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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “La congiura dei boiardi” di Sergej Ėjzenštejn

11 Agosto 2017

“La congiura dei boiardi” di Sergej Ėjzenštejn

Il solo nome di Sergej Ėjzenštejn, presso la gente comune (in Italia almeno) evoca il giudizio lapidario di Fantozzi riguardo a “La corazzata Potëmkin”. E invece, anche se non si può affrontare il grande regista russo come se si assistesse a un qualsiasi blockbuster americano, con un po’ di attenzione e di impegno, chiunque potrebbe restare affascinato dalla storia e da come viene raccontata.
Una scena del film "La congiura dei boiardi" (fotogramma preso da Wikipedia)“La congiura dei boiardi” (1946) è il secondo capitolo di una trilogia che avrebbe dovuto celebrare l’ascesa al potere di Ivan IV detto “il Terribile”, fondatore – siamo pochi decenni dopo l’inizio del 1500 – di quella che sarà la “grande Russia” dei secoli successivi.

Ivan e Stalin

[codice-adsense-float]Ėjzenštejn gira mentre divampa la seconda guerra mondiale e la trilogia può anche essere intesa come un’esaltazione dello spirito nazionale in un momento di particolare difficoltà. A questo va aggiunto che al potere c’è Stalin, il quale vede nella figura di Ivan, osannato dal popolo, una qualche somiglianza con il suo ruolo di capo dell’URSS.

Però, l’Ivan de “La congiura dei boiardi” è tratteggiato come un personaggio di una tragedia shakespeariana.

Rispetto al primo capitolo, si racconta meno delle imprese del sovrano e ci si concentra di più sull’aspetto umano: Ivan si sente solo e deve guardarsi da tutti, in special modo dai boiardi (i potenti dello stato, quelli di nobile nascita, i ricchi latifondisti, gli alti burocrati), che alla fine, riuscirà a sconfiggere.

Ma non arriverà al risultato finale con determinazione e sicurezza, bensì, “amleticamente”, dopo tormenti e incertezze: in poche parole, avverte su di sé tutta la schiacciante responsabilità che il potere impone.

Le scelte di Ėjzenštejn

Per raccontare questo capitolo Ėjzenštejn ricorre a un attore di indubbio fascino (Nikolaj Čerkasov); porta al massimo livello l’aspetto figurativo, con inquadrature ricche di riferimenti pittorici; cura in particolar modo la fotografia (Eduard Tisse per gli esterni e Andrej Moskvin per gli interni) e – apporto fondamentale – si avvale della suggestiva musica composta da Sergej Prokof’ev.

C’è poi da aggiungere che, per la prima volta, il regista russo si fa attrarre dall’uso del colore: in due momenti del film si passa dal bianco e nero a colori specificatamente espressionisti.

Qualche notizia su Ėjzenštejn, nato a Riga nel 1898 e morto a Mosca nel 1948. La sua famiglia era di condizione agiata. Dopo essersi iscritto alla facoltà di Ingegneria, si accorse di essere più portato verso altre discipline (il disegno, la psicologia, la storia dell’arte).

Fondamentale per le sue scelte future, fu assistere a un lavoro teatrale con la regia di Vsevolod Ėmil’evič Mejerchol’d, nel 1917. La visione di quello spettacolo lo convinse a dedicarsi al cinema e lo stesso Mejerchol’d collaborò con lui in diverse occasioni.
Oltre a essere ricordato come uno dei massimi esponenti della settima arte, Ėjzenštejn è stato anche un celebre teorico di cinema (famosi i suoi studi sul “montaggio”).

Curiosità e note:

De “La congiura de boiardi”, Ėjzenštejn è stato produttore, regista, autore del soggetto, sceneggiatore, scenografo e, ovviamente, montatore.

Come dicevo in precedenza, questo film è il secondo di una trilogia. La trilogia è però rimasta sulla carta, perché la prematura morte del regista ha fatto sì che della terza parte (prevista a colori) non restassero che degli spezzoni, alcuni dei quali spesso incappati nella censura staliniana e quindi eliminati.

“La congiura dei Boiardi” era pronto nel 1946, ma fu bloccato dal governo sovietico (leggi: Stalin) e dovette attendere il 1958 per poter essere proiettato nelle sale.
L S D

  • L’immagine è presa Wikipedia
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