Al Teatro Litta – Manifatture Teatrali Milanesi sarà in cartellone fino al 28 gennaio lo spettacolo “Salomè” di Oscar Wilde/Giovanni Testori, una produzione Teatro degli Incamminati/I Demoni per la regia di Alberto Oliva.
Il teatro permette l’accostamento di due autori così diversi tra loro, Wilde e Testori, accomunati dall’interesse per il tema del sacro che “si sporca” con il sangue della vita e per le figure di Salomè, Erodiade e San Giovanni Battista. Ma Oliva compie una scelta audace: fa scomparire il Precursore. Farlo tacere è impossibile, la sua figura è anzi essenzialmente parola, che annuncia e accusa.
E a chi affidare il compito di impersonare la sua parola se non alla voce di Franco Branciaroli? Far risuonare la voce di un assente è un espediente per moltiplicarne la presenza, come ben sapeva Demostene che infatti rimproverava i concittadini ateniesi per consentire la lettura a voce alta nell’assemblea delle lettere del macedone Filippo.
Qui Giovanni è relegato in fondo al pozzo di cui si vede solo la grata al centro della gradinata a emiciclo che rappresenta tutta la scenografia (le scene sono di Alessandro Chiti). Ma la sua voce risuona potente per denunciare gli scandali della corte di Erode. Il tetrarca è interpretato da Mino Manni (bravo come sempre), Valentina Violo è Salomè, Giovanna Rossi sua madre Erodiade e Francesco Meola fa il capo delle guardie.
Personalmente ho molto apprezzato l’atmosfera creata dalle note orientali (suonate da un oud?) e il disegno delle luci a cura di Luca Lombardi, mentre non mi hanno convinto del tutto i costumi di Lella Diaz (realizzati da Atelier Brancato). Da buon frequentatore di teatri chiederei una moratoria di almeno un paio di anni per i cappotti in pelle et similia. Ha invece più senso e fascino la veste di Salomè che appare in scena completamente coperta di bianco, con tanto di velo, salvo poi svestirsene quando infine cederà alla pressante richiesta del patrigno: “Salomè, danza per me!”.
Oliva presenta una scena che si articola su tre piani: mentre Giovanni è relegato nel carcere sotterraneo, gli altri personaggi agiscono sulla terra ma sempre con la mente rivolta in basso o in alto, dove campeggia la luna, la cui centralità avevo già notato nella “Salomè” di Luca Ligato andata in scena al Teatro Tertulliano di Milano lo scorso novembre. I tentativi di comunicazione tra i tre piani sono però sempre fallimentari.
Se è vero che “Salomè è il gioco dei potenti”, per citare dalle note di regia, è forse altrettanto vero che la pièce è un concentrato di volontà frustrate. Fallisce Erodiade nel tentativo di impedire alla figlia di ballare per il re.
Erode da parte sua ottiene quello che tanto ardentemente desidera per poi pentirsene e quello della stessa Salomè è più un capriccio che un desiderio. Il suo esaudimento frustrerà il reale desiderio di amare Giovanni, stregata dai suoi colori: il bianco del corpo virginale, il nero dei capelli e il rosso della lingua.
A ben guardare anche la volontà di Giovanni / Iokanaan s’infrange contro la realtà che non riesce a modificare: davvero vox clamantis in deserto.
Saul Stucchi
Foto di Gianni Foraboschi
Dal 18 al 28 gennaio 2018
Salomè
- di Oscar Wilde/Giovanni Testori
- regia di Alberto Oliva
- con Mino Manni, Francesco Meola, Giovanna Rossi e Valentina Violo
- voce fuori campo Franco Branciaroli
- scene Alessandro Chiti
- costumi Lella Diaz, realizzati da Atelier Brancato
- luci Luca Lombardi
- sound design Gabriele Cosmi
- assistente alla regia Valentina Sichetti
- produzione Teatro degli Incamminati/I Demoni
Orari: da martedì a sabato 20:30, domenica 16:30
Durata: 1 ora e 20 minuti
Biglietti: intero 24 €; ridotti da 10 a 16 €
Teatro Litta
Corso Magenta 24
Milano