
Il 3 marzo Bruno Bozzetto compie 80 anni. Al maestro ALIBI Online dedica la recensione del suo film di animazione “West and soda” (1965), ricco di fantasia, humour e intelligenza.
Primo anche se terzo
Siamo nel campo dell’animazione e “West and soda” potrebbe essere considerato il primo film italiano di questo genere. In realtà, c’erano stati nel 1949 due lungometraggi: “I fratelli Dinamite” di Antonio e Nino Pagot e “La rosa di Bagdad” di Anton Gino Domeneghini: nessuno dei due, però, è poi diventato un cult come è successo con il lavoro di Bozzetto.
Quando si accinge all’opera, Bruno Bozzetto, nato a Milano nel 1938, ha all’incirca 26 anni e i suoi compagni d’avventura più o meno la stessa età. Fino a quel momento si era dedicato a corti, spesso con protagonista il “Signor Rossi”, simbolo del cittadino medio alle prese con le magagne dell’Italia di allora.
Accade che, una sera, un amico (Attilio Giovannini) lo inviti a girare un lungometraggio. Bozzetto è piuttosto titubante, ma poi raccoglie la sfida. Non sa però quale argomento trattare. In quegli anni, solo Walt Disney in America ha intrapreso la strada dell’animazione, e le sue opere sono quasi sempre delle favole a cartoni animati. L’idea vincente è quella di un western: dentro ci sono il buono, il cattivo, l’evoluzione della storia (cfr. Propp*) fino al lieto fine, esattamente come nelle fiabe.
Chiama intorno a sé un gruppo di collaboratori, giovanissimi, che avrebbero poi fatto la storia dell’animazione in Italia. Tutti sono animati (scusate il gioco di parole) da un entusiasmo contagioso. Ho ascoltato (negli extra del DVD) le parole del regista e dei suoi compagni: ognuno di loro ha stessa voglia di raggiungere un risultato straordinario.
Tra i tanti che contribuiscono a fare di quest’opera un piccolo capolavoro, vanno almeno ricordati Guido Manuli, disegnatore ed esperto di animazione, Giovanni Mulazzani, scenografo, Giampiero Boneschi, autore delle musiche e lo stesso Giovannini, che collabora alla regia.
Una menzione a parte meritano Luciano Marzetti e Roberto Scarpa, che sono i responsabili della fotografia e degli effetti speciali. A parte, perché (siamo nei primi anni sessanta) gli effetti speciali sono ottenuti con mezzi che oggi non userebbero neanche i bambini delle elementari; e spesso si procede con prove: se il risultato non è soddisfacente, si cambia ‘trucco’ e si prova di nuovo.
La produzione di Bozzetto
[codice-adsense-float]In chiusura, qualche notazione riguardo Bozzetto. La sua produzione, dopo “West and soda” è notevole. Due altri capolavori nel campo dell’animazione: “Vip mio fratello superuomo” e “Allegro ma non troppo” (la risposta italiana a “Fantasia” di Disney); e, oltre le tante pubblicità o cortometraggi, ricordo i circa 100 filmati di divulgazione scientifica inseriti in “Quark”, il programma di Piero Angela.
Nel 2007 l’università di Bergamo gli ha conferito la laurea honoris causa in “Teorie, Tecniche e Gestione della Arti e dello Spettacolo” e, l’anno successivo, ha ricevuto il premio “De Sica” alla carriera.
* Vladimir Propp è stato un linguista e antropologo russo che ha analizzato lo schema della fiaba. Nella sua opera principale (“Morfologia della fiaba”), propone uno schema che segue 31 funzioni tipiche, nelle quali non è tanto importante chi sia il protagonista (l’eroe), quanto le azioni che egli nella storia si trova a compiere.
Note
Per quanto riguarda “La rosa di Bagdad”, è sorta una vera e propria leggenda. La lavorazione del lungometraggio dura per ben sette anni (c’è di mezzo anche la guerra) e, quando arriva nelle sale, ottiene degli incassi modesti, vanificando così le ambizioni del regime fascista (produrre un film di animazione italiano, in concorrenza con gli USA di Walt Disney) e anche quelle della città di Milano, che non potendo competere con i teatri di posa di Cinecittà, si era avventurata in questo campo.
Come curiosità, posso aggiungere che nel 1998 il film viene scelto dal comune di Milano come pellicola da restaurare, secondo l’iniziativa lanciata dall’allora ministro della Cultura Walter Veltroni. Più semplice la storia de “I fratelli Dinamite”, che, essendo stata iscritta alla Siae nel 1947, (“La rosa di Bagdad” lo sarà soltanto nel 1949) risulta essere a tutti gli effetti il primo lungometraggio d’animazione italiano.
Il più stretto collaboratore di Bruno Bozzetto in questo – ma anche in altri lavori del maestro – è Guido Manuli. Manuli, anche se non tutti ne sono a conoscenza, è stato il creatore di sigle televisive e di personaggi per la televisione e la pubblicità, diventati molto famosi. Basti ricordare “Donna Rosa”, “Cavallino Michele”, “Jonny Bassotto” o il pappagallo di Portobello.
Naturalmente realizza anche numerosi cortometraggi premiati in festival internazionali. Ha al suo attivo anche un David di Donatello, per la migliore sceneggiatura (insieme con Maurizio Nichetti) per il film “Volere volare”.
La scena del duello finale in “West and soda”, ricalca quella di “Mezzogiorno di fuoco” ed è anche una sorta di parodia di tante analoghe sequenze negli spaghetti western.
L S D
Le immagini sono prese dal sito di Bruno Bozzetto: www.bozzetto.com