Ultimi giorni per visitare la mostra “Jheronimus Bosch e Venezia” al Palazzo Ducale di Venezia. Chiuderà i battenti, infatti, il prossimo 4 giugno. Consigliamo caldamente i lettori di ALIBI Online di non perdere quest’occasione per ammirare le uniche opere di Bosch conservate in Italia contestualizzate in un percorso che ne illustra genesi e sviluppi.
Il percorso espositivo
L’esposizione è piuttosto concentrata, anche se ricca di spunti e suggestioni. Il percorso si articola in questo modo:
- Sale 1-2: Le opere di Jheronimus Bosch a Venezia
- Sala 3: Il cardinale Domenico Grimani
- Sala 4: La collezione Grimani di scultura antica
- Sala 5: Sogni e mostri nell’immaginario rinascimentale
- Sala 6: Seguaci e contemporanei di Bosch a Venezia
- Sala 7: L’apoteosi di Bosch nel Seicento
[codice-adsense-float]A ricevere i visitatori c’è il curatore Bernard Aikema. Non in persona, naturalmente! La sua è una presenza, diciamo, virtuale: appare infatti in un video di presentazione, in piedi a figura intera. Novello Virgilio introduce all’esposizione, soffermandosi sui temi principali. Nel suo interessante racconto ripete varie volte il termine “mostriciattoli”. E in effetti Bosch è universalmente noto come pittore di mostri, più o meno piccoli e inquietanti.
Per consentire un corretto orientamento sono esposte anche una carta dell’Europa e una sintetica cronologia che abbraccia il periodo che va dal 1450 circa (anno della nascita del pittore) fino al 1523, anno della morte di Domenico Grimani, di 7 anni successiva a quella di Bosch (morto nello stesso anno di Giovanni Bellini).
Grimani e Bosch
In effetti Grimani è il deuteragonista della mostra, condividendo con Bosch il ruolo di primo piano, anche se inevitabilmente è l’artista il più ammirato e conosciuto dei due. La sua potenza espressiva si mostra in due capolavori come il Trittico dei Santi Eremiti e il Trittico di Santa Liberata o Santa Wilgefortis. Soffermatevi sulla scena della crocifissione di quest’ultima. No, non vi state ingannando: la santa porta una leggera peluria sulle guance che le merita il soprannome di “santa barbuta”.
Quello che invece non potreste vedere nemmeno se aguzzaste la vista, ma che rivelano le indagini radiografiche è che i santi Girolamo ed Egidio erano più grandi nella prima stesura dell’opera, coperta dalla versione finale.
In quattro piccole teche sono esposti altrettanti bronzetti di mostri, tra cui un’opera di Andrea Briosco detto il Riccio. Le statuine sono lì a raccontare il gusto per il grottesco che gli umanisti mettevano in mostra nei loro studioli.
Le opere vanno gustate una per una, con calma: le quattro tavolette realizzate “alla prima”, ovvero senza disegno preparatorio; gli occhietti dell’orso nel pannello con Sant’Antonio; il movimento a zig zag che movimenta la scena del Paradiso; “La strega” di Albrecht Dürer; la testimonianza di Marcantonio Michiel, datata 1521; il busto marmoreo del cosiddetto “Vitellio Grimani”; il paesaggio con San Gerolamo di Patinir e bottega, in cui il leone del santo si è preso una pausa per andare ad assalire le bestie da soma di alcuni mercanti. Una scenetta deliziosa!
Saul Stucchi
Didascalia:
- Jheronimus Bosch
Trittico dei santi Eremiti
© Archivio fotografico Gallerie dell’Accademia, “su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Museo Nazionale Gallerie dell’Accademia di Venezia”
Palazzo Ducale
Venezia
Fino al 4 giugno 2017
Orari: tutti i giorni 8:30 – 19:00
Biglietti: intero 12 €, ridotto 10 €