Skira ha recentemente ampliato la sua collana StorieSkira con il libro “Rimbaud e la vedova” di Edgardo Franzosini. Sono pagine gustosissime che vi invito a leggere, che siate o meno amanti del poeta francese. Innanzi tutto perché sono ben scritte e poi perché sono ricche di aneddoti, curiosità e citazioni.
Protagonista assoluto è ovviamente lui, Jean Nicolas Arthur Rimbaud, Rimbe per gli amici. Ma la sua figura non emerge nitida ed evidente, bensì piuttosto tratteggiata, abbozzata, circonfusa da un’aura di magnetica seduzione che ne confonde (fin quasi a cancellarli) i tratti reali.
Per quel che riguarda l’aspetto fisico, quasi tutti coloro che lo hanno conosciuto, insistono e concordano invece, in particolare, su due caratteristiche: le grandi mani, (…) e la bellezza degli occhi.
Occhi di un azzurro così chiaro da mettere a disagio chi li guardava, mentre
la bocca era rossa, carnosa, con una piega “di affettuoso candore”, secondo Delahaye, “amara” e da cui spirava “misticismo e sensualità – e quanto intensi” secondo Verlaine.
I giudizi sul carattere, invece, erano molto meno lusinghieri, né c’è da stupirsene, visto il comportamento scopertamente provocatorio dello scrittore che a 21 anni decise di rinunciare definitivamente alla letteratura, facendo peraltro coincidere (per alcuni) il suo “silenzio poetico” con quelli erotico ed etilico… Rimbaud era impertinente e vagabondo, dissacratore e polemico, scostante, sempre a corto di soldi e col vezzo di spedire lettere senza affrancarle.
Impegnandosi in un’indagine alla Sciascia (mi tornano in mente le paginette di “Stendhal e la Sicilia”, in particolare) Franzosini cerca di far luce sul misterioso soggiorno di Rimbaud a Milano nel 1875. Venne ospitato da una signora milanese? Chi era questa dama caritatevole? Quante settimane trascorse da lei? Come passava le giornate? Quella di Milano era la tappa intermedia di un viaggio che avrebbe dovuto portarlo a Brindisi (destinazione Grecia) o a Civitavecchia (per approdare poi in Spagna)?
A queste e ad altre domande tenta di rispondere l’autore, selezionando un florilegio di citazioni da scrittori, poeti e biografi a puntello delle varie ipotesi possibili. Pagina dopo pagina il lettore si accorge che il “Rimbaud ipotetico” è più ricco di quello reale. O, forse, che è esso stesso una sua (di Rimbaud) creazione poetica.
Gli aneddoti inanellati da Franzosini sono uno più gustoso dell’altro. Le briciole che sparge qua e là sono un invito ad approfondire i vari temi toccati, dalle donne di Rimbaud alla fine delle poche copie non rimaste invendute della prima edizione de Une saison en enfer (Una stagione all’inferno), dal corteggiamento della sorella Isabelle da parte di Paterne Berrichon (corteggiamento un poco morboso, ma alla fine efficace) alla sorte dei monumenti eretti in onore del suo figlio più celebre dalla patria Charleville, dall’incredibile scontro che contrappose Lettristi e Surrealisti fino alla ricerca degli otto chili d’oro che Rimbaud avrebbe portato via dall’Abissinia per nascondere sottoterra nella sua fattoria di Roche.
Un consiglio: non saltate assolutamente le note! Anche qui ci sono perle preziose, come i riferimenti a Patti Smith con in mano la rivoltella con cui Verlaine sparò “i due colpi di pistola più celebri di tutta la storia della letteratura francese” e ad Allen Ginsberg che una volta ebbe davanti agli occhi il fantasma dell’homme aux semelles de vent (“l’uomo dalle suole di vento”, celebre definizione di Verlaine).
Saul Stucchi
- Edgardo Franzosini
Rimbaud e la vedova
Skira, 2018
96 pagine, 12,90 €