Altri luoghi a lui cari erano i pisciatoi, perché – come ricorda Jacques Rivière – la latrina “è il luogo dell’umana disfatta per eccellenza, il punto mediante il quale comunichiamo ininterrottamente con il vizio originale, con la putredine e la morte…”.
Rimbaud, a differenza dello stesso Magrelli, era un grande camminatore e adorava il sole, tanto da andare in giro sempre a capo scoperto. Ma rimase vittima dell’unica insolazione di cui abbiamo notizia non a Cipro, in Egitto o in Abissinia, bensì in Toscana, camminando tra Siena e Livorno!
La parola a Edgardo Franzosini
Ha chiuso l’incontro Edgardo Franzosini, autore di “Rimbaud e la vedova”. Lo scrittore ha ringraziato i colleghi per le belle parole che hanno rivolto al suo libro e riconosciuto il ruolo dei buoni lettori perché sono loro che comprendono il vero significato di un’opera, meglio dell’autore stesso.
Una volta un lettore gli ha detto che lui “lavora con esaltata diligenza” come il protagonista del suo romanzo Raymond Isidore e la sua cattedrale. Ha poi ricordato il sostegno avuto da Giuseppe Pontiggia che quando era in un momento di sconforto gli disse: “Non si scoraggi troppo. Un po’ sì, ma non troppo…”.
E come un segno, proprio Pontiggia gli è si è palesato durante le ricerche per“Rimbaud e la vedova”. Franzosini aveva individuato infatti un saggio in francese su Rimbaud e il latino, presente in una biblioteca milanese di difficile accesso. Quando finalmente ha potuto metterci le mani sopra ha scoperto dall’Ex Libris che il volume era appartenuto a Pontiggia!
Ha trovato un incoraggiamento anche nell’episodio del “fantasma” di Arthur apparso alla madre nella chiesa di Notre-Dame a Charleville una mattina di giugno del 1899, ovvero otto anni dopo la morte di Rimbaud. Vicino a lui apparve anche una “dama” che lo invitò a seguirla. Che fosse la vedova milanese? Non lo sapremo mai, ma voi leggetevi il libro. Io me lo sono già gustato.
Saul Stucchi
Nelle foto: Hans Tuzzi, Edgardo Franzosini e Valerio Magrelli (da sinistra)
- Edgardo Franzosini
Rimbaud e la vedova
Skira, 2018
96 pagine, 12,90 €