Fino al 21 dicembre il Teatro Franco Parenti di Milano propone nella Sala Treno Blu lo spettacolo “Lady Macbeth – Scena da un matrimonio”, un progetto di Michele De Vita Conti e Gian Manuel Rau, scritto e diretto dallo stesso De Vita Conti.
In scena c’è Maria Alberta Navello, con una veste bianca e un berretto nero. Attorno a lei un cerchio di sale. L’incipit è scespiriano, dalla settima scena del primo atto: “E che bestia era allora quella che ti spinse a rendermi partecipe di questo tuo piano?”. Ma quello che segue sorprende lo spettatore, accompagnandolo in un’immersione negli abissi.
“Mio marito è un barracuda e come tutti i barracuda è insoddisfatto” spiega Lady Macbeth. Sembra una metafora e invece è l’inizio di una lezione di zoologia marina (quante cose s’imparano a teatro! E anche questo fa parte del suo fascino). Pericoloso, il barracuda, certo. Ma niente di paragonabile al re degli oceani. Ogni barracuda, infatti, sogna di essere uno squalo bianco, il maschio per eccellenza, dagli appetiti inappagabili.
E qui comincia a delinearsi la china che prenderà il monologo. È un atto d’accusa al marito, al complice dell’efferato regicidio. A muoverla però non è il rimorso: tutt’altro! Quello che imputa a Macbeth è la codardia, la mediocrità nell’ambizione e tanto più nella realizzazione dell’atto a lungo premeditato. “Vacillante determinazione” è l’ossimoro con cui la Lady trafigge il marito, lo spillo con cui lo assicura alla sua collezione.
Lei invece è una mixinide (myxinidae), ovvero un vertebrato che somiglia all’anguilla, la cui particolarità più curiosa (e inquietante) è l’assenza del cervello. Praticamente senza scheletro, questo animale sarebbe in teoria la preda perfetta, ma la natura è come il teatro (e viceversa): ama le sfide ed è ricca di sorprese.
Allo spettatore maschio medio viene in realtà da pensare che tanta evoluzione (che a prima vista sembrerebbe involuzione) della specie è forse un inutile dispendio di energie: la femmina vince sempre, comunque. Lo sanno tutti i mariti. Battute a parte, fa pensare che un testo così “femminista” sia scritto da un uomo.
L’impossibilità di un vero dialogo alla pari, di una sincera e schietta comunicazione tra i sessi è l’impulso che corre lungo i gangli del monologo. Se è vero che uomo e donna fanno fatica a stare nella stessa frase, figurarsi come possono stare sotto lo stesso tetto e lo stesso letto!
Sulle note di “Because the Night” (una canzone scritta da un uomo, Bruce Springsteen, ma resa celebre da una donna, Patti Smith) Maria Alberta Navello è una Lady Macbeth che molto deve a Medea (nelle sue varie sfumature, da Euripide in poi) tra depressione e tradimento (è un tradimento in qualche modo il non essere all’altezza delle aspettative), agile a muoversi tanto negli abissi marini in cui nuota l’invertebrato quanto a suo agio nello scheletro del “Macbeth” di Shakespeare.
E quando, con grande pathos, recita i frammenti della celebre tirata “Le mie mani hanno lo stesso colore delle tue, ma mi vergognerei a indossare un cuore così bianco!” viene da pensare all’osservazione di Cassio nel “Giulio Cesare”: quante volte questa scena sarà ripetuta in nazioni ancora da nascere e in lingue sconosciute! Con o senza cervello.
Saul Stucchi
Dal 12 al 21 dicembre 2017
Lady Macbeth – Scene da un matrimonio
- un progetto di Michele De Vita Conti e Gian Manuel Rau
- scritto e diretto da Michele De Vita Conti
- con Maria Alberta Navello
- scene Lucia Menegazzo
- costumi Brigida Sacerdoti
- luci Mauro Panizza
Orari:
- martedì 20.45
- mercoledì e sabato 21.15
- giovedì 19.15
- venerdì 20.30
- domenica 18.00
- lunedì riposo
Durata: 50 minuti
Biglietti: intero 15 €, ridotto 12,50 € + diritti di prevendita
Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14
Milano